Palamara: «Farò i nomi di chi era parte del sistema. Mi cercavano in tanti, ora sono tutti spariti»

Domenica 21 Giugno 2020 di Giuseppe Scarpa

Palamara, lei è stato buttato fuori dall'Anm e ora promette battaglia. Tuttavia lo fa in modo in modo generico. Ora punta il dito su altri magistrati, sostenendo che anche loro hanno preso parte alla degenerazione del sistema correntizio che affligge le toghe da anni. Alla fine, però, non fa mai i nomi: perché?
«La verità verrà fuori e delineerà gli esatti contorni di questa vicenda. I nomi dei colleghi li farò. E anzi, preciso che se oggi fossi stato ascoltato dal consiglio direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati li avrei già fatti. E comunque in parte li ho già indicati anche tra i componenti dei probiviri dell'Anm, personalità che hanno fatto parte del sistema delle correnti».

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Le sue accuse, però, appaiono generiche.
«Non farò mai accuse indiscriminate: quello che dirò, lo dirò a breve attraverso una ricostruzione dei fatti estremamente precisa».
Esistono altri Palamara? La partita, per lei, è quindi solo all'inizio?
«Non ho agito da solo e non farò, come ho già detto più volte, da capro espiatorio. Questo deve essere estremamente chiaro».
Quanti sono i magistrati che riteneva suoi amici, a cui ha dispensato aiuti e favori, e che adesso nemmeno la salutano più e quasi fanno finta di non conoscerla?
«Non riesco a quantificare numericamente i colleghi con cui prima avevo un rapporto e dopo quello che è accaduto non mi hanno più cercato. Posso dire che nel corso della mia attività ho stretto relazioni con molti giudici e pm, ero diventato un riferimento e adesso in tanti sono scomparsi. Vorrei precisare una cosa».
Prego.
«Il trojan che è stato inoculato nel mio cellulare non ha riscontrato fatti corruttivi (oggetto dell'imputazione a Perugia di corruzione, ndr) ma ha portato alla luce solo episodi inerenti all'attività politica associativa all'interno della magistratura, in un momento in cui era venuta meno l'alleanza con la componente di sinistra delle toghe».
Lei vede una relazione in questo?
«Dico solo che è un dato di fatto».
Vuole chiedere scusa a quei suoi colleghi che non sono riusciti a fare carriera a causa del sistema delle correnti?
«Chiedo scusa ai tanti colleghi che sono fuori dal sistema delle correnti, che inevitabilmente saranno rimasti scioccati dall'ondata di piena che rischia ingiustamente di travolgere quella magistratura operosa e aliena dalle ribalte mediatiche. Per loro sono disposto a dimettermi ma solo se ci sarà una presa di coscienza collettiva e se insieme a me si dimetteranno tutti coloro che fanno parte di questo sistema. Non farò il capro espiatorio di un sistema».
Lei ha comunque delle grosse responsabilità
«Dal 2007 tanti colleghi (forse sbagliando) mi hanno investito di una funzione rappresentativa. In tale ambito ho fatto parte del sistema delle correnti, quel sistema che ora mi condanna, spesso mi insulta, perché a torto a ragione individua in me l'unico responsabile. Non mi sottrarrò alle responsabilità politiche del mio operato per aver accettato regole del gioco sempre più discutibili. Ma dev'essere chiaro che non ho mai agito da solo»,
Ha sottovalutato alcune sue frequentazioni?
«Ho sottovaluto le mie frequentazioni in quel periodo perché in me prevaleva l'idea di essere un incorruttibile. All'inizio ero animato da nobili ideali, poi sono rimasto invischiato da meccanismi infernali, il meccanismo delle chat. Non tutto è stato sbagliato: nel corso di 4 anni sono state fatte mille nomine, sono stati nominati magistrati valorosi certo il sistema ha penalizzato chi delle correnti non ne faceva parte».
 

Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 00:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA