Tangenti in Lombardia, pm: «Tatarella a libro paga con 5mila euro al mese». Per Altitonante mazzetta da 20mila euro

Martedì 7 Maggio 2019

Pietro Tatarella «è a libro paga» dell'imprenditore Daniele D'Alfonso: «documentalmente è un consulente della società da 5.000 euro al mese», in realtà è «una sorta di "facilitatore" dell'imprenditore ed, a riprova, si pongono i significativi benefits di cui gode». È uno dei passaggi del documento del gip di Milano dell'inchiesta sulle tangenti che ha portato a 43 misure cautelari.

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«Il piano criminoso D'Alfonso-Tatarella, così come congegnato ed attuato, è un modulo destinato a ripetersi all'infinito o, meglio - si sottolinea - fino a che lo richiederanno le esigenze imprenditoriali del primo». I fatti «sono così numerosi ed eterogenei che è, radicalmente, da escludere che le sorti degli indagati si siano intrecciate per circostanze del tutto fortuite». Vi sono - si legge nel documento - «alcune importantissime conversazioni che, dal lato D'Alfonso e dal lato Tatarella, dimostrano come il progetto sia a largo raggio».

LA MAZZETTA DA 20MILA EURO
Anche una presunta mazzetta da 20mila euro per «far ottenere il rilascio del permesso a costruire» su un immobile a Milano «sottoposto a vincoli paesaggistici». C'è pure questo tra le tante imputazioni della maxi indagine della Dda milanese che oggi ha portato a 43 misure cautelari, tra cui anche l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per abuso d'ufficio per Franco Zinna, Dirigente della Direzione Urbanistica del Comune di Milano, e per Maria Rosaria Coccia, dipendente comunale. Stando all'ordinanza cautelare, il consigliere regionale Fabio Altitonante, arrestato, avrebbe ricevuto dall'imprenditore Daniele D'Alfonso, arrestato, «quale tramite» di Luigi Patimo (la casa è di proprietà di sua moglie) 20mila euro «al fine di far ottenere il rilascio del permesso a costruire». Altitonante si sarebbe, poi, attivato con Zinna.

LE INTERCETTAZIONI
In un'intercettazione del 31 ottobre 2018 Tatarella conversando con un imprenditore, spiega il gip Raffaella Mascarino, «spende il nome della Ecol-Service qualificandosi come socio dell'impresa (in realtà egli figura unicamente come consulente con partita iva) e proponendogli una collaborazione». Ciò che rileva, riassume il giudice, è che il consigliere comunale «per mettere in evidenza le potenzialità della 'proprià impresa, sottolinea il suo ruolo di "collettore" con il mondo istituzionale», dicendo: «io su tutti i contatti diciamo legati all'istituzionale sono molto forte».

E riferisce «di aver iniziato a lavorare per la multinazionale spagnola (ACCIONA spa) presso la quale ha conosciuto il fornitore con il quale adesso lavora», ossia Daniele D'Alfonso, l'imprenditore arrestato. Nel corso del dialogo dice ancora: «l'ex dove c'era l'expo infatti stiamo cercando di capire se riusciamo ad entrarci un pò pure noi». E «confida di conoscere bene Giuseppe Bonomi, Amministratore Delegato di AREXPO, e di poter contare su conoscenze istituzionali molto forti». Tatarella, prosegue il gip, «si avvale della sua funzione pubblica e delle relazioni esistenti con altri Pubblici Ufficiali per incamerare lavori con altre imprese, offrendosi, in caso di alleanze commerciali con questi ultimi, di svolgere anche nel loro interesse, operazioni di illecita intermediazione verso altri Pubblici Ufficiali, nel caso di specie, con l'amministratore delegato di AREXPO, sfruttando le relazioni effettivamente esistenti e accertate dalle intercettazioni». Un «affare», conclude il gip, quello dell'area ex Expo, che «coinvolge interessi economici di portata milionaria».

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