Youns El Boussettaoui, chi era la vittima dell'omicidio di Voghera: aveva 39 anni

Mercoledì 21 Luglio 2021
Omicidio Voghera, chi era la vittima: Youns El Boussettaoui, il 39enne ucciso dall'assessore Adriatici

Sappiamo chi è l'assessore Massimo Adriatici, che ha sparato e ucciso un uomo di 39 anni a Voghera ma sappiamo poco di quest'ultimo, la vittima dell'omicidio. Il suo nome è Youns El Boussettaoui, era un marocchino senzatetto di 39 anni. 'è chi dice che non faceva altro che infastidire i clienti dei bar, ma c'è pure chi se lo ricorda come una persona disagiata che chiedeva l'elemosina, che ha una moglie e un figlio, e il padre a Novara mentre aveva perso la madre. Non sappiamo se avesse un lavoro prima e quale fosse. Le prime ricostruzioni della vicenda dicono che stava infastidendo alcuni clienti del bar ligure La Versa. I clienti del bar, intervistati, si dividono tra chi descrive la vittima come «uno capace solo di andare in giro a spaccare vetrine e a dare fastidio» e altri che parlano di Adriatici come di «uno sceriffo, che aveva smesso di fare il poliziotto, ma lo faceva ancora e aveva preso di mira Musta», soprannome del 39enne, «che spesso chiedeva solo qualche soldo». 

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«Passava tutti i giorni qua - racconta un cliente intervistato dall'agenzia Ansa - due tre volte al giorno, passa davanti al bar e prende tutti i posacenere e li butta per terra, prende lo zucchero lo butta per aria, fa dei dispetti però lui poverino non è a posto». Lo stesso cliente riferisce gli stessi episodi in un altro bar e dice di aver parlato in arabo a "Musta" come era soprannominato, cercando di convicerlo a smettere di comportarsi così. Dice che lui gli ha risposto: «Va bene, capo, scusami non lo faccio più». Lo descrive come vittima del sistema che andava assistita. Non sappiamo perché si trovasse a Voghera, da quanto tempo e come ci era arrivato. Sappiamo, dalle descrizioni dei clienti del bar e dei residenti vicino al bar che era conosciuto per questi episodi molesti. Oltre ai dispetti, una volta era stato visto mentre si masturbava in pubblico. Ecco perché qualcuno sottolinea che non stava bene, che aveva bisogno di cure e assistenza sociosanitaria. Molto probabilmente Youns El Boussetaoui si trovava nella stessa situazione di profondo disagio che è facile riscontrare in tante stazioni ferroviarie o quartieri delle città italiane. Una situazione in cui queste persone vivono immerse nel degrado, dormono sulle panchine e passano le giornate nel nulla. 

«Dava spesso problemi, era aggressivo e dava fastidio alle persone». Così un uomo nei giardinetti davanti al Bar ligure La Versa, in piazza Meardi, a Voghera, in provincia di Pavia, descrive Youns El Boussetaoui. «Non abbiamo il coraggio di uscire la sera, anche qui a Voghera abbiamo paura. In giro c'è droga e gente che fa paura», aggiunge una signora straniera. «È stato ammazzato come un cane. Hanno detto che stava molestando una donna, ma lui non aveva mai fatto male a nessuno», ha urlato di fronte alle telecamere una ragazza che conosceva El Boussetaoui davanti al bar dove è morto. 

Il marocchino, stando alle testimonianze raccolte dagli investigatori, viene definito da molti come una persona che «altro non faceva che andare in giro a disturbare e fare danni», spaccando anche vetrine e lanciando bottiglie. 

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«Non giustifico quello che è successo in nessun modo ma questa persona non è assolutamente una vittima, le vittime lo siamo state noi nel tempo». È la testimonianza invece di Robino Punturiero, gestore del Cafè Cervinia di Voghera, che ha parlato in questi termini di Youns. Il gestore del bar ha spiegato di avere chiamato «le forze dell'ordine più e più volte» per arginare gli atteggiamenti dell'uomo, «sono sempre arrivate però dicendo che loro sono impossibilitate a fare più di tanto. Ad esempio nel momento i cui si è masturbato in strada mi hanno detto che la masturbazione in luogo pubblico non è più un reato. Quindi quel giorno è stato portato via e dopo un'ora e mezza era ancora qua».

Il problema «lo dobbiamo risolvere sempre noi - ha proseguito il commerciante nel suo sfogo - e come lui ce ne sono altri che vivono perennemente su queste panchine e noi non possiamo fare più il nostro lavoro, perché dobbiamo controllare che non infastidiscano i clienti». Il gestore ha raccontato che anche ieri sera l'uomo era arrivato davanti al bar e lui come sempre aveva cercato di non farlo entrare. L'uomo quindi se ne è andato e poi dopo un pò «ho sentito lo sparo, debole, tanto che pensavamo fosse un petardo». Qui si vive «una situazione che non ho mai visto, siamo alla sbando, qui come in stazione - ha concluso - gente che vive sdraiata sulle panchine a bere birre».

Alcuni frequentatori del bar La Versa, davanti al quale è avvenuto l'omicidio, descrivono invece il marocchino comunque come un «bravo ragazzo che chiedeva qualche soldo». «Un tempo lavorava - proseguono -: ha una moglie e un figlio e il padre a Novara». Nell'ultimo periodo, raccontano ancora, «in strada come senzatetto, soprattutto dopo che era morta sua madre». Alcuni se la prendono anche coi comportamenti dell'assessore Adriatici, dicendo «aveva smesso di fare il poliziotto qui in città ma di fatto lo faceva ancora».

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