Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Chat dell'orrore, perquisizioni a Latina a casa di tre minori

Domenica 12 Luglio 2020 di Francesca Balestrieri
Chat dell'orrore, perquisizioni a Latina a casa di tre minori
Tocca anche la provincia di Latina l'indagine Dangerous images portata avanti dalla Polizia Postale della Toscana, coadiuvati dai colleghi delle zone interessate dall'inchiesta che fanno luce su una realtà inimmaginabile: ragazzini minorenni che si scambiano, via chat WhatApp ma anche Telegram o altri social, immagini o video pedopornografici, ma anche i cosiddetti file gore, cioè video di suicidi, decapitazioni, mutilazioni di persone. Le perquisizioni in provincia di Latina sono state diverse, eseguite sia prima che durante il lock down e ha riguardato ragazzini appena maggiorenni e minorenni. Il materiale trovato dagli agenti della Polizia Postale non lascia ombra di dubbio sul loro coinvolgimento in questa operazione. Nelle memorie dei dispositivi dei telefoni di tutti gli interessati sarebbe stato trovato un ingente quantitativo di video illegali. Altro aspetto toccato che si lega all'inchiesta è quello del revenge porn, pratica che si mette in atto postando in rete video o foto della propria ex fidanzatina.

In provincia di Latina anche in questo caso le denunce per conto di minorenni sono in aumento: due solo negli ultimi mesi e l'incidente probatorio si terrà nei prossimi giorni. E' assurdo pensare che un ragazzino di scuola media, di appena 13 o 14 anni possa condividere immagini o video pedopornografici, e se non fosse stato per una mamma coraggio probabilmente questa storia non sarebbe neanche venuta mai fuori. Tutto è partito cinque mesi fa dalla denuncia della madre di un 15enne di Lucca: sul cellulare del figlio, la donna ha trovato numerosi filmati hard con protagoniste giovanissime vittime e ha deciso di rivolgersi alla Polizia Postale, consegnando agli agenti il telefono del figlio. Grazie ai contatti gli agenti hanno ricostruito la rete di contatti del quindicenne che ha toccato varie parti d'Italia tra cui la provincia di Latina. Dall'analisi del suo telefonino, spiega la polizia postale toscana, «è emerso un numero esorbitante di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma di stickers, scambiate e cedute dal giovane, rivelatosi l'organizzatore e promotore dell'attività criminosa insieme ad altri minori, attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network».

In particolare in provincia di Latina i messaggi venivano scambiati su Telegram che infatti è stato oscurato per un periodo. Molte le famiglie che si sono rivolte in questi mesi a una figura territoriale nota per chiedere aiuto e uscire dl vortice. Le ipotesi di reato per le quali la magistratura sta procedendo sono, in concorso, detenzione, divulgazione e cessione di materiale pedopornografico, detenzione di materiale e istigazione a delinquere aggravata. A preoccupare gli investigatori non solo la pedopornografia, ma anche i file gore con lo scopo, si ipotizza, «di aumentare la crudeltà degli abusi sui minori, aggiungendo video con scene di estrema violenza», presi per lo più dal deep web, molto violenti, con immagini crude di suicidi e decapitazioni di persone e animali, quasi a voler alimentare con questi video il contenuto di crudezza dei file pedopornografici. Ovviamente le indagini proseguono per chiarire il ruolo dei minori perquisiti e per fare luce sull'eventuale coinvolgimento di altre persone.
© RIPRODUZIONE RISERVATA