Incidente Alto Adige, parla la testimone romana: «C'erano corpi dappertutto»

Lunedì 6 Gennaio 2020 di C. Moz.
Incidente Alto Adige, parla la testimone romana: «C'erano corpi dappertutto»

All'inizio ha sentito solo quel frastuono terribile: una frenata, il rumore dei vetri che vanno in mille pezzi. E poi le urla disperate di chi era stato investito e nella tragedia era ancora vivo. Quando Giovanna C., si è girata, con la gamba sporca di sangue perché un frammento dell'auto l'aveva colpita, ferendola, anche se a distanza, ha visto di fronte a sé «una scena apocalittica». Questa ragazza di 26 anni, romana, che vive al Prenestino (periferia Est della Capitale) e lavora come estetista, non riusciva a capire cosa fosse accaduto.

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Non riusciva a spiegarsi, nella tranquillità di una vacanza, perché ci fossero quelle persone in terra alcune che non si muovevano più, altre che gridavano terrorizzate. Pochi secondi appena e, messa da parte la prima impressione di trovarsi al centro di un attentato, ha realizzato di essere una delle testimoni del terribile incidente che la notte tra sabato e domenica a Lutago, un villaggio di montagna della Valle Aurina in provincia di Bolzano, ha distrutto la vita di 17 persone. Sei di queste sono morte, le altre sono rimaste ferite, alcune in modo gravissimo, dall'auto Audi Tt guidata da un 27enne altoatesino, Stefan Lechner, ricoverato in Psichiatria e accusato di omicidio stradale plurimo giacché dopo l'incidente le prime verifiche hanno riscontrato un tasso alcolemico superiore di quattro volte il limite consentito.

LA SCENA
Giovanna che già da qualche giorno si trovava a Lutago era appena uscita dal pub Weba, ubicato di fronte a un ristorante e a pochi metri dalla fermata del bus dal quale sono scese le vittime, la maggior parte tedesche. «Ho visto una scena terribile racconta la ragazza per voce dell'avvocato Giuseppe Urgesi dell'Associazione Giustitalia che conosce da tempo Giovanna poiché la assiste per un episodio accaduto a Roma è stata la notte peggiore della mia vita». Giovanna ha visto la sua gamba sporca di sangue, ma non sentiva neanche il dolore per quelle schegge dei vetri dell'auto che, come proiettili, l'avevano ferita. «C'erano soltanto corpi sdraiati alcuni non si muovevano più, è stato terribile prosegue la giovane sembrava una guerra». Lei è rimasta pietrificata. I suoi occhi correvano veloci sulla strada e cercavano di mettere a fuoco una tragedia inimmaginabile mentre le sue gambe erano bloccate.
 

 

«SENTIVO SOLO LE URLA»
Per la paura, lo choc, non è riuscita a muoversi. «Volavano schegge e pezzi di carrozzeria, sembravano dei proiettili di una pistola, si sentivano soltanto le urla disperate e le sirene dei soccorsi». Che, come ricorda Giovanna, sono arrivati all'istante insieme ai carabinieri di Brunico a cui sono state affidate le indagini. La ragazza non ha ancora parlato con i militari che contano di poterla ascoltare oggi, prima che faccia ritorno nella Capitale, per raccogliere a verbale la sua testimonianza.

Purtroppo la dinamica, nella sua efferatezza, è molto chiara. L'auto di Lechner è piombata come un missile sul gruppo di giovani appena scesi dall'autobus. Giovanna era appena uscita dal pub in quel momento e stava tornando in albergo. Da quanto detto al suo legale, sarà stata a una distanza inferiore ai cento metri dal punto esatto in cui si è verificato l'incidente. «Non ho visto l'auto arrivare conclude la giovane sembrava ci fosse appena stato un terremoto».
 


 

Ultimo aggiornamento: 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA