Marco Zennaro, le prime parole dal carcere in Sudan: «Senz'acqua e tutti ammassati a 50 gradi. Portatemi a casa»

Venerdì 4 Giugno 2021
Le prime parole di Marco Zennaro dal carcere della capitale del Sudan

Parla l'imprenditore veneziano Marco Zennaro, prigioniero in Sudan da oltre due mesi. Questo il racconto del 46enne alla famiglia, dopo il trasferimento in carcere nella capitale sudanese, il padre è riuscito ad andarlo a trovare oggi: «Sono rimasto 8 ore nel carcere del Palazzo della Corte, dove non sapevo nemmeno di dover andare. Uno stanzino sottoterra al buio. Senz’acqua né gabinetto né modo di comunicare con l’esterno. Mi era stato detto che era per portarmi in albergo. Ma la corte ha deciso il contrario: carcere».

 

A quel punto inizia il viaggio di Marco verso il carcere della Capitale: «Mi è stato detto di salire su una camionetta di latta, eravamo 40 persone per un viaggio di un'ora e mezza nel traffico di Khartoum. Tutti ammassati. Un forno a 50 gradi. Quando sono arrivato in carcere ho avuto paura, non sapevo cosa mi aspettasse. Nessuno sapeva nulla, non avevo il telefono e nessuno parlava inglese. Mi hanno fatto attraversare il settore degli omicidi, spacciatori e criminali: un inferno di 700-800 corpi ammassati uno a ridosso dell’altro. Alla fine mi hanno messo nella sezione di reati penali con giustificazione finanziaria. Ci saranno 200 persone. Mi hanno preso in cura tutti i miei nuovi compagni perché hanno detto di aver visto un morto. Sono ostaggio di un sistema senza regole. Vi prego riportatemi a casa dalla mia famiglia». A quanto sembra il posto pare più “organizzato” ma con condizioni igienico sanitarie che restano ben al di sotto dello standard. Nel frattempo avvocato, ambasciatore, Farnesina e familiari stanno lavorando ancora per farlo uscire al più presto perché le situazione resta estrema per lui fisicamente e psicologicamente.

 

 

Cosa è successo a Zennaro: il trasferimento in carcere

Dopo un'udienza lampo in tribunale, ieri Marco Zennaro è stato trasferito nel carcere della capitale sudanese. La speranza era che potesse andare agli arresti domiciliari in hotel, in attesa del 10 giugno quando il suo caso tornerà di fronte al giudice.«È stata una doccia fredda, dopo la missione del dg del Farnesina ci aspettavamo quanto meno che a Marco fossero concessi gli arresti domiciliari in albergo ed invece è stato trasferito nel carcere di Karthoum», ha commentato Alvise Zennaro il fratello dell'imprenditore. «L'unica cosa positiva è che in carcere la situazione è quanto meno più organizzata rispetto alla cella del commissariato dove i detenuti rimangono al massimo tre/quattro giorni ed invece Marco vi è rimasto due mesi». Adesso l'attesa per Marco, la sua famiglia e tutti gli amici che lo rivogliono presto a casa è per il prossimo 10 giugno quando è fissata un'udienza civile per risolvere la controversia commerciale, mentre tutte le accuse penali per la presunta frode sono già cadute, secondo quanto deciso dallo stesso procuratore generale di Karthoum.

 

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