Nizza, tutti i fermati per l'attentato del 29 ottobre erano passati (o abitavano) in Italia

Lunedì 2 Novembre 2020 di Valentina Errante

Non soltanto Brahim Aoussaoui, l'attentatore di Nizza, e Ahmed Ben Amor, l'uomo che ha accompagnato il killer dalla Tunisia all'Italia e dall'Italia alla Francia ed è stato fermato sabato sera a Grasse, anche gli altri tre nordafricani arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato di giovedì,  hanno sono passati o hanno abitato nel nostro Paese. Oggi al Casa, il Comitato di analisi strategica dell'Antiterrorismo, i nostri servizi segreti riferiranno in merito all'emergenza francese e al pericolo attentati oltralpe, ritenuto ancora molto alto. Secondo le verifiche non ci sarebbero legami tra  i tre attacchi del 29 ottobre, avvenuti a Nizza, Avignone e Gedda. Il lavoro della nostra intelligence e le relazioni con gli 007 tunisini hanno però consentito di contribuire alla ricostruzione della rete del killer. Ed è stato proprio l'Aise, il nostro servizio segreto estero, diretto da Giovanni Caravelli, a indicare ai francesi la posizione di Ben Amor  individuato e arrestato.  L'allarme, da parte dei servizi segreti,  per nuove possibili azioni terroristiche oltralpe, rimane alto.  Anche le recenti polemiche internazionali hanno acuito i sentimenti antifrancesi da parte del mondo islamico radicale e la preoccupazione riguarda anche obiettivi francesi nel mondo.

Strage a Nizza, il killer sbarcato in Italia il 20 settembre poteva essere fermato per 3 mesi «Ma non c’erano alert su di lui»

RESIDENTI IN ITALIA

Le tre persone (oltre a Ben Amor) fermate dopo l'attentato hanno abitato o sono passate tutte per l'Italia. Lo dimostrano gli archivi del ministero dell'Interno, dal quale risulta che sono state fermate o controllate negli ultimi anni. Rabia Djelal, classe 73 (Algeria), identificato dopo la strage, attraverso l’analisi delle telecamere di sicurezza di un quartiere di Nizza, che lo avevano immortalato poche ore prima del triplice omicidio  con l’attentatore, era stato sottoposto, nel gennaio 2019, a un controllo dei carabinieri a Bordighera, in provincia di Imola. Slah Aboulkacem ,classe ‘87, tunisino,  nell’aprile  del 2011, era residente  a Fossato di Vico, in provincia di Perugia  e nel dicembre dello stesso anno a Legnano. Il 22 ottobre 2014l la questura di Milano aveva emesso nei suoi confronti  un provvedimento di rifiuto del permesso di soggiorno. Durante la permanenza in Italia  (dicembre 2011- ottobre 2013) è stato sottposto a controlli di polizia a Gubbio, Legnano, Gallarate e Brignole (Genova). Nel novembre 2013  è stato fermato anche a Milano, con altri connazionali  e, in un paio di occasioni, anche con due italiani pregiudicati. Il terzo uomo, fermato la mattina del 31 ottobre, Bassem Aboulkacem,  tunisino di 25 anni  e  cugino di Slah, invece, è stato sottoposto a controlli di polizia  a giugno e dicembre 2018 in Italia e, ad agosto 2019, dalla polizia di frontiera di Genova.

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LA RETE

Intanto l'intelligence e l'Antiterrorismo, italiani e francesi, continuano a lavorare per ricostruire tutti i movimenti del killer. Brahim Aoussaoui aveva in uso due utenze telefoniche mobili  tunisine e due profili Facebook. E' attraverso uno di questi due che ha contattato  la sorella in Tunisia. Uno dei due account  Facebook era utilizzato anche da un connazionale, arrivato illegalmente in Italia. Ed è quest’ultimo che ha pubblicato immagini prima su un’imbarcazione e poi in un centro di accoglienza. Sono in corso le analisi dei tabulati per identificare tutte le persone contattate nell'ultimo mese, da quando  (il 20 settembre) l'uomo è sbarcato a Lampedusa. Su Brahim, che si era avvicinato alla religione nel 2019, non risultano alert. Neppure la famiglia lo riteneva un estremista. Eppure, secondo i servizi tunisini, che hanno fornito le informazioni ai nostri 007,  avrebbe avuto contatti con Ali Abidili e Haroun Felhi, sospettati di appartenere a una cellula terroristica affiliata a Daesh. Entrambi, interrogati dalle autorità tunisine, hanno negato di conoscere i propositi terroristici di Aoussoui, sostenendo di essere solo suoi vicini di casa.  Ma tra i contatti ci sarebbe anche Ibrahim Ben Soltrana, estremista, noto anche alle autorità italiane e arrivato in Italia clandestinamente nel 2019.

IL VIAGGIO

E'  sempre dalle notizie fornite all'intelligence dagli 007 tunisini che sarebbe emerso che, alla partenza verso Lampedusa, il 19 settembre, ad Aoussaoui, e Ben Amor,  si sarebbero unite altre nove persone, provenienti da da Gabes. Soggetti che non sono ancora stati identificatie. Cosa sia accaduto dopo lo sbarco è noto: il killer arriva il 20 settembre in Tunisia e viene imbarcato sulla nave  "Rhapsody" per la quarantena. A Bari sbarca il 9 ottobre. L’11 ottobre va a Palermo da un parente, anche lui destinatario di un decreto di espulsione da eseguire, che gli assicura un alloggio di fortuna  nel magazzino del ristorante dove lavora. Poi si sposta ad Alcamo, dove rimane al fino 26 ottobre, viene impiegato come bracciante per la raccolta delle olive. Qui ha contatti con un connazionale, interrogato per tutta la giornata di sabato dall'antiterrorismo di Palermo. L'uomo però avrebbe dimostrato di non avere conosciuto prima il killer e averlo incontrato solo per l'amicizia che legava le rispettive madrii. Non l'avrebbe neppure ospitato, perché l'attentatore avrebbe dormito in un casolare in campagna. E' stato comunque fermato: era in Italia illegalmente.  Il 27 ottobre, insieme a Ahmed Ben Amor, Aoussaoui raggiunge Nizza in treno  Il giorno dopo contatta la sorella che vive in Tunisia per rassicurarla e dirle che è arrivato. Il 29, con uno zaino pieno di coltelli, nella cattedrale di Nizza, decapita una donna e uccide altre due persone. 
 

Ultimo aggiornamento: 09:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA