Siccità: dal mare o dalle fognature, così le nuove tecnologie possono rigenerare l’oro blu

Siccità: dal mare o dalle fognature, così le nuove tecnologie possono rigenerare l oro blu
Siccità: dal mare o dalle fognature, così le nuove tecnologie possono rigenerare l’oro blu
di Carlo Ottaviano
Martedì 21 Giugno 2022, 07:47 - Ultimo agg. 11:21
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Una società italiana, anzi romana – la Webuild, come dal 2020 si chiama il gruppo Salini Impregilo – ha risolto il problema della mancanza di acqua, della siccità. Non in Italia, ma in Tagikistan nell’Asia centrale, costruendo la diga più alta del mondo per imbrigliare le risorse dei fiumi Amu Darya e Syr Darya.

A Las Vegas – dove sempre più scarsa arriva l’acqua del Colorado – la stessa società ha realizzato un tunnel idraulico di 30 chilometri che parte dal Lake Mead. Due soluzioni locali – con know how italiano - a un problema globale. La siccità è, infatti, un fenomeno drammatico che – secondo l’Onu - vede 2 miliardi di persone a rischio entro il 2025, causato in primo luogo dal surriscaldamento del pianeta. Ma le soluzioni vanno adottate localmente.

L’esempio più lungimirante è quello di Israele che ha affrontato il problema sia dal punto di vista legislativo che tecnologico. «In Israele l’acqua - afferma Yacov Tsur, della Hebrew University di Gerusalemme - è interamente posseduta e gestita dallo Stato, che ne decide il prezzo». Le esperienze israeliane sono l’oggetto della stretta collaborazione in atto tra Confagricoltura e le autorità di Tel Aviv. Nel Paese, in gran parte desertico, l’innovazione tecnologica ha permesso di risparmiare acqua con gli impianti goccia a goccia per l’agricoltura, mentre per gli usi domestici e industriali si ricorre alla desalinizzazione dell’acqua del mare che oggi copre il 60% dei consumi. Nel mondo 17 mila impianti di desalinizzazione danno acqua a 300 milioni di persone.

In Sardegna è da poco attivo l’impianto di Sarroch, vicino Cagliari, capace di fornire 12 mila metri cubi di acqua dolce al giorno (con un investimento di 22 milioni di euro). Altro sistema che si sta rivelando valido è la creazione di acqua dall’aria, sfruttando le turbine eoliche che spingono l’area verso uno scambiatore di calore che la raffredda, recuperando le gocce di umidità (non tanto diverso da ciò che avviene con i condizionatori d’aria di casa). Nelle campagne israeliane si recupera pure il 50% di acqua delle città.

«E’ come se un litro d’acqua ad uso domestico – spiega Tsur - valesse in realtà un litro e mezzo, perché la metà di quell’acqua viene riutilizzata negli impianti di irrigazione». Detto così - Recycled Wastewater – nulla di inquietante, se non fosse per le lobby private che gestiscono alcuni impianti nel mondo che parlano invece di Poop-Water (acqua dalla cacca) per dissuadere gli interventi pubblici.

Il riutilizzo dell’acqua di scarto civile per uso industriale e agricolo è comunque un altro obiettivo primario. Altrettanto urgente, in Italia, la criticità delle “reti colabrodo” a tutti nota ma sempre sottovalutata: il 37,3% dell’acqua degli acquedotti va dispersa (fonte Istat).

Altri studi parlano di 41,3 litri persi ogni 100 distribuiti con punte in alcune zone del sud e in Sicilia del 70%. La colpa è degli impianti vecchi, delle frequenti rotture di tubature e – tema sottovalutato – degli stress ai contatori che vanno in tilt per i troppi allacci abusivi alla rete. Grazie al Pnrr sono già disponibili 800 milioni di euro, gran parte dei quali serviranno ad ammodernare le reti.

«Poca cosa – denuncia il presidente di Cia Agricoltori Italiani Cristiano Fini – perché in Italia stiamo pagando 20 anni di ritardi». Una delle idee del mondo agricolo è la bacinizzazione del Po, con tanti piccoli invasi per contenere l’acqua e gestirla nei momenti di siccità.

«Si fa nel Nord Europa – dice Fini – il Belgio è un esempio virtuoso». Laghetti utili in tutte le regioni. «Da 30 anni – denuncia Remo Parenti, presidente di Confagricoltura Viterbo – ne sento parlare senza che accada nulla. Eviterebbero di far perdere l’acqua piovana, già scarsa».


IL RECORD ITALIANO
Non è insomma più tempo di progettare un nuovo acquedotto romano – l’Aqua Appia è del 312 a.C. – ma almeno di buon senso. Quello che manca a molti di noi: l’Italia ha il record europeo di maggiore consumatore di acqua (419 litri al giorno per abitante, superiore del 66% alla media mondiale). Avere comportamenti responsabili nell’uso (e abuso) dell’oro blu è sicuramente un dovere civico, non aiutato probabilmente dal costo del metro cubo di acqua: in Italia circa 2 euro, contro i 5 della Germania e i 6 della Francia. 
 

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