Incendi, Titti Postiglione, Protezione civile: «Attivarsi al minimo segnale di pericolo,
attenti soprattutto a sterpaglie e rifiuti»

Martedì 10 Agosto 2021 di Cristiana Mangani
Incendi, Titti Postiglione, Protezione civile: «Attivarsi al minimo segnale di pericolo, attenti soprattutto a sterpaglie e rifiuti»

Il richiamo è alla massima attenzione. Brucia l’Italia del Sud e delle isole, e i prossimi giorni saranno caratterizzati da temperature che supereranno di parecchio i 40 gradi. Si susseguono gli inviti a istituzioni e cittadinanza affinché ci sia la massima vigilanza e il presidio del territorio, proprio per i grandi rischi che si possono correre se dovesse scoppiare un incendio. Titti Postiglione, vice capo del Dipartimento della Protezione civile, sottolinea che «le condizioni a contorno sono particolarmente sfavorevoli. È in arrivo un’ondata di calore molto consistente con un’area anticiclonica partita dalle coste della Libia». A questo si aggiunge che l’alta pressione si contrappone a una struttura depressionaria che invece ha raggiunto il paese dalla parte euroatlantica. E lo scontro di correnti, spesso non promette niente di buono.

Incendi, Protezione civile: «Più consapevolezza dei rischi»


Dottoressa Postiglione, come nasce un incendio?
«L’estate è sicuramente un momento dell’anno che registra la maggiore virulenza del fenomeno, e sappiamo bene che si tratta soprattutto di un evento legato alla mano dell’uomo, sia nel caso che sia doloso che in quello colposo. I casi di autocombustione sono rarissimi o assenti. Tutto questo, poi, deve fare i conti con le temperature elevate, i venti forti, e una necromassa che può effettivamente bruciare».


Come difendersi?
«La prima cosa che possiamo chiedere ai nostri concittadini e a noi stessi, è di avere consapevolezza dei luoghi in cui si sta. Una cosa è essere in città, un’altra in un bosco o sulla spiaggia dove alle spalle c’è una bellissima macchia mediterranea. Vuol dire tenere l’attenzione alta e dimostrarsi immediatamente attivi quando sorge un pericolo».


Concretamente in che modo?
«Non parliamo solo del caso di chi inconsapevolmente genera un incendio. Sono diverse le situazioni, di fronte a fiamme o fumo bisogna mettersi in sicurezza, evitare di esporsi al pericolo. Vuol dire tante cose: una via di fuga sicura, un corso d’acqua da seguire, una strada, evitare di mettersi sottovento. E, poi, vuol dire anche attivarsi per segnalare l’incendio. Non si può pensare che saranno altri ad accorgersene. Ci vuole sempre qualcuno che segnali attraverso i numeri predisposti, il 115 dei Vigili del fuoco e il 112, centrale unica degli interventi».


Fin qui la prevenzione. Quali, invece, le precauzioni da seguire per evitare che l’incendio scoppi?
«Bisogna mantenere elevata l’attenzione, basta un mozzicone o un fiammifero ancora accesi, un fuoco nel bosco, o anche l’auto con la marmitta ancora calda parcheggiata sulle sterpaglie. E poi, altro tema che sembra scollegato ma non lo è, bisogna sapere che se abbandoniamo i rifiuti in aree verdi sono una straordinaria miccia per gli incendi».


L’Italia è da sempre martoriata dai roghi, quest’anno la situazione è più grave?
«Il fenomeno degli incendi non è nuovo. Se andiamo indietro nel tempo vediamo che prima di questa annata che, ahimé si dimostra abbastanza impegnativa, altre sono state così complesse: nel 2012, nel 2017, è ciclico. Certo, quest’anno dal 15 giugno a oggi le richieste di intervento, con concorso aereo sono state 823, l’anno scorso nello stesso periodo ne avevamo avute 339. E non c’è dubbio che i cambiamenti climatici su scala globale influenzino la situazione. Due regioni su cui storicamente si concentra un numero elevato di incendi, Sicilia e Calabria, hanno chiesto l’attivazione della mobilitazione nazionale. E i rinforzi sono già arrivati sul posto per fare presidio e spegnimento sul territorio».


Sono stati predisposti i piani regionali? Ogni anno vengono richiesti a gran voce dal governo.
«Rispetto agli altri anni la consapevolezza è aumentata riguardo a questo fenomeno. È chiaro che ci sono regioni dove c’è una cultura, una tradizione più consolidata, altre che hanno più difficoltà. Ma va detto che tutte le regioni si sono attivate. E comunque, la differenza la fa anche il territorio e la disponibilità di uomini, non tutti hanno a disposizioni il numero di persone necessario. Bisogna investire in termini di prevenzione e di presidio, il territorio va tenuto pulito. Inoltre, servono le squadre che fanno avvistamento e sorveglianza. Poter intervenire nel momento in cui il focolaio è all’inizio significa evitare un incendio maggiore».


Esiste in Italia una cultura dell’ambiente?
«L’amore per il territorio è il tema che più di ogni altro tocca la Protezione civile: va individuato come bene comune, come se fosse la nostra casa, la nostra auto. Dobbiamo investire sui giovani e approfittare del fatto che oggi sono “nativi ambientali”. Si deve lavorare di più per far capire quanto è il danno di un incendio sulla macchia mediterranea o su un bosco di lecci. E in questo, i giovani potrebbero aiutare gli adulti».
 

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