«Lockdown subito a Milano». L'Ordine dei medici: la situazione è insostenibile. No di Sala

Lunedì 2 Novembre 2020
«Lockdown subito a Milano». L'Ordine dei medici: la situazione è insostenibile

A Milano «è necessario intervenire con un lockdown immediato ed efficace» perché «la situazione sia nelle strutture sanitarie ospedaliere che anche nella medicina del territorio è diventata insostenibile». L'allarme lo lancia il Presidente dell'Ordine dei Medici della città (Omceo), Roberto Carlo Rossi ma arriva subito il "no" del sindaco Sala.

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«Non esistono - scrive Rossi - piccoli rimedi a grandi problemi, così come non si può giocare a scaricare su altri ruoli e responsabilità: la situazione è molto seria e senza interventi drastici non può che peggiorare. Soprattutto se inoltre non ci si attrezza seriamente per tutelare quei medici che, ancora adesso, sono impegnati in prima linea, ma senza le necessarie attrezzature e materiali di protezione per svolgere in sicurezza il proprio lavoro». Rossi sottolinea infine «la ferma ed unanime decisione di tutto il nuovo Consiglio milanese dell'Ordine nell'avanzare una richiesta di provvedimenti restrittivi immediati». 

Sala: lockdown? Nemmeno lontanamente

«Ad oggi nella Regione Lombardia non si ipotizza nemmeno lontanamente di andare verso un lockdown stile marzo e aprile e io lo condivido», ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in Consiglio comunale, dopo la riunione con la Regione Lombardia e i sindaci lombardi sull'emergenza Covid. «Fontana ha sottolineato, e di questo ne abbiamo parlato anche durante il fine settimana, che a nuove restrizioni deve corrispondere ristoro da parte del governo, indicando quanto e quando rispetto a chi viene chiuso».

Allarme (ma non solo per Milano) anche dai medici di famiglia della Federazione nazionale medici di medicina generale (Fimmg) e del Sindacato medici italiani (Smi): «Gli ospedali scoppiano, i medici di famiglia sono al collasso. La sorveglianza sanitaria dei pazienti Covid a casa la stiamo facendo noi, ma se serve un'ecografia per controllare la polmonite, le Usca (Unità di continuità assistenziale) non ci sono. Non si sa dove e come siano state istituite e quando ci sono non comunicano con noi. La politica si faccia un esame di coscienza».

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«Le Usca sono fondamentali, sono l'anello di collegamento tra i medici di famiglia e gli ospedali. Sappiamo che in alcune regioni come Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia alcune Unità sono partite a macchia di leopardo, ma non abbiamo alcuna informazione. Non ci è stato comunicato nulla e nulla sappiamo delle altre regioni», afferma il segretario generale dello Smi Pina Onotri. E continua: «Se visito un paziente Covid che ha la polmonite e non ho a disposizione un laboratorio per un prelievo ematico o una ecografia, sono costretta a mandarlo in ospedale. Così salta la cura domiciliare. Le Unità di continuità assistenziale avrebbero dovuto fare proprio questo». Il vice segretario nazionale della Fimmg Domenico Crisarà racconta la situazione in Veneto: «Qui alcune Usca sono entrate in funzione, ma è incredibile che con noi medici di di Medicina generale non sia stato avviato alcun rapporto, non ci parlano». «La realtà è che non si può pensare alla riforma sanitaria del territorio senza coinvolgere chi sul territorio ci sta tutti i giorni. Le Usca - conclude - sono state pensate per essere un supporto dei medici di base, ma questo supporto non si vede». 

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA