Migranti solo al Centro-Sud, la rivolta dei governatori: «Da noi già troppi contagi»

Sabato 1 Agosto 2020 di Cristiana Mangani

Insorge il Lazio, buona parte della Sicilia chiede lo stop ai nuovi arrivi dei migranti per le quarantene. Lo stesso fa la Calabria. Il piano dei trasferimenti effettuato dal Viminale per tentare di alleggerire i paesi sulla costa, sta generando malumore, perché, in più occasioni, i migranti trasferiti si sono rivelati, poi, positivi al Covid. Ieri l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, è sbottato: «Nel nostro territorio - ha dichiarato - sono stati trasferiti 334 migranti dalla Sicilia senza alcun elemento di proporzionalità, 9 dei quali si sono resi irreperibili. Di questi, 15 sono positivi, ovvero il 4,5%. Così il meccanismo non può funzionare. Si rischia di sovraccaricare il sistema sanitario, già sotto pressione da mesi». 

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Nuovi postivi


Poche ore dopo anche Francesco Battistoni, senatore di Forza Italia, ha comunicato con una nota che «tra i migranti che il governo ha collocato nel territorio della provincia di Viterbo sono risultati positivi in tre». 
Le amministrazioni del centro sud sono sempre più sul piede di guerra, anche perché il virus sembra in risalita e, ieri, l’indice Rt ha superato l’1 per cento in sette regioni italiane, contro le sei della scorsa settimana. A preoccupare le autorità e l’Istituto superiore di sanità (Iss) sono i focolai estivi, visto che, nel monitoraggio settimanale, è stato ribadito che «persiste una trasmissione diffusa del virus», e l’indice è superiore alla soglia di allarme di 1, mentre la media nazionale è di 0,95. Le regioni dove è stato registrato l’aumento sono il Lazio (1,04), la Campania (1,42), la Sicilia (1,55), il Veneto (1,66), la provincia di Trento (1,34), quella di Bolzano (1,07), l’Emilia Romagna (1,08) e la Liguria (1,25). Sotto osservazione in particolare i contagi di ritorno: il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza per la quarantena all’arrivo di chi negli ultimi 14 giorni è stato in Romania e Bulgaria. Per la prima volta due Paesi dell’Unione europea vengono esclusi dal regime di libera circolazione. 
 

Nel frattempo, il Viminale, visti i nuovi sbarchi nella giornata di ieri, sta procedendo con il piano dei trasferimenti. E per evitare che chi deve effettuare la quarantena si trovi nella stessa struttura dei migranti stanziali ma negativi al Covid, ha svuotato il centro in Calabria in modo da poterci trasferire i nuovi arrivati (circa 300) che devono restare in isolamento per quattordici giorni. Inoltre, il 12 agosto, scadrà la quarantena per 2300 migranti e quindi si libereranno diversi posti. Proprio in questi giorni, poi, non senza le polemiche a livello locale, un centro per l’isolamento sanitario è stato allestito nell’ex deposito dell’Aeronautica, Vizzini scalo, una base militare in provincia di Catania che, in più occasioni, era stata indicata per la costruzione di un nuovo Cara. Verrà, invece, utilizzata per le quarantene, e ospiterà circa 300 migranti in tende-container.

È stato siglato anche l’accordo con Grandi navi veloci per la disponibilità di una nave da collocare davanti a porto Empedocle o a Lampedusa, per 600 posti, mentre una seconda nave è in arrivo. Notizie che sono state accolte positivamente dal governatore e dai sindaci siciliani.

Resta, invece, aperta la questione degli sbarchi “fantasma”. Il vero problema sono le partenze dalla Tunisia, perché - se i profughi libici hanno la possibilità di ottenere lo status di rifugiato, perché il loro paese è in guerra, i tunisini dovranno essere tutti rimpatriati. E quindi sono quelli che più facilmente tendono a darsi alla fuga. Ieri il ministro Luigi Di Maio ha chiesto un intervento concreto alle autorità tunisine, minacciando anche di sospendere lo stanziamento di 6,5 mln di euro, «in attesa - ha spiegato - di un piano integrato più ampio proposto dalla viceministra del Re e di un risvolto nella collaborazione da parte delle autorità tunisine. Vanno fermate le partenze, non gli sbarchi», ha sottolineato.
 
NAVI PER I RIMPATRI
Tra le ipotesi avanzate che sembrano non aver convinto molto la Guardia costiera italiana, quella di rimpatriare i tunisini anche sulle navi militari: 500 persone a viaggio, con un equipaggio certamente molto più ridotto. Senza pensare, però, ai grossi rischi che potrebbe comportare: dall’ammutinamento ai tuffi in mare.
 

Ultimo aggiornamento: 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA