CORONAVIRUS

Virus e badanti dall'Est: «Dobbiamo tornare per lavorare ma nel nostro Paese è difficile fare i controlli»

Domenica 26 Luglio 2020 di Lorena Loiacono
Virus e badanti dall'Est: «Dobbiamo tornare per lavorare ma nel nostro Paese è difficile fare i controlli»

Non sanno più se possono tornare in Italia ma, senza di loro, gli anziani resteranno senza assistenza. Le badanti romene, con l'allarme Covid-19 nel paese di origine, rischiano infatti di dover restare in Romania: loro perdono il lavoro e le famiglie italiane restano senza i collaboratori che si prendono cura dei nonni. Tutti i giorni, in un rapporto di fiducia che va avanti da anni. In Italia infatti 7 badanti su 10 vengono dall'est europeo e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di donne romene.
Collaborano con le famiglie italiane, aiutano gli anziani a tenere in ordine la casa, a mangiare e a vestirsi ma spesso li curano anche, quasi come infermieri, tengono il conto delle medicine da dare, gli fanno le punture o controllano le flebo, nei casi più delicati, e li aiutano a dormire. Si occupano di tutto insomma, 24 ore su 24, vivendo al loro fianco.

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LA PREOCCUPAZIONE
Ma adesso proprio questa vicinanza, che le rende indispensabili, fa paura. Perché rientrare dalla Romania oggi significa doversi mettere in isolamento: serve quindi una casa in cui stare per due settimane. Ma spesso la casa in cui vivono le badanti è quella della persona anziana di cui si prendono cura. E starle vicino ora sarebbe troppo pericoloso: gli anziani sono la categoria più a rischio con il coronavirus. «Il problema è enorme - spiega Nicoleta Sprinceana, badante in Italia da 16 anni e guida di un'associazione per immigrati - tante donne ora temono di tornare in Italia perché non sanno dove andare a vivere per due settimane. Non so come si risolve questo problema. A rimetterci sono loro, che rischiano di perdere il lavoro, ma anche gli anziani che vengono assistiti: lavoriamo con rapporti di fiducia profondi, non si può sostituire una badante dall'oggi al domani».
In questo periodo infatti sono tanti i romeni che, come ogni anno, sono andati in Romania per rivedere la famiglia di origine. In tanti ogni giorno viaggiano da e per l'Italia, arrivano nella Capitale e nelle altre grandi città spesso con i pullman che fanno da spola con la Romania: si tratta di viaggi collaudati, con orari fissi a bordo dei quali la comunità romena raggiunge l'Italia senza problemi. Adesso però quei pullman diventano pericolosi, un viaggio così lungo seduti l'uno al fianco dell'altro sono troppo a rischio. E così scatta l'isolamento con tutto ciò che ne consegue.

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LAVORO NERO
Ma non solo, in Italia esiste anche una triste realtà di lavoro in nero che coinvolge la maggior parte delle badanti romene e che esplode con tutte le sue conseguenze: «Sei badanti su 10 non hanno contratti di lavoro regolari e ora questa situazione sta emergendo in tutta la sua criticità - continua la Sprinceana - lavorare in nero significa non avere assistenza di alcun tipo: non ci sono ammortizzatori sociali per chi perde l'impiego ma non è possibile neanche chiedere controlli medici: come si può giustificare la richiesta di un test sierologico senza un medico di base? Questi problemi andavano affrontati prima: ora in emergenza è tutto più difficile. Chiederemo al sindacato come regolarci, tante donne dalla Romania ci chiedono di affrontare queste problematiche: ovviamente vogliono tornare altrimenti per loro si tratta di perdere un lavoro su cui hanno investito. Fare la badante oggi significa in molti casi aver affrontato anche corsi di formazione: non è un lavoro improvvisato, ci sono corsi da 40 ore fino a 360 ore, con Sant'Egidio ad esempio».

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I DUBBI
Il rischio di perdere il lavoro è alto e non possono permetterselo: serve un aiuto per capire come muoversi, dove trascorrere i 14 giorni in isolamento e a chi rivolgersi per fare i test. Ma per molti è anche il momento di partire: «Ho il biglietto per la Romania il 3 agosto prossimo - spiega Cecilia Farcas, badante a Roma - l'ho comprato tempo fa e non posso buttarlo. I miei parenti sono in Romania, devo tornare in Italia il 31 agosto. La famiglia per cui lavoro lo sa, al mio rientro farò subito il test. Se chiudono le frontiere? No, sono ottimista: tornerò in Italia a fine agosto».
 

 

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