Disastro funivia Mottarone, tre fermi: gestore Nerini e tecnici. L'ammissione: «Freni manomessi volontariamente». Trovato altro "forchettone".

Mercoledì 26 Maggio 2021
Disastro funivia Mottarone, tre fermi: gestore Nerini e tecnici. L'ammissione: «Freni manomessi volontariamente»

Tragedia della funivia del Mottarone, la svolta è arrivata quasi all'alba, dopo una notte di interrogatori serrati e, a tratti, anche tesi e drammatici. A tre giorni dal crollo della cabina della funivia in cui sono morte 14 persone, tra cui due bambini, ci sono tre fermati. Si tratta di Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l'impianto, la Ferrovie Mottarone srl, il direttore e il capo operativo del servizio.

A disporre il fermo è stato il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, che con il pm Laura Carrera coordinano le indagini dei carabinieri, in seguito all'analisi della cabina precipitata e agli interrogatori. Un confronto di oltre dodici ore con dipendenti e tecnici dell'impianto convocati nella caserma dell'Arma, a Stresa, dal pomeriggio di ieri.

Persone informate sui fatti, in un primo momento, ma già ieri sera, con l'arrivo dei primi avvocati, è stato chiaro che la posizione di alcuni di loro era cambiata. Dopo mezzanotte è arrivato anche Nerini, raggiunto in seguito anche dal suo difensore, l'avvocato Pasquale Pantano. Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che il procuratore Olimpia Bossi definisce «un quadro fortemente indiziario».

 

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Secondo "forchettone" - Intanto un secondo "forchettone", lo strumento che impediva l'entrata in funzione dei freni di emergenza della funivia del Mottarone, è stato trovato questa mattina nella zona dell'incidente che domenica ha causato la morte di quattordici persone, tra cui due bambini. Si arricchisce dunque di un nuovo dettaglio l'indagine sulla tragedia di Stresa per la quale tre persone sono state fermate la scorsa notte.

 

Altri indagati - Potrebbero inoltre esserci presto nuovi indagati nell'inchiesta della procura di Verbania sull'incidente. Lo si apprende in ambienti legali. Dopo i tre fermi di questa notte, gli inquirenti stanno infatti valutando la posizione di altre persone anche in vista della consulenza tecnica che verrà disposta con la forma dell'accertamento irripetibile.

 

«Freno manomesso per evitare il blocco»

L'analisi dei reperti al momento ha permesso di accertare che «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso». Per gli inquirenti, il 'forchettone', ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso. Un «gesto materialmente consapevole», per «evitare disservizi e blocchi della funivia», che da quando aveva ripreso servizio, presentava «anomalie».

 

«Freno non attivato, i tre fermati hanno ammesso»

 

Hanno «ammesso» le tre persone fermate nella notte per l'incidente alla funivia del Mottarone. Lo afferma il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani. «Il freno non è stato attivato volontariamente? Sì, sì, lo hanno ammesso», dice l'ufficiale dell'Arma ai microfoni di Buongiorno Regione, su Rai Tre. «C'erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema, o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la 'forchetta', che impedisce al freno d'emergenza di entrare in funzione».

 

«Interventi non risolutivi»

 

Sull'impianto della funivia del Mottarone, «sono stati effettuati 2 interventi tecnici dalla azienda incaricata della manutenzione. Uno è del 3 maggio scorso e uno precedente». Eppure questo non avrebbe «risolto il problema» e quindi si è deciso di «bypassare il problema» di disattivare il sistema di frenata di emergenza. Lo ha spiegato il procuratore della Repubblica di Verbania Olimpia Bossi che stamani è ritornata sui 3 fermi eseguiti nella notte. Entrata in funzione da circa un mese, dopo lo stop a causa della pandemia, la funivia del Mottarone «era da più giorni che viaggiava in quel modo e aveva fatto diversi viaggi», precisa il procuratore Olimpia Bossi. Interventi tecnici, per rimediare ai disservizi, erano stati «richiesti ed effettuati», uno il 3 maggio, ma «non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare». Così, «nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l'esito fatale», sottolinea il magistrato, che parla di «uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti svolti».

 

Pm: «Servivano interventi decisivi e non telefonate volanti»

 

«Non è stata la scelta di un singolo, ma condivisa e non limitata a quel giorno. È stata una scelta legata a superare problemi che avrebbero dovuto essere risolti con interventi più decisivi e radicali invece che con telefonate volanti», ha detto il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi.

 

«Da valutare la posizione di altre persone»

 

Le indagini non sono finite. E non solo perché, con l'intervento dei tecnici, sarà necessario confermare quanto emerso dai primi accertamenti. La procura di Verbania intende infatti «valutare eventuali posizioni di altre persone». «Si è tutto accelerato nel corso del pomeriggio e di questa notte - conclude il procuratore lasciando la caserma -. Nelle prossime ore cercheremo di verificare, con riscontri di carattere più specifico, quello che ci è stato riferito», conclude parlando di «un quadro fortemente indiziario» nei confronti dei fermati. Persone che avevano, «dal punto di vista giuridico ed economico, la possibilità di intervenire. Coloro che prendevano le decisioni». E che, secondo gli sviluppi dell'inchiesta, non l'hanno fatto.

 

Pm: «Verificheremo se il personale della funivia sapeva»

 

«Credo che l'impianto, gestito dalla società, abbia plurimi dipendenti. Verificheremo se anche il personale sapeva, il che non significa che fosse una loro decisione» lasciare il forchettone che ha impedito al freno di emergenza di entrare in funzione, ha detto il procuratore Olimpia Bossi ritornando sui fermi eseguiti nella notte.

 

«Funivia di proprietà della Regione Piemonte»

 

La proprietà della funivia del Mottarone «dovrebbe essere della Regione Piemonte, perché non si è mai perfezionato il passaggio al Comune di Stresa». Lo ha precisato il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, aggiungendo al riguardo che gli inquirenti stanno completando le verifiche sulla proprietà.

 

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Sindaca di Stresa: «Sgomenta e attonita»

 

«Sono sgomenta. Se queste persone veramente hanno agito come si legge questa mattina è una cosa che lascia attoniti». Così all'Adnkronos la sindaca di Stresa, Marcella Severino, commenta la svolta nelle indagini sulla tragedia del Mottarone. «È incredibile che uno si prenda questa responsabilità sulla sicurezza», aggiunge sottolineando «che sia da monito a chiunque gestisce questi impianti: mai, mai essere superficiali sulla sicurezza».

«Faccio i complimenti - ha poi aggiunto la sindaca di Stresa - al procuratore capo e agli inquirenti per avere già identificato almeno in parte la causa di quando è accaduto. Questo dimostra ancora quanto è grande l'efficienza di questo territorio che l'ha già dimostrata con i soccorsi».  Infine Severino ha rivolto un pensiero «ai lavoratori della funivia che sono tante famiglie e rimarranno verosimilmente senza lavoro e di questo - ha concluso - non ne parla ancora nessuno».

 

Giunte a Malpensa le salme per il rimpatrio in Israele

 

Lacrime e singhiozzi hanno rotto il silenzio all'arrivo delle salme dei cinque cittadini israeliani rimasti uccisi nella tragedia del Mottarone all'aeroporto di Milano Malpensa (Varese), prima di una breve cerimonia pre rientro in patria. Sul piazzale dell'Area Cargo dell'aeroporto internazionale i parenti di Amit Brian, la moglie Tal Peleg, il piccolo Tom di due anni e i suoi bisnonni, Barbara Cohen Konisky e Itshak Cohen, così come rappresentanti della comunità ebraica.

La bandiera di Israele al fianco di quella italiana sul fondo, le cinque bare, tra cui quella piccola e bianca per il piccolo Tom, sono circondate da persone in lacrime. Una donna continua a domandare «perché» dicendo fra i a singhiozzi quanto questa tragedia sia stata profondamente ingiusta. Al loro fianco, in silenzio, dieci rappresentanti della comunità ebraica tra cui il segretario generale Alfonso Sassun. Alle spalle ufficiali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 27 Maggio, 09:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA