Vaccino Johnson&Johnson arriva in Italia dal 19 aprile: dosi subito ai medici di base. Come funziona il farmaco monodose

Lunedì 29 Marzo 2021 di Mario Ajello
Vaccino, Johnson&Johnson in Italia dal 16 aprile: dosi subito ai medici di base. Come funziona il farmaco monodose

Sulle sedioline, nel viale dell’Auditorium, diventato centro vaccinale oggi come sempre ci sono in attesa della loro dose di siero anti-Covid decine di anziani, tranquilli, fiduciosi, che finalmente possono farsi la loro puntura. E tutto funziona in questo hub. Il vaccino è Moderna, due dosi, e appena arriva la notizia che dal 19 aprile in Italia si potrà fare anche il Johnson & Johnson, qualcuno di loro dice: «Ah, mannaggia, se lo facevo un po’ più tardi il vaccino potevo fare questo che è monodose e mi toglievo il pensiero in una botta sola». Ma vabbé, l’importante è che le vaccinazioni proseguano e che vadano sempre più spedite. Il 16 aprile sbarcherà in Italia anche il J&J, i medici generali saranno quelli che lo faranno per primi. E c’è grande attesa, e massima fiducia, per questo nuovo farmaco anti-Covid che ha dimostrato di avere un’efficacia al 67 per cento.

Vaccini, Curcio: «Siamo in guerra, servono norme da guerra». E mercoledì sopralluogo in Lombardia

Vaccino monodose

È il primo vaccino monodose autorizzato nell’Unione europea (tramite l’Ema) e tra poche settimane «oltre all’AstraZeneca anche J&J potrà essere somministrato nelle farmacie», secondo quanto afferma il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. La tipologia di vaccini somministrabili nelle farmacie, infatti, sarà quella che potrà avere una conservazione adeguata rispetto soprattutto al freddo. Il vaccino Pfizer, per esempio, ha dei metodi di conservazione più complicati. Quello di Johnson&Johnson, che dopo l’ok dell’Ema ha avuto il via libera dell’ente regolatore italiano Aifa, sicuramente «è un vaccino maneggevole. Il fatto che si possa usare con una sola dose, almeno a questo punto della campagna vaccinale in pandemia, è di aiuto e semplificherà le cose. Può essere tenuto in frigorifero, quindi sarà di grande aiuto per raggiungere la popolazione. E’ sicuramente un’opzione benvenuta»: così dice Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini dell’Ema.

 

 

 


Nei territori

Le Regioni, alcune delle quali come la Campania spingono per lo Sputnik russo, appena è arrivata la data certa dell’arrivo di J&J si stanno subito mobilitando per avere più dosi possibili di questo vaccino che è il quarto - dopo quelli Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca - ad essere stato approvato dall’Ema e che ha ricevuto il via libera anche dell’ente regolatore italiano Aifa. E non solo nel centro vaccinale dell’Auditorium ma anche negli altri, qui a Roma, ora che è arrivata la notizia dell’arrivo sicuro il 16 aprile gli anziani, un po’ per curiosità, un po’ pensando agli amici o ai parenti che magari proprio questo vaccino faranno, cominciano a compulsare sul telefonino - almeno quelli più smanettoni, le informazioni cliniche su J&J. E leggono cose così.

 

Le caratteristiche e la produzione

Si tratta di un vaccino costituito da un adenovirus modificato in modo da contenere il gene per la produzione della proteina Spike di Sars-CoV-2. Una volta somministrato il vaccino, questa proteina stimolerà il sistema immunitario che produrrà gli anticorpi e attiverà i globuli bianchi per bersagliarla. L’adenovirus contenuto nel vaccino non può riprodursi e non causa malattie. In Italia sarà la Catalent a produrre il vaccino, nello stabilimento di Anagni, nel Frusinate. L’accordo con l’azienda Janssen prevede l’arrivo di 7.307.292 di dosi tra aprile e giugno, 15.943.184 invece le dosi previste nel terzo trimestre e 3.321.497 quelle dell’ultimo trimestre del 2021. Il vaccino J&J facilmente conservabile in frigo essendo monodose potrà semplificare e velocizzare la campagna di immunizzazione.

 


«E’ un vaccino monodose – spiegano gli infermieri e i medici in queste ore e da qui al 16 aprile lo ripeteranno infinite volte - e per questo è maggiormente consigliato a chi ha delle allergie o delle problematiche». Se J&J ha dimostrato una riduzione del 67 per cento della malattia sintomatica da Covid-19, i dati hanno anche dimostrato che il vaccino è risultato efficace all’85 per cento nel prevenire le forme gravi di malattia. Sebbene non abbia dei valori elevati come quello di Pfizer, che raggiunge il 95 per cento, J&J ha le doti della facilità di conservazione e della velocità di somminstrazione.

 

 

 

Perciò ora che è diventata ufficiale la data di arrivo, il commissario straordinario alla campagna vaccinale, il generale Figliolo, è particolarmente contento e sia a Palazzo Chigi che al ministero della Salute, da Draghi a Speranza, c’è la consapevolezza di avere un’arma in più nella battaglia perché il 16 aprile è dietro l’angolo e l’obiettivo dell’immunità di gregge, ancora lontano, poco a poco si farà più vicino con quattro vaccini in campo e milioni di dosi da sparare. 

Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 10:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA