Stupro scoperto in classe grazie a un tema su Giulia Cecchettin, la prof salva l'allieva

Latina, una 16enne trova il coraggio di svelare le violenze nel compito di italiano

Stupro scoperto in classe grazie a un tema su Giulia Cecchettin, la prof salva l'allieva
Stupro scoperto in classe grazie a un tema su Giulia Cecchettin, la prof salva l'allieva
di Monica Forlivesi e Giuseppe Mallozzi
Venerdì 2 Febbraio 2024, 00:52 - Ultimo agg. 11:33
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Quanta forza deve avere raccolto a 16 anni per scrivere su quel foglio, in quel tema, che si sentiva anche lei come Giulia Cecchettin. Che il suo ex fidanzato adolescente stava diventando giorno dopo giorno il suo carnefice. Perché lei, studentessa di un istituto professionale del sud della provincia di Latina, si deve essere sentita annientata e in pericolo come tutte quelle donne che vengono uccise ogni giorno, ogni giorno un po’ di più, con la prevaricazione e l’umiliazione, con la molestia, con la libertà che diventa sempre più sottile. Ha trovato il coraggio di scrivere perché non ce l’aveva fatta a parlare, a raccontare che il suo ex, quello con cui aveva condiviso due anni di amore quasi bambino, fino allo scorso ottobre, la stava perseguitando. 

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LO SFOGO SUL QUADERNO

Un compito in classe ha spalancato per i docenti e per due famiglie le porte di un incubo, quello di un ragazzino che non accetta di essere lasciato, che si fa violento, che costringe la fidanzatina - secondo il racconto della studentessa - ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà, che controlla i suoi movimenti e la tortura con i messaggi su whatsapp. È il campanello d’allarme, la lettura del tema di italiano sulla morte di Giulia Cecchettin (proprio oggi l’università di Padova consegnerà alla sua famiglia la laurea postuma in Ingegneria biomedica) che fa aprire le indagini.

Questo è il modo che ha trovato la studentessa per chiedere aiuto, per raccontare il suo inferno. Sono i docenti a raccogliere l’allarme e a chiamare la psicologa e la famiglia, sono i professori di vittima e di carnefice, visto che anche il ragazzo frequenta infatti la stessa scuola, ma in una classe diversa. Ora lui è accusato di aver sottoposto a una serie di violenze fisiche e psicologiche quella che è stata fino allo scorso 10 ottobre la sua fidanzata. È una storia difficile anche solo da raccontare, per i fatti e per l’età dei due protagonisti, ma coma ha ripetuto tante volte la sorella di Giulia, «stare qui a piangere non serve a niente, dobbiamo proteggere le ragazze del presente e del futuro». E così hanno fatto i professori dando l’allarme. 

L’INCHIESTA

Secondo quanto raccolto dai militari di Formia, diretti dal maggiore Michele Pascale, la studentessa, già all’indomani della morte di Giulia Cecchettin, aveva esternato il suo stato d’animo in quella verifica scritta e aveva scritto in terza persona singolare che l’amore è cosa ben diversa dall’essere pedinata, minacciata e costretta a subire atti sessuali contro la propria volontà immortalati in un video con un telefonino. Un chiaro segnale d’allarme immediatamente colto dalla docente di italiano che ha sottoposto il compito alla dirigente scolastica. A quel punto è stato chiesto l’intervento della psicologa dell’istituto e sono stati avvertiti i genitori che sono riusciti a farsi raccontare quanto stava succedendo e si sono rivolti ai carabinieri.

LE ACCUSE

Il giovane è accusato di violenza sessuale e atti persecutori e nei suoi confronti è stata emessa la misura cautelare dal Tribunale dei minori di Roma dell’obbligo di dimora a casa. Il sedicenne, assistito dall’avvocato Massimo Signore, ieri davanti al giudice per le indagini preliminari ha fornito la sua versione e negato gran parte degli addebiti, in particolare quello di aver costretto la giovane a un rapporto sessuale non consenziente. Ha sottolineato che erano «fidanzati in casa» dall’aprile del 2022 e che la sua è sempre stata «una semplice gelosia». Di tutt’altro avviso la Procura dei minori che ha emesso la misura cautelare con l’accusa non solo di atti persecutori ma anche di violenza sessuale. Nel provvedimento viene specificato che il comportamento del sedicenne nei confronti della studentessa e dei suoi più stretti familiari è stato di tipo «offensivo, denigratorio e minaccioso» al punto da provocare alla ragazzina – aspetto questo emerso da una relazione della dirigente scolastica - «un perdurante e grave stato di paura al di fuori del contesto scolastico al punto da far alterare alla vittima le proprie abitudini di vita e a farle perdere tutte le amicizie». Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale dei minori di Roma, Paola Manfredonia, la difesa del ragazzo ha chiesto la revoca della misura cautelare definendola inattuale rispetto al periodo in cui si sarebbero verificati i fatti e ha prodotto video e foto sostenendo che i lividi e le contusioni evidenziati dalla vittima sarebbero conseguenza degli allenamenti di kickboxing. Il gip si è riservato sulla decisione.

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