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Pettorano, rivolta del paesino abruzzese: «Hanno portato il virus da fuori, fino a ieri eravamo Covid-free»

Martedì 28 Luglio 2020 di Patrizio Iavarone
Pettorano, rivolta del paesino abruzzese: «Hanno portato il virus da fuori, fino a ieri eravamo Covid-free»

Erano arrivati con il grande sbarco di metà luglio a Lampedusa e dalla Sicilia, dopo il braccio di ferro tra il governatore Nello Musumeci e il Viminale, erano stati trasferiti notte tempo a Pettorano sul Gizio, paese di milletrecento anime nel cuore della Riserva Genzana in provincia dell'Aquila, a pochi chilometri da Sulmona. Otto dei dodici migranti tunisini ospitati nel centro di accoglienza di Ponte d'Arce, una frazione alla periferia del paese, sono però risultati l'altro giorno positivi al tampone, nonostante il test sierologico eseguito in Sicilia prima della partenza avesse dato esito negativo e nonostante la loro sostanziale asintomaticità. Una notizia che ha messo in allarme il piccolo centro tanto da rendere necessaria da parte di polizia, carabinieri e guardia di finanza, una staffetta a presidio dei cancelli 24 ore su 24 per evitare tensioni e soprattutto per impedire che dai cancelli del centro non entri e non esca nessuno. Pettorano sul Gizio, d'altronde, finora non ha registrato neanche un caso di Covid e nel territorio, la Valle Peligna, non si attestano nuovi casi dalla metà di aprile. Un'area tutto sommato indenne dal Coronavirus che sta rialzando la testa con una stagione turistica inaspettata, alimentata proprio dall'attrattività della montagna e dei borghi sperduti in paesaggi naturali straordinari.

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FOCOLAIO
Anche per questo quel potenziale focolaio alle porte del paese ha spinto ieri i residenti a chiedere al sindaco e al prefetto «la sospensione delle attività di accoglienza di immigrati fino a quando  non sarà  risolta la difficile e pericolosa pandemia dovuta a Covid. Secondo le direttive del governo ai Paesi a rischio pandemia è vietato l'ingresso in Italia - si legge nella lettera -, non ci spieghiamo come il nostro sindaco abbia potuto accettare senza obiezione alcuna che immigrati provenienti illegalmente da Paesi a rischio vengano ospitati in dette strutture in quarantena fiduciaria con solo test sierologico e senza la certezza di un tampone negativo».
La Lega cavalca la protesta e per domani pomeriggio ha organizzato un presidio davanti ai cancelli di Ponte d'Arce, mentre il segretario regionale Luigi D'Eramo ha dato mandato di presentare un esposto alla procura della Repubblica: «Al fine di valutare l'eventuale sussistenza di ipotesi di reato - spiega - e verificare se sussistano i reati di epidemia colposa ovvero altri reati anche dolosi che dovessero essere riscontrati nel caso in cui non si desse luogo ad alcun accertamento preventivo alla partenza. Oppure, ipotesi peggiore, nel caso in cui i test siano del tutto omessi o carenti o non riferibili agli attuali ospiti della struttura di accoglienza».

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La Prefettura dal canto suo, però, tranquillizza e rassicura tutti: «Già al loro arrivo da Lampedusa nella giornata di giovedì 16 - scrive il prefetto - la Prefettura aveva provveduto all'isolamento interno dei tunisini, sotto la sorveglianza del gestore della struttura e con l'osservazione delle prescrizioni di sicurezza da adottare per tutti gli operatori». I dodici tunisini, cioè, per i quali era stata sgomberata la struttura di Ponte d'Arce che ospitava altri migranti, non avrebbero avuto nessun contatto esterno da quando sono arrivati, nel rispetto di un protocollo molto rigido che, nonostante la negatività dei test sierologici, aveva previsto l'isolamento e il tampone.
RESIDENTI
Molti residenti, però, non la pensano allo stesso modo e denunciano come nei giorni scorsi, prima cioè che fosse noto l'esito dei tamponi, i migranti in questione sarebbero stati visti fuori dalla struttura ad abbeverarsi alla fontana del piazzale dove fanno sosta decine e decine di automobilisti e camionisti che vanno a Napoli. Ieri, intanto, sono stati eseguiti i tamponi anche a cinque operatori del centro di accoglienza che, nel rispetto delle misure di prevenzione, sostiene il gestore, si sono occupati di fornire cibo e accoglienza ai richiedenti asilo. Per tutti e cinque, in attesa del responso, previsto per oggi, è stato disposto ora l'isolamento domiciliare; mentre alla cura dei migranti è stato assegnato un operatore addetto alla mensa che resterà in isolamento fiduciario interno con gli ospiti tunisini. I dodici richiedenti asilo saranno invece sottoposti nuovamente a tampone alla fine della quarantena.
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA