In ostaggio dei rapinatori, terrore nella Villa del Golf Club ad Aprilia

Lunedì 13 Luglio 2020 di Vittorio Buongiorno e Marco De Risi
Sono da poco passate le 22.30 di sabato quando i coniugi Lanza sono tranquillamente seduti nel giardino della loro villa nelle campagne di Aprilia, 50 chilometri a sud di Roma. Il cielo è una volta di stelle. L’ultimo treno è ripartito dalla stazione di Campo di Carne da pochi minuti, poi è calato il silenzio. All’improvviso marito e moglie si trovano davanti cinque uomini vestiti di nero, volto coperto da passamontagna, armati di coltelli. Paolo e Marina restano pietrificati. Comincia così una notte di terrore.
Bastano poche parole taglienti. Marito e moglie vengono minacciati e trascinati dentro la villa. I banditi immobilizzano anche il domestico filippino. Legano tutti con fascette da elettricista. E’ il momento più brutto. Le vittime mantengono la calma e collaborano. Consegnano ai banditi le chiavi della cassaforte e dicono dov’è. Dentro i banditi trovano una pistola 9x21 e una carabina. Ma non è finita. «Ora le chiavi di Roma» dicono.

LE INDAGINI
Sanno tutto. E’ l’elemento da cui, molte ore dopo, sono partiti i carabinieri della compagnia di Aprilia, guidati dal colonnello Riccardo Barbera, mettendosi sulle tracce della banda. «Sono dei professionisti», ammettono i militari. Hanno tutti, ovviamente, i guanti. Parlano il meno possibile, tanto che al momento non si sa neppure con certezza se fossero italiani o stranieri. E poi sanno di Roma. E’ questo il punto. I banditi sapevano dell’appartamento di Roma. Zona Parioli. Una volta ottenute le chiavi lasciano nella villa di Aprilia un bandito di guardia, salgono sulla Mercedes Clk e sul Doblò rapinati ai coniugi, e puntano sulla Capitale. Anche lì apriranno la cassaforte portandosi via 7 mila euro in contanti. Come facevano a sapere tutte queste cose? E uno snodo centrale dell’indagine su cui i carabinieri di Aprilia coadiuvati dai colleghi del comando provinciale di Latina, guidato dal colonnello Gabriele Vitagliano, stanno lavorando dalla notte di sabato. Perché sapevano tutto delle loro vittime? Hanno un basista? Hanno avuto rapporti con loro, magari di lavoro?

LE VITTIME
Marina Tugnoli Lanza ad Aprilia la conoscono tutti. Con suo suo marito Paolo ha dato vita nel 1988 al circolo del golf, che all’epoca si chiamava Eucaliptus, animando la vita sportiva e mondana della quarta città del Lazio, attirando ospiti e vip dalla Capitale. Un diciotto buche «pianeggiante con ostacoli d’acqua», un green difficile. Qui per giocare nel week end era necessario un certificato d’handicap (minimo 36). Era, già. Perché a dicembre scorso, prima del Covid 19 l’Oasi Golf Club ha chiuso i battenti.

LA ZONA
Torniamo ad Aprilia, dove i coniugi restano legati per buona parte della notte. Non vola una mosca. Fuori il silenzio è assoluto. I banditi sapevano di poter agire indisturbati. Di fronte, oltre la strada provinciale 12b, lo stabilimento Owen Illinois, leader della produzione di contenitori in vetro, che a quell’ora è chiuso. Tutto intorno il green, vigneti e campi di kiwi, la linea ferroviaria con la stazione di Campo di Carne (per anni il club si pubblicizzava così: l’unico green dove puoi arrivare in treno). Ecco perché nessuno poteva accorgersi della rapina.
E’ quasi l’alba quando l’unico bandito rimasto nella villa ottiene il via libera dai complici e si dilegua portandosi via la centralina Dvr dove sono memorizzate le immagini del sistema di videosorveglianza della villa. Anche questo sapevano i banditi. I detective dell’Arma, dopo aver accompagnato le vittime al pronto soccorso (per loro per fortuna solo tanta paura), si sono messi sulle loro tracce. © RIPRODUZIONE RISERVATA