Stop ai ricoveri programmati, solo interventi urgenti. Così il "Goretti" torna ospedale Covid

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Giovanni Del Giaccio
Stop ai ricoveri programmati, solo interventi urgenti. Così il "Goretti" torna ospedale Covid

Una trasformazione disegnata a inizio pandemia qualora lo scenario fosse peggiorato e oggi in atto con l’ospedale “Santa Maria Goretti” che è di nuovo - quasi al completo - destinato al Covid. È dei giorni scorsi una disposizione inviata alle direzioni mediche, ai direttori di dipartimento, dell’assistenza primaria, della centrale di continuità ospedale-territorio, di quello delle attività distrettuali, delle professioni sanitarie e ai bed manager. Oggetto: «Indicazioni urgenti per la recrudescenza epidemica Covid 19». A firmarla il direttore sanitario della Asl, Giuseppe Visconti, insieme a quello della rete ospedaliera, Sergio Parrocchia.  Il “Santa Maria Goretti” si riorganizza - come era stato a marzo - sposta servizi, evita di far entrare negli ambulatori chi non ne ha bisogno, si prepara al peggio.

ATTUAZIONE RAPIDA

Le indicazioni sono «da attuare con immediatezza». Alcune le abbiamo anticipate nei giorni scorsi, ad esempio l’area dell’osservazione breve in pronto soccorso trasformata in Covid e lo spostamento di otorino e urologia al “Fiorini” di Terracina. Ma le disposizioni entrano nel dettaglio. 
Un ulteriore reparto Covid viene ricavato al quarto piano dell’ospedale, tanto per iniziare. Le attività sono affidate a un team medico multidisciplinare del dipartimento di area medica, con risorse assistenziali reperite dall’unità operativa complessa professioni sanitarie «attuando le necessarie riorganizzazioni interne».
Come detto i posti letto di urologia e otorino si spostano al “Fiorini” di Terracina «incluso le relative sedute operatorie a cura dell’unità operativa complessa anestesia e rianimazione con riorganizzazione interna delle relative attività chirurgiche» . 
I posti di area medica «necessari alla riconversione Covid» sono invece trasferiti a Terracina, Fondi e presso il padiglione Icot «nel reparto esteso secondo i recenti accordi».
Vanno al “Dono Svizzero” di Formia, invece, i pazienti della rianimazione qualora i posti servano per quelli Covid. Se l’andamento resta lo stesso di questi giorni, presto la terapia intensiva sarà esclusivamente Covid e la strada verso il sud pontino inevitabile per gli altri pazienti. Anche gli ospedali romani di riferimento, del resto, sono in fase di riorganizzazione e se alcune rianimazioni sono trasformate in Covid, le altre debbono accogliere i pazienti non positivi e i posti scarseggiano ovunque.

MEDICINA D’URGENZA

Per evitare il blocco totale di quella del “Goretti”, allora, torna esclusivamente per pazienti positivi il reparto di Medicina d’urgenza. Quello diventato simbolo dell’ospedale per l’abbraccio tra gli infermieri quando - in assenza ormai di contagi - si era deciso di chiuderlo. Sarà nuovamente operativo e lì verranno utilizzati - per esempio - i caschi “Cpap”, allegerendo il carico della terapia intensiva.
Tutto questo «mediante riorganizzazione interna dell’assistenza ai pazienti subintensivi non covid in area medica e Unità di trattamento neurovascolare in neurochirurgia». 

Vedi anche > Dimesso l'ultimo paziente: chiude il reparto Covid di medicina d'urgenza al "Goretti"

A questo si aggiunge «la dimissione e presa in carico verso setting assistenziali territoriali appropriati, in particolare unità di degenza infermieristica di Cori e Sezze». Chi può essere dimesso e non ha particolari problemi, andrà quindi sul territorio. Sono al tempo stesso sospesi «i ricoveri programmati medici e chirurgici ad eccezione classi A ed oncoematologici non differibili». Si risponde, quindi, esclusivamente alle necessità impellenti.
Infine «ove necessario» - quando cioè il personale disponibile è stato dirottato sulle attività covid - «sospensione delle prestazioni ambulatoriali di classe differibile o programmata ovvero trasferimento presso sedi territoriali». Vale a dire quelle da eseguire entro 30 giorni per le visite ed entro 60 per gli accertamenti diagnostici (classe D) e quelli entro 120 giorni (classe P).
All’emergenza, del resto, si risponde con provvedimenti che non possono essere diversi da quelli adottati. L’augurio di tutto è che siano, oltre che indispensabili, sufficienti. Significherebbe che il virus avrebbe iniziato la sua “frenata”. 

 

Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 06:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA