Test sierologici, c'è chi dice no: 6 su 10 non si fidano. L'esame a 15 euro

Mercoledì 27 Maggio 2020 di Mauro Evangelisti

ROMA Solo un cittadino su quattro, finora, sta dicendo di sì alla richiesta di partecipare alla grande indagine nazionale dei 150mila test sierologici che ci dovrà spiegare quante persone in Italia siano venute in contatto con Sars-CoV-2. Eppure, su scala locale, sta succedendo altro: nel Lazio, grazie alla scrematura dei test sierologici gestiti dalla Regione, sono già stati individuati 81 asintomatici di Covid-19 che sarebbero rimasti nell'ombra, con il rischio di contagiare altre persone. Dopo una certa freddezza iniziale, la Regione Lazio ha deciso di puntare su questo strumento in due modi: da una parte sta facendo dialogare i laboratori privati con le Asl (l'esito del test che un cittadino, di sua iniziativa, decide di richiedere, viene comunicato all'azienda sanitaria e se è positivo, si fa subito il tampone nei drive-in); dall'altra ora, anche gli ospedali pubblici effettuano questi esame on demand, a un prezzo calmierato, 15,23 euro. Il test sierologico dice se nel sangue ci sono gli anticorpi, non se è in corso una infezione: per questo, in caso di positività, c'è poi il passaggio del tampone che si può fare solo nelle Asl. Nel Lazio 300mila test sierologici sono già programmati per operatori sanitari e forze dell'ordine, ma è un'operazione che corre parallela alla campagna nazionale dei 150mila in tutta Italia, scelti dall'Istat su un campione rappresentativo di tutta la popolazione.

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Croce Rossa: «Il numero 06.5510 non è una truffa» Ma il 60% è indeciso sui test sierologici

RICERCA
Questi canali differenti stanno confondendo le idee e così la Croce rossa, che in queste ore sta contattando i cittadini che fanno parte del campione, sta trovando notevoli difficoltà: solo un quarto si sta rendendo disponibile. Dalla Cri, il presidente Francesco Rocca avverte che il numero dal quale arriva la chiamata è 06.5510, in modo che sia chiaro che non si tratta di una truffa telefonica. Però la diffidenza ha anche un'altra motivazione: il modello laziale prevede che, una volta riscontata la positività, il tampone sia pressoché immediato nei drive in delle Asl, così se si scopre che l'infezione non è più in corso, non si rischia un'inutile quarantena. Cosa succede invece se uno dei 150mila prescelti dall'Istat risultasse positivo al sierologico? Ovviamente dovrà restare isolato in attesa del tampone, ma che garanzia avrà, visti i ritardi di molte regioni, che la verifica arrivi rapidamente? Su questo ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha risposto davanti alle telecamere di SkyTg24: «Se il test sierologico è positivo, chiediamo nel più breve tempo possibile alle aziende territoriali di fare un tampone per vedere se la persona ha carica virale nell'organismo». Una indicazione generica, resta l'appello ai cittadini a partecipare alla ricerca. Secondo i primi dati della Croce Rossa, oggi le regioni in cui c'è stata maggiore adesione sono Marche e la Sardegna, seguono Umbria e Lombardia, meno entusiaste sono la Campania e la Sicilia. Il Ministero della Salute sottolinea: sono almeno 15mila le chiamate effettuate finora dagli oltre 700 volontari della Croce Rossa Italiana in tutto il Paese per l'indagine di sieroprevalenza. Resta il nodo del potenziale inespresso dei test sierologici per scovare gli asintomatici. Dice l'assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato: «Il nostro modello andrebbe usato anche nel resto del Paese. Noi potenzialmente possiamo farne anche 30mila al giorno, prevedendo poi il controllo con i tamponi». Il commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, sta valutando se suggerire la strada del test sierologico anche nelle strutture pubbliche a 15 euro come a Roma.

ESITO
Quando ci saranno i risultati della campagna nazionale dei 150 mila test sierologici? Tra due settimane, ma una prima proiezione ci sia dopo i primi 20mila test. La campagna nazionale dei sierologici serve a calcolare quante persone, in Italia, siano venute a contatto con il virus, c'è chi pronostica che saranno almeno dieci volte i casi ufficiali. Ha spiegato il presidente dell'Accademia di Lincei, Giorgio Parisi, alla commissione Igiene e Sanità del Senato: «I 150.000 test sierologici sono insufficienti per avere un quadro epidemiologico completo delle infezioni. Non è chiaro se le risorse umane e logistiche messe a disposizione siano sufficienti per una veloce conclusione di questa prima fase di indagine: dieci unità di personale per 6 mesi all'Istat non sembrano un grande investimento».

 

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