Zone rosse, dalla Toscana alla Sicilia ecco dove si torna in lockdown (e cosa si può fare)

Lunedì 8 Febbraio 2021 di Cristiana Mangani
Zone rosse, dalla Toscana alla Sicilia ecco dove si torna in lockdown (e cosa si può fare)

Giallo diffuso, con del rosso localizzato. L'Italia comincia da oggi la nuova settimana divisa tra fasce regionali. E sebbene diciassette regioni saranno gialle, quattro arancioni, nessuna interamente rossa e nessuna bianca, sono state previste restrizioni provinciali e comunali in quelle zone dove si stanno sviluppando con rapidità le varianti al Covid 19 di tipo brasiliano e inglese, ed è stato quindi necessario intervenire con lockdown circoscritti. Prima di tutto in Umbria, dove saranno da oggi e fino al 21 febbraio in zona rossa tutti i territori che rientrano nei comuni della provincia di Perugia e nei comuni di Amelia, Attigliano, Calvi dell'Umbria, Lugnano in Teverina, Montegabbione e San Venanzo della provincia di Terni.

La variante brasiliana piega Perugia: «In ospedale ci siamo accorti che i guariti si ricontagiavano»

Covid e zone, senza decreto le Regioni riaprono. Il Cts avverte: troppo pericoloso

Stessa decisione per la Toscana con l'area di Chiusi nel senese, in rosso per una settimana per la presenza di casi di variante brasiliana e sudafricana. Chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado e l'attivazione della didattica a distanza. Disposizioni «particolari» anche in Abruzzo, dove torna la didattica a distanza per le scuole superiori, mentre l'area di Tocco da Casauria sarà zona rossa. In Sicilia, il presidente della Regione Nello Musumeci ha previsto già da venerdì 5 febbraio l'entrata in vigore della zona rossa per Tortorici, in provincia di Messina. Un lockdown di tre settimane è stato disposto in Alto Adige. Chiusi bar, ristoranti, buona parte dei negozi e strutture ricettive del turismo. Didattica a distanza per scuole elementari (da mercoledì 10), scuole medie e scuole superiori (da lunedì 8). Dopo le vacanze di Carnevale, elementari e medie torneranno alle lezioni in presenza, una settimana di Dad in più per le superiori. 

Così come suggerito dallo stesso Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione al ministero della Salute, alcune aree interne alle stesse regioni andranno in lockdown. Il motivo è semplice: contenere i focolai. È il caso, ad esempio, di ventisette comuni del Basso Molise che da oggi entreranno in zona rossa come deciso dal presidente della Regione, Donato Toma. Senza un controllo di questi focolai infatti il rischio è che tutta l’Italia possa tornare in lockdown, come accaduto nel resto d’Europa. Anche tre località abruzzesi sono state inserite in zona rossa: San Giovanni Teatino, Atessa (Chieti) e Tocco da Casauria (Pescara). E anche la provincia autonoma di Bolzano che, nonostante ufficialmente sia “arancione” ha scelto comunque di procedere con un nuovo lockdown. 

 

 

Cosa si potrà fare nelle zone rosse.

Si potrà uscire dalla propria abitazione solo per motivi di lavoro, salute e urgenza con l’autocertificazione. Resteranno aperti supermercati, farmacie, parafarmacie, edicole e tabaccai, più un elenco di altri negozi. Mentre saranno chiusi i negozi di abbigliamento, calzature e gioiellerie. Sarà possibile recarsi dal parrucchiere, ma non nei centri estetici.

Sarà così fino alle prossime disposizioni, che potrebbero essere prese già dal nuovo governo Draghi, per il quale si prevede il giuramento venerdì prossimo. Ma in questi ultimi giorni è cresciuto l'allarme anche a Bologna per il focolaio con dieci positivi nel reparto di Gastroenterologia del Sant’Orsola, e nelle Marche, nelle scuole di Tolentino, Pollenza e Castelfidardo. Di fronte a questo scenario, in continua espansione, l’Istituto superiore di sanità ha invitato tutti a un supplemento di prudenza, anche se tra una settimana, se non ci saranno cambiamenti, gli italiani potranno spostarsi da una Regione all’altra, purché “gialle”. Una decisione difficile da prendere, perché potrebbe voler dire concedere autostrade alle varianti del virus. Mai come in questa fase dell’epidemia c’è uno scostamento tra ciò che dicono i numeri (relativamente bassi, visto che buona parte delle Regioni sono in fascia gialla) e ciò che si teme possa succedere a causa delle varianti. Ci sono, infatti, alcuni segnali da valutare: la media giornaliera dei nuovi ingressi in terapia intensiva sta aumentando (+ 7 per cento), mentre rispetto a domenica della settimana precedente i nuovi positivi sono saliti di quasi 400 unità. Tra le Regioni, poi, ci sono due casi da monitorare per motivi opposti: prosegue il crollo di nuovi infetti in Veneto (ieri 496), mentre cresce rapidamente quello dei contagiati in Campania, con 1.741 nuovi positivi.

Ultimo aggiornamento: 11:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA