Roma, menu vegano a scuola bocciato dai bambini. La protesta delle mamme: «Portate i panini»

Giovedì 6 Febbraio 2020 di Lorena Loiacono
Cruditè di verdure, tofu, latte di soia e frutta. E il digiuno a scuola è servito. Ieri pomeriggio infatti, a Roma, tanti bambini delle elementari sono usciti da scuola con i morsi della fame. Il motivo? La mensa prevedeva un menu vegano, decisamente poco apprezzato dai piccoli che, come veri e propri baby- masterchef, hanno rimandato indietro tutti piatti o quasi: i bambini a far la fame e il cibo che finisce nella spazzatura, mandando all'aria i buoni propositi contro lo spreco da insegnare ai più piccoli. Mentre le mamme fuori da scuola, infuriate, sono accorse con panini e biscotti, pizzette e spuntini d'ogni tipo perché erano state avvisate per tempo da maestre e rappresentanti di classe sul flop del pranzo.

Il tam tam social, infatti, è partito alla notizia che i bambini avrebbero trovato in tavola un cruditè di verdure a base di carote e finocchi e, a seguire, una lasagna vegetariana con i piselli e la besciamella realizzata con il latte di soia e il tofu. A seguire frutta. E niente pane in tavola. Inevitabili le proteste delle mamme: «Non è un problema di alimentazione vegana, che mi va benissimo, ma mio figlio non ha mai mangiato il tofu né il latte di soia: sono sapori che non conosce. Perché sperimentarli a scuola? Praticamente non ha mangiato niente». E ancora: «Mia figlia ha mangiato solo carote e finocchi» oppure «usiamo piatti a base di soia, in casa, ma forse le cuoche della scuola non lo usano come facciamo noi in famiglia: anche mia figlia, che non ha riconosciuto il sapore, non ha voluto mangiare niente». E così, ieri, dieta per tutti.

Non è la prima volta che a Roma nelle scuole si organizzano pranzi che non incontrano il gusto dei più piccoli. Il pasto vegano del Campidoglio a Cinque Stelle arriva infatti dopo una lunga lista di esperimenti culinari non andati a buon fine. Tutti decisamente flop. Ce n'è per tutti i gusti, infatti: iniziò l'allora sindaco Walter Veltroni proponendo ai più piccoli i menu etnici, con piatti indiani, filippini e bengalesi al gusto di cannella e cous cous per raccontare la cucina delle comunità straniere maggiormente presenti nelle scuole della Capitale. Non piacque. Così il suo successore, Gianni Alemanno, li abolì introducendo i menu regionali per valorizzare invece la tradizione italiana: un'altra bocciatura a suon di penne alla carrettiera siciliane, ribollita toscana, pollo alla Marengo e ris an cagnon piemontese. Niente da fare e allora ci riprovò il sindaco Ignazio Marino, pensando di battere tutti giocandosi la carta vincente: wurstel e patatine fritte, tipico piatto tedesco. Venne apprezzato, peccato però che rientrasse nei menu del progetto Viva l'Europa, lanciato in occasione del semestre di presidenza italiana, e avrebbe portato in tavola, a seguire, croque monsieur dalla Francia, gulasch dall'Ungheria, paella valenciana dalla Spagna, wiener schnitzel dall'Austria. Tutti piatti buonissimi, ovviamente, ma poco adatti al palato dei più piccoli, senza contare la difficoltà delle cuoche a dover realizzare ogni anno piatti sconosciuti.

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