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Siccità, il mare risale il Po, autobotti per centinaia di comuni: il 28% dell'Italia a rischio desertificazione. Il rapporto Onu: «In arrivo 700mila migranti»

Oggi, 17 giugno è la “Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità” indetta dalle Nazioni Unite

Venerdì 17 Giugno 2022 di Paolo Ricci Bitti
Siccità, il mare risale il Po, autobotti per centinaia di comuni: il 28% dell'Italia a rischio desertificazione

Fa effetto vedere che, per indicare la desertificazione, il colore giallo avvolge anche l'Italia così come il Sahel, la fascia dell'Africa a sud del Sahara. Poi sarà una questione di tonalità e di sfumature che invece mancano nei numeri del rapporto "La siccità in numeri 2022" dell'Onu:  2,3 miliardi di persone, un terzo dell'Umanità, sta già subendo gli effetti pesanti della desertificazione e nel 2050 la quota rischia di raddoppiare, Già entro il 2040 un bambino su quattro soffrirà per carenza di acqua la cui mancanza ha causato 650mila morti dal 1970 in poi.

E in Italia il 28% del territorio, in gran parte al Sud, è considerato a rischio desertificazione, attesta l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nei giorni in cui il Po conosce i suoi giorni peggiori da 70 anni con la marea di acqua di mare (e quindi salata) che risale il delta rendendo impossibile irrigare i campi. Una situazione di estremo allarme che impone di fare scelte drammatiche: usare la poca acqua del fiume per produrre elettricità (sempre vitale in questo periodo di carenza di fonti energetiche per colpa dell'aggressione della Russia all'Ucraina) oppure impiegarla per salvare i raccolti (sempre più vitali in questo periodo di carenza di importazioni di cereali per colpa dell'aggressione della Russia all'Ucraina)? Intanto diventano centinaia i comuni nel nord Italia che vengono riforniti con acquedotti, mentre vengono inasprite le sanzioni per chi spreca l'acqua degli acquedotti (i giardini da innaffiare, ad esempio) o chi, in agricoltura, non rispetta razionamenti e orari legati all'irrigazione.

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E siamo in Italia, in difficoltà ma lontani dal terzo mondo alle prese con la più devastante crisi alimentare del XXI secolo con le organizzazioni umanitarie che chiedono aiuto per sfamare milioni di persone. Nel Sahel la siccità crescente ha cancellato il 75% dei terreni che erano stati dissodati e coltivati. Una tragedia che innescherà nei prossimi anni, rileva sempre l'Onu, la migrazione di 700mila persone

Oggi, 17 giugno è la “Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità” indetta dalle Nazioni Unite con una risoluzione del 1995. Quest’anno il tema della giornata mondiale è centrato sul tema: “Rising up from drought together” (Risorgere insieme dalla siccità).

La siccità - riporta la nota dell'Ispra - attacca anche Asia, Medio Oriente e Sudamerica presentano un alto rischio di degrado del suolo. "Persino Paesi fortemente sviluppati, come gli Stati Uniti o l’Australia, presentano aree con alto rischio di desertificazione. Nell’Unione Europa, i Paesi più coinvolti sono Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Croazia, Cipro e Malta, ma non sono immuni da analoghi fenomeni l’Ungheria, la Slovenia e la Romania.  Tutto il Pianeta è soggetto a fenomeni di degrado del territorio e del suolo rapidamente crescenti, che minano la fornitura dei servizi ecosistemici sui cui si fonda la vita umana e che è il risultato di azioni di sovrasfruttamento indotte dall'uomo, causando il declino della sua fertilità, della biodiversità che ospita, con evidenti danni complessivi anche alla salute umana, azioni i cui impatti sono fortemente inaspriti dai cambiamenti climatici. La Convenzione della Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione e agli effetti della siccità (Unccd) è il quadro di riferimento globale, avendo assunto come focus delle sue azioni il raggiungimento della land degradation neutrality, in perfetta sintonia con l’Agenda 2030. E l’Italia sta da tempo lavorando per definire e raggiungere i traguardi operativi previsti per raggiungere un tasso di degrado netto pari a zero".

La percezione

La sensibiltà sul tema della siccità è per fortuna in aumento, con la speranza che ognuno faccia la sua parte con piccoli e grandi risparmi e buone pratiche: otto italiani su 10 sono preoccupati per il futuro e per il 56% ad essere a rischio è l'agricoltura. È quanto emerge da una recente ricerca Ipsos per Finish. Il deficit di pioggia e neve (rispettivamente -60% e -80% rispetto alla media stagionale) ha infatti messo in crisi le principali aree rurali del nord Italia, con i grandi invasi di acqua riempiti a livelli minimi e ben al di sotto della loro capacità. Gli italiani sembrano aver compreso la situazione: secondo l'indagine Ipsos, infatti, la situazione odierna e lo spettro della desertificazione preoccupano il 62% degli intervistati, con una percentuale che aumenta all'83% se viene ampliato l'orizzonte temporale e si guarda al futuro. Preoccupazione che, nel presente, rimane elevata per il sud Italia e le isole (69%) ma che, proprio in ottica futura, vede il nord-ovest guadagnare il primo posto (63%), a causa del forte stress idrico a cui sono sottoposte Piemonte e Lombardia, seguito da sud e isole (62%), dal centro (59%) e dal nord-est (57%). Questa situazione ha un impatto diretto e inevitabile sull'agricoltura, settore che a causa di siccità e fenomeni atmosferici è considerato a forte rischio dal 56% degli intervistati e che pertanto, per resistere alla «crisi», è costretto a trovare nuove aree da coltivare o a ricercare e ad accelerare su nuovi investimenti. A questo proposito emerge particolare preoccupazione per quanto concerne le risorse idriche in futuro: il 25% ha dichiarato una certa preoccupazione per i fenomeni di prolungata siccità (+13% se paragonato ai timori sul presente), il 24% per lo scioglimento dei ghiacciai e il 19% per la presenza di fenomeni atmosferici intensi sempre più brevi e limitati ad alcuni periodi dell'anno.

Ultimo aggiornamento: 13:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA