Reddito di cittadinanza, ecco tutti i furbetti scovati dalla Finanza: narcotrafficanti, contrabbandieri, abusivi

Lunedì 23 Marzo 2020 di Michela Allegri
Reddito di cittadinanza, ecco tutti i furbetti scovati dalla Finanza: narcotrafficanti, contrabbandieri, venditori abusivi

Certificazioni false, lavoratori in nero, finte separazioni per non dichiarare entrate, ma anche pusher, veri e propri narcotrafficanti, affiliati di clan, evasori fiscali, criminali. I furbetti del reddito di cittadinanza sono migliaia. E per loro, dopo i controlli delle forze dell’ordine, sono scattate sanzioni e denunce. Ecco la raccolta di tutte le operazioni più significative fatte dalla Guardia di finanza dal Nord al Sud dell’Italia.

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OTTOBRE 2019: CONTRABBANDIERI E PUSHER
Si parte con l’ottobre del 2019, mese in cui i controlli sono diventati più serrati. In Campania 12 persone vengono arrestate nell’Agro nocerino sarnese. In 5 percepivano il reddito di cittadinanza. Il contrabbando avveniva principalmente con i Paesi dell’Est, soprattutto Ucraina, ma anche con la Cina. Tra giugno e agosto del 2018 sono state commercializzate più di 3 tonnellate di sigarette. Il volume di affari, in soli due mesi, è stato calcolato in più di 500mila euro. Nonostante questo, 5 indagati nel 2019 avevano fatto richiesta per ottenere il sussidio statale. E quella domanda era stata accettata.

Il 24 ottobre, i finanzieri di Seveso, in Lombardia, hanno denunciato un’estetista abusiva che percepiva, indebitamente, il sussidio: lavorava in nero in un salone di bellezza, ma aveva dichiarato di non percepire redditi. Il giorno dopo è stato  il turno di una quarantaseienne romana che aveva trasformato il circolo ricreativo che gestisce in una centrale di smercio di cocaina. La donna è stata arrestata e denunciata sia per spaccio che per percezione indebita di redditi. I militari, che stavano facendo controlli sulle dichiarazioni allegate alla richiesta di sussidio, si sono insospettiti vedendo il giro di avventori in quel circolo del quartiere Tiburtino. Il locale era anche stato attrezzato con un sistema di videosorveglianza tecnologico per monitorare gli accessi ed accorgersi in tempo di eventuali blitz delle forze dell’ordine.

Si passa poi a Siracusa: ancora una volta una storia di traffico di droga e reddito di cittadinanza irregolare. Il 29 ottobre la Finanza ha fermato un uomo a bordo di una macchina di lusso: una Porsche Macan. Dai controlli è emerso che il soggetto percepiva il sussidio statale. Perquisendo casa sua sono stati trovati più di mille euro in contati e 327 dosi di cocaina. Due giorni dopo, in Abruzzo, la Compagnia di Avezzano ha scovato un furbetto che lavorava in nero in discoteca e, pur avendo uno stipendio praticamente fisso, percepiva il reddito di cittadinanza. Mentre in Sicilia i militari della Compagnia di Augusta hanno denunciato due persone assunte in nero in un supermercato che percepivano il sussidio statale.

NOVEMBRE 2019: AUTOMOBILI DI LUSSO E FINTE SEPARAZIONI
Il 5 novembre a Bergamo e provincia sono stati scoperti e denunciati 12 furbetti. Tra loro, oltre ai soliti lavoratori in nero, anche una donna di origine libanese che, pur di ottenere il sussidio, nella domanda presentata all’Inps aveva dichiarato - falsamente - di essere separata e non aveva indicato il reddito del marito, di oltre 120mila euro annui. Ma nella lista della Finanza c’erano anche un uomo di origine marocchina che aveva omesso di dichiarare compensi percepiti superiori a 17mila euro, un cittadino italiano che non aveva indicato nel proprio stato di famiglia alcuni componenti del nucleo familiare titolari di redditi, né l'affitto incassato per un immobile dato in locazione. E ancora: due donne italiane riscuotevano il beneficio pur essendo state, nel frattempo, assunte. Mentre un uomo aveva "dimenticato” di indicare nella domanda lo stipendio del figlio convivente e il possesso di autovetture. Dulcis in fundo, un cittadino di origine pakistana riceveva la misura di sostegno nonostante fosse residente e lavorasse da mesi a Londra, come emerso nel corso dei controlli presso l'aeroporto di Orio al Serio.

Il 6 novembre, in provincia di Frosinone, sono stati scoperti due lavoratori - il gestore di un negozio di alimentari e un venditore ambulante di frutta - che evitavano di emettere scontrini fiscali per non dichiarare gli incassi e, quindi, mantenere il diritto alla percezione dell’emolumento. E ancora: i finanzieri di Locri hanno scoperto che 237 persone avevano ottenuto il sussidio in assenza dei requisiti previsti dalla legge. Ecco i casi più eclatanti: due detenuti, indagati per associazione di stampo mafioso; un intero nucleo familiare riconducibile ad una nota famiglia di ‘ndrangheta; omissione dalle dichiarazioni di diversi componenti del nucleo familiari titolari di redditi, alcuni anche per oltre 55mila euro; soggetti intestatari di ville ed autovetture di lusso, tra cui uno che possiede una Ferrari. Gli importi erogati in modo irregolare sono stati sequestrati: si tratta di circa 870mila euro.

In provincia di Salerno, invece, è stata denunciata una donna che percepiva la pensione della madre defunta - circa 1.200 euro netti - e prendeva anche il reddito di cittadinanza. Mentre a Rimini, pur di intascare il sussidio che non gli spettava, un albergatore settantenne ha dichiarato dati non veritieri: ha attestato di non avere altri redditi, ma solo una pensione sociale. In realtà, aveva proprietà immobiliari, compreso un albergo del valore commerciale di oltre 800mila euro. Ma non è finita. Perché il 19 novembre i finanzieri hanno anche scoperto che un rivenditore di articoli contraffatti, oltre a infrangere la legge, percepiva anche l’emolumento. Due giorni dopo, a Palermo è emerso che il reddito era stato concesso anche a due narcotrafficanti, che spedivano hashish a domicilio.

DICEMBRE 2019: VEDITORI ABUSIVI E FINTE RESIDENZE
Il 10 dicembre i militari del Comando Provinciale di Genova hanno scoperto che il reddito di cittadinanza, da circa 500 euro al mese, era stato concesso anche a un indagato - finito in carcere - per traffico internazionale di cocaina aggravato dal metodo mafioso. L’uomo era già stato condannato in primo grado dal Tribunale di Locri per falsa testimonianza in relazione a un omicidio. A Sassari, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha scoperto 9 furbetti del reddito che lavoravano in nero: un operaio edile, un dipendente di una discoteca, un barista, una cameriera, un aiuto pizzaiolo e un lavapiatti. Uno di loro, dopo essere stato regolarizzato dal datore di lavoro, aveva “dimenticato” di informare l’Inps, continuando a dichiararsi disoccupato.

Il 16 dicembre, a Partinico, in Sicilia, 11 volontari di una onlus attiva nel settore dei servizi di autoambulanze percepivano il sussidio nonostante l’amministratore dell’associazione distribuisse loro - abusivamente - un “avanzo di gestione” derivante dai fondi pubblici stanziati dall’Azienda sanitaria provinciale, facendolo passare come rimborso spese. C’è poi il caso di un trentenne della provincia di Chieti: utilizzando la partita Iva della compagna, esercitava l’attività di commercio ambulante di panini e altri generi alimentari, soprattutto in occasione di feste e sagre. Incastrarlo è stato facile: si faceva pubblicità con tanto di post e foto su Facebook.

Il 18 dicembre, poi, ci sono state 41 segnalazioni in provincia di Cosenza: soggetti che, con vari escamotage, avevano indebitamente ottenuto il beneficio economico. C’era il fotografo di professione che pubblicizzava servizi di matrimoni sui social, chi faceva, in nero, la raccolta delle olive, il gestore di un B&B. E poi c’è il caso delle “residenze di comodo”, dichiarate per fingere di avere un nucleo familiare ristretto e così ottenere un indicatore Isee più basso. Il 19 del mese a Milano sono stati scoperti 22 casi di indebite percezioni del salario statale: venditori di magliette, cappellini, fascette o altro merchandising contraffatto in occasi dei concerti al forum di Assago, una donna che lavorava in nero nell’officina del padre e molti altri. Pochi giorni dopo, a Caserta sono stati scoperti ben 80 furbetti, tra i quali lavoratori in nero, contrabbandieri e venditori abusivi “storici”.

GENNAIO 2020: DOCUMENTI FALSI E TASSISTI ABUSIVI
A Cagliari, il 3 gennaio scorso, i finanzieri hanno scoperto 14 situazioni irregolari. Due persone, già denunciate per evasione fiscale, avevano omesso di indicare nelle autocertificazioni i compensi in realtà percepiti. Un altro soggetto non aveva dichiarato che nel proprio nucleo familiare c'erano anche i genitori, percettori di pensioni di anzianità per oltre 70mia euro annui complessivi. Due furbetti avevano modificato sulla carta la composizione dei propri nuclei familiari, mentre un altro aveva ottenuto il reddito pur risiedendo all’estero. Pochi giorni dopo i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Bagheria hanno denunciato un commerciante abusivo di frutta e verdura: percepiva lo stipendio statale dichiarando di essere disoccupato da tempo.

In Sicilia, a Ragusa, sono stati pizzicati altri due pusher che, insieme a dosi di cocaina pronte da smerciare, avevano in tasca pure la prepagata per incassare l’emolumento. Nella provincia ciociara sono poi stati individuati altri 37 casi anomali: dichiarazioni false su redditi e composizione del nucleo familiare, sulla condizione lavorativa e anche sui precedenti penali. Di questi, 26 erano di etnia rom, stanziali nella provincia di Frosinone: avevano preso redditi irregolari per 110mila euro. Il 24 gennaio, invece, il Comando Provinciale di Napoli ha individuato, nei pressi della stazione e del centro storico, 4 tassisti che esercitavano l’attività abusivamente. A uno di loro era stata persino revocata la patente dal 2010. Tutti percepivano il reddito di cittadinanza.

FEBBRAIO 2020: CLAN E FABBRICHE ABUSIVE
Nel mese di febbraio è proseguita l’attività delle Fiamme Gialle dedita a scovare i furbetti del sussidio. Viene scoperta una signora che aveva ottenuto il beneficio pur non essendo nemmeno residente in Italia da anni. Segnalata all’Inps, si vedrà revocato l’assegno. Ben più grave la posizione di diversi familiari di alcuni membri di un pericoloso clan di narcotrafficanti vicino agli “scissionisti” di Secondigliano. I loro congiunti erano in affari con la camorra, agendo quali veri e propri broker della droga. I traffici venivano organizzati in un ristorante alla moda di Posillipo, dove i sodali si riunivano per decidere i carichi e spartire gli utili. L’attività dei militari ha consentito di sequestrare decine di chili di droga destinata alle piazze di spaccio di Napoli, Salerno e Caserta. L’organizzazione muoveva un giro di affari milionario. Nonostante i sequestri di centinaia di migliaia di euro in contanti e orologi di lusso, i familiari degli arrestati percepivano il reddito di cittadinanza. Segnalati all’Inps, si apriranno le pratiche per la decadenza.

Stessa sorte toccata ad un egiziano che percepiva 500 euro al mese dal reddito di cittadinanza. La Guardia di Finanza ha scoperto che lavorava in nero in un ristorante di grido di Fiumicino, assunto a tempo indeterminato con regolare stipendio. Guai anche per il ristoratore, che impiegava nel suo locale altri 7 lavoratori in nero.
Ad Aversa, invece, un imprenditore aveva fatto le cose in grande. La Guardia di Finanza ha sequestrato un’intera fabbrica di scarpe che operava in assenza di autorizzazione. I militari, insospettiti dai fumi nocivi che uscivano dallo stabilimento, prodotti dalla bruciatura delle colle usate per confezionare le calzature, hanno fatto irruzione svelando una florida attività sommersa. Oltre cento macchinari, decine di fusti di prodotti chimici, centinaia di metri quadri dedicati all’attività con tredici lavorati in nero. Sette di questi sono stati denunciati all’Inps e in Procura perché sono risultati destinatari del salario di Stato.

C’è poi il caso di un pensionato romagnolo che aveva chiesto e ottenuto 780 euro al mese dallo Stato. L’attività ispettiva della Guardia di Finanza ha però consentito di accertare che l’uomo non aveva dichiarato di aver ereditato un immobile da oltre 40mila euro, superiore al limite di legge per accedere al sussidio. Sempre in Romagna, le Fiamme Gialle hanno scoperto un artigiano riminese che riceveva un reddito di cittadinanza da 780 euro al mese, pur avendo frodato il fisco: risultava essere un evasore totale, già sottoposto ad accertamento fiscale per aver omesso di pagare le tasse su oltre 32mila euro di reddito percepito. Nella domanda per il sussidio, aveva anche dimenticato di indicare di essere proprietario di un immobile del valore di quasi 90mila euro. Denunciato alle competenti Autorità, dovrà affrontare un processo penale e restituire le somme indebitamente percepite.

Guai anche nel messinese, dove un imprenditore aveva messo su un lussuoso outlet di abbigliamento, che offriva vestiti di famosi marchi a prezzi stracciati. Una volta fatta irruzione nel locale, i militari hanno scoperto oltre 100 capi in vendita completamente falsi, benché esposti con le regolari etichette delle famose maison di moda. La Finanza ha anche scoperto che l’unico commesso del negozio era in nero, e che i suoi familiari percepivano il reddito di cittadinanza. Sono finiti nei guai il titolare dell’esercizio, per ricettazione e commercio di prodotti contraffatti, ed il commesso.

Stessa musica in diverse attività di ristorazione al Nord Italia. Nei controlli a tappeto disposti dalla Guardia di Finanza sono emersi diversi esercizi che impiegavano lavoratori in nero, che spesso risultavano anche percettori del reddito di cittadinanza. Come nel caso delle due sedi di un rinomato ristorante e di un bar, tutte nel bergamasco, dove i finanzieri hanno sorpreso a lavorare un totale di nove dipendenti in nero, due dei quali percepivano reddito di cittadinanza o l’indennità di disoccupazione. Denunciati, dovranno rispondere in sede penale e restituire.

MARZO 2020: DISCARICA ABUSIVA E LAVORO IN NERO
Dall’inizio di marzo è stata effettuata una sola operazione. La Compagnia della Guardia di Finanza di Este ha scoperto una discarica abusiva di rifiuti presso cui era impiegato un lavoratore formalmente disoccupato, appartenente ad un nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza. A percepire il salario statale era la moglie, marocchina, che aveva dichiarato il falso nell’autocertificazione.
 

 
 

Ultimo aggiornamento: 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA