​Legambiente: «Tracce di pesticidi su un terzo di frutta e verdura»

Lunedì 18 Febbraio 2019
​Legambiente: «Tracce di pesticidi su un terzo di frutta e verdura»
Un terzo della frutta e verdura italiane presenta tracce di pesticidi, anche se entro i limiti di legge: gli altri due terzi non ne presentano. Solo l'1,3% dell'ortofrutta italiana tuttavia è fuorilegge per eccesso di pesticidi, una percentuale stabile da dieci anni: meglio dell'ortofrutta che viene dall'estero, che è irregolare quasi nel 4% dei casi. L'agricoltura biologica risulta praticamente sempre in regola e senza residui di pesticidi. Sono i dati più importanti che emergono dal rapporto annuale di Legambiente «Stop pesticidi», presentato stamani a Roma. «Solo una modesta quantità del pesticida irrorato in campo raggiunge in genere l'organismo bersaglio. Tutto il resto si disperde nell'aria, nell'acqua e nel suolo, con conseguenze che dipendono anche dal modo e dai tempi con cui le molecole si degradano dopo l'applicazione» ha commentato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti. 

Nel confronto tra i campioni esteri e italiani, quelli a presentare più irregolarità e residui sono quelli esteri: sono irregolari infatti il 3,9% dei campioni esteri rispetto allo 0,5% di quelli nazionali, e presenta almeno un residuo il 33% dei campioni di provenienza estera rispetto al 28% di quelli italiani. In particolare, il record è di un campione di peperone di provenienza cinese con 25 residui.  Al secondo posto c'è un campione di pepe, proveniente dal Vietnam, con 12 residui, seguito da una pomacea prodotta in Colombia con 15 residui diversi.

«Stop Pesticidi» di Legambiente si basa sui risultati degli esami svolti nel 2017 nei laboratori pubblici su 9.939 campioni di alimenti. Il rapporto racconta come il 61% risulti regolare e privo di residui di pesticidi. I campioni fuorilegge sono solo l'1,3% del totale, ma il 34% presenta uno o più residui, anche se sotto i limiti di legge. L'ortofrutta prodotta in Italia è molto più in regola di quella proveniente dall'estero. È risultato fuorilegge solo lo 0,5% dei campioni di origine italiana, contro il 3,9% di quelli di origine estera. Ma il problema, scrive Legambiente, è che in molti prodotti si trovano residui di più sostanze (multiresiduo). Se nessuna di queste sostanze singolarmente supera i limiti di legge, per la legislazione europea il prodotto è a norma. Ma, si legge nel rapporto, «è noto da anni che le interazioni di più e diversi principi attivi tra loro possano provocare effetti additivi o addirittura sinergici a scapito dell'organismo umano».

La frutta è la categoria dove si trovano più residui. È privo di tracce di pesticidi solo il 36% dei campioni analizzati, mentre l'1,7% è irregolare e oltre il 60%, nonostante sia considerato regolare, presenta uno o più residui chimici. Per la verdura, il 64% dei campioni risulta senza alcun residuo. Tuttavia si riscontrano significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti, come l'8% di peperoni, il 5% degli ortaggi da fusto e oltre il 2% dei legumi, rispetto alla media degli irregolari per gli ortaggi (1,8%). 

Le sostanze più presenti nei campioni analizzati sono, nell'ordine: il boscalid, il chlorpyrifos e il fludioxonil. Al quarto e quinto posto troviamo il metalaxil e il captan, entrambi fungicidi, mentre in sesta posizione l'imidacloprid, insetticida neonicotinoide oggi vietato. Sul fronte dell'agricoltura biologica, i 134 campioni analizzati risultano regolari e senza residui, ad eccezione di un solo campione di pere, di cui non si conosce l'origine e che potrebbe essere stato contaminato casualmente. In Italia, la percentuale di prodotti irregolari è passata dall'1% del 2007 all'1,3% del 2017. Una leggera crescita, in linea con la percentuale europea di campioni irregolari. L'Efsa (l'autorità Ue per la sicurezza alimentare) la stima nell'1,5% del totale.

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