Mascherine, da Roma a Milano naso e bocca ancora coperti dentro i negozi: prevale la prudenza

Molti quando entrano nei negozi si sorprendono a cercare il dispositivo di protezione perché non si ricordano che non è più obbligatorio indossarlo

Lunedì 2 Maggio 2022
Mascherine, da Roma a Milano naso e bocca ancora coperti dentro i negozi: prevale la prudenza

Primo giorno senza mascherine obbligatorie in Italia. Le mascherine sono raccomandate e rimangono obbligatorie sono in alcuni casi. È un "Liberi tutti"? No, la sensazione che si ha camminando per le strade e osservando i clienti dei negozi è che ci sia ancora molta prudenza: non si vedono ancora tutti con bocca e naso scoperti nei luoghi chiusi. Le persone indossano ancora le mascherine e quando escono dai luoghi chiusi, la tengono sempre a portata di mano o la abbassano sotto al mento per poterla tirare su se occorre. 

In tanti nel centro di Roma continuano a utilizzare la mascherine anche visto l'alto numero di turisti ancora presenti nella Capitale. Soprattutto nella zona del Vaticano tante mascherine, anche nei negozi e soprattutto nelle farmacie attorno a piazza San Pietro, dove viene registrato un fortissimo calo delle richieste di tamponi, non necessari più per ottenere il green pass. Anche negli uffici rimangono in tanti con la mascherina visto che ogni azienda si regola a seconda del protocollo nazionale sottoscritto.

 

A Milano la maggior parte dei clienti ha scelto di tenere le protezioni anche dentro i supermercati. «I contagi sono ancora alti e quindi io continuo a tenere la mascherina» spiega Maria Rosa mentre passa con carrello e guanti fra le corsie di un supermercato in zona Porta Romana. Ma se c'è chi la tiene per prudenza c'è anche chi non sapeva della fine delle prescrizioni come Paola che per distrazione entra in un supermercato del centro, in via Torino, senza mascherina e chiede scusa cercandola freneticamente nella borsa mentre la commessa le dice che non deve preoccuparsi e che da oggi non serve più. Massimo, bancario, sa della fine dell'obbligo ma entra al bar prima di andare al lavoro con la Ffp2 sul volto. «Sono uscito ora dalla metro e lì è ancora d'obbligo e non l'ho tolta». Sollievo invece per i baristi che ora non devono più chiedere il green pass. «Così risparmiamo tempo e anche qualche brontolio dei clienti» commentano da uno dei bar della Stazione Centrale.

 

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Per fermare la diffusione di Omicron «la mascherina non serve», ma «non bisogna far passare il concetto che sia sbagliata. Ci sono persone che dovrebbero continuare a usarla, come fragili e chi si prende cura di loro». Così, stamattina ad Agorà Extra, su Rai Tre, Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova, che aggiunge: «bisogna cambiare paradigma: non si deve evitare la trasmissione del virus ma dobbiamo capire come proteggere i fragili che, se si prendono il Covid, perdono la vita». Quello alle mascherine per il microbiologo Andrea Crisanti non è né un addio né un arrivederci, «perché tutto dipenderà da cosa accadrà a settembre e ottobre e dalla protezione dei vaccini». Di certo, anche dopo l'abolizione dell'obbligo nella maggior parte delle attività al chiuso «dovrebbero continuare a utilizzarla i fragili, che sono una fasce di persone abbastanza numerosa, basti pensare agli oltre 5 milioni di over 80, a cui aggiungere i pazienti oncologici, gli immunodepresssi e tutti quelli in trattamento con cortisone: arriviamo facilmente a 8-9 milioni di persone». Sicuramente, secondo Crisanti, per fermare un virus così trasmissibile «non basta la mascherina» e neppure il lockdown scelto dalla Cina. L'approccio della tolleranza zero contro il virus, «in passato ha salvato tantissime vite e, all'inizio della pandemia, ha permesso a chi l'ha applicata di riaprire attività. Ma è stato possibile perché l'infezione aveva un indice di trasmissione basso, intorno a due, e non avevamo vaccini. Ora la situazione è completamente diversa, abbiamo vaccini che funzionano e un virus con indice trasmissione altissima. E anche la politica della Cina prima o poi cambierà». 

«Sono perfettamente d'accordo col ministro Speranza di non abbassare la guardia, specialmente in questo periodo dove i contagi ci sono e sono anche molti. È vero che stiamo andando verso un'endemizzazione del virus, ma è altrettanto vero che lo stiamo endemizzando grazie a mascherine e vaccini. Un virus come questo per non darci più fastidio in genere ci mette intorno ai 5-6 anni, noi lo stiamo endemizzando in 2 anni e mezzo grazie a mascherine e vaccini». Lo ha detto Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell'Università Campus biomedico di Roma, nel corso della trasmissione Rotocalco 264 su Cusano Italia Tv. Per Ciccozzi, sulle mascherine «la comunicazione deve essere incisiva. Diamo fiducia agli italiani, cominciamo ad allentare le maglie, ma attenzione: se sono in una stanza con un altro collega di cui non conosco le abitudini la mascherina me la tengo. Non a caso i giapponesi usano sempre la mascherina sui mezzi pubblici».

 

Ultimo aggiornamento: 19:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA