Giulia Cecchettin, il corpo abbandonato nel dirupo da una settimana: la ricostruzione grazie ai movimenti dell'auto di Filippo Turetta

Il 22enne avrebbe portato il corpo in braccio giù lungo il dirupo per poi depositarlo sotto una grande roccia

Giulia Cecchettin, il corpo abbandonato nel dirupo da una settimana: la ricostruzione grazie ai movimenti dell'auto di Filippo Turetta
Giulia Cecchettin, il corpo abbandonato nel dirupo da una settimana: la ricostruzione grazie ai movimenti dell'auto di Filippo Turetta
Domenica 19 Novembre 2023, 12:47 - Ultimo agg. 13:04
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Continuano ad arrivare aggiornamenti sull'omicidio di Giulia Cecchettin. Secondo le indagini dei carabinieri di Pordenone, il corpo della 22enne sarebbe stato abbandonato lungo la strada della Val Caltea esattamente una settimana fa: erano da poco passate le 3 di domenica mattina 12 novembre. Da quel momento in poi, quindi, Filippo Turetta sarebbe scappato da solo in auto. Contariamente alle prime ipotesi, però, il ragazzo non avrebbe lanciato o lasciato cadere il corpo di Giulia dalla strada nella zona di montagna di Piancavallo, ma lo avrebbe portato in braccio giù lungo il dirupo per poi depositarlo sotto una grande roccia. Infine, lo avrebbe coperto con alcuni sacchi neri che sono stati trovati nei pressi. 

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La ricostruzione

Come emerso dalle indagini dei carabinieri di Pordenone, il corpo di Giulia Cecchettin sarebbe stato abbandonato da Filippo Turetta lungo la tortuosa strada della Val Caltea poco dopo le 3 di domenica 12 novembre. Il ragazzo, però, non avrebbe lasciato cadere il corpo di Giulia dalla strada nella zona di montagna di Piancavallo (come inizialmente si pensava), ma lo avrebbe portato in braccio giù lungo il dirupo, per poi depositarlo sotto una grande roccia. Infine, lo avrebbe coperto con alcuni sacchi neri che sono stati trovati nei pressi. Grazie all'analisi dei movimenti dell'auto di Filippo Turetta, gli inquirenti sono poi riusciti a ricostruire e mettere in ordine gli eventi, dal momento in cui l'automobile è entrata in Friuli Venezia Giulia dalla provincia di Treviso. La prima registrazione delle telecamere risale alle 2.02 a Sacile: la Fiat Grande Punto nera viene immortalata dalle telecamere comunali.

Sono trascorse circa due ore e mezza dall'aggressione certificata dalla video-sorveglianza dello stabilimento Dior a Fossò. Il tragitto dell'utilitaria è poco lineare: gira per la città per qualche minuto e poi imbocca la strada per Caneva, dove transita alle 2.18. Anche in questo caso non sembra esserci una direzione chiara: sale verso il castello, ma poi ritorna in centro, ripassa per la piazza e svolta per la ex provinciale 29, direzione Polcenigo, i cui lettori targhe la inquadrano alle 2.27.

 

Per quattro giorni gli investigatori dispongono soltanto di questi dati: il passaggio successivo, circa due ore dopo, è di nuovo in territorio veneto. La Punto passa per le gallerie della famigerata diga del Vajont verso le 5, in comune di Longarone (Belluno), dopo aver oltrepassato Erto e Casso. Quel «buco» di due ore insospettisce gli inquirenti: l'elicottero dei Vigili del fuoco sorvola tutta la Valcellina, senza esito. Il territorio è vastissimo, difficile circoscrivere le ricerche. La svolta arriva nella tarda mattinata di giovedì: le telecamere del Piancavallo riprendono a funzionare dopo una sospensione temporanea per manutenzione. Il software aveva tuttavia continuato a immagazzinare i dati e alla ripartenza genera l'alert relativo alla macchina ricercata in Italia e in Austria: l'utilitaria è arrivata ai 1.300 metri di quota della stazione turistica alle 3. È l'elemento che mancava: le riprese non inquadrano più la vettura che torna ad Aviano e, dunque, l'unica alternativa è l'impervia stradina della Val Caltea. Qui, si stima una decina di minuti dopo, Filippo getta il corpo di Giulia nella scarpata. Un'operazione che ha potuto portare a termine senza il rischio di essere scoperto: a tre giorni dalla chiusura stagionale dell'arteria, non passa già più nessuno. Il giovane probabilmente si ferma in zona per un po', per questo gli investigatori proseguono anche oggi nella ricerca di reperti. Con i droni battono di nuovo la strada per capire se si sia disfatto di altri oggetti, tra cui l'arma del delitto, il coltello con cui ha massacrato l'ex fidanzata. All'appello mancano anche telefoni.

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