Angela, amore per l'Italia ​tranne i sorrisini del 2013

Giovedì 16 Settembre 2021
Angela, amore per l'Italia tranne i sorrisini del 2013

Gentile Direttore,
si suol dire che gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano mentre i tedeschi amano gli italiani ma non li stimano. Ebbene, Angela Merkel ha dimostrato non solo di amare il nostro Paese ma anche di stimarlo. Ne ha dato prova tutte le volte che è più volta intervenuta in favore del nostro Paese, sostenendone le ragioni anche contro il parere di altri leader e di alcuni nel suo stesso partito, che avevano preconizzato per noi una sorte simile a quella della Grecia. È stata la più grande leader europea nell’ultimo ventennio, con una passione non segreta nei confronti dell’Italia. Ora che lascia il Cancellierato, mi augurerei che il Governo italiano le facesse pervenire i suoi apprezzamenti, non solo formali.

Delio Lomaglio
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Caro Delio,
la Germania da quando governa Angela Merkel, cioè dal 2005, non solo è diventata più ricca e più autorevole, ma soprattutto ha sempre tenuto a bada la rivolta contro le élite che è serpeggiata nell’ultimo decennio in tutto l’Occidente al di qua e al di là dell’Atlantico. Ha saputo mettere in atto quel principio da vero leader che due giorni fa il premier Draghi ha ricordato durante la commemorazione di Beniamino Andreatta: fare quel che si deve anche se è impopolare. Penso alle sue aperture sull’accoglienza ai migranti ma anche al suo gioco di sponda con Draghi, quando era presidente della Bce, e l’Italia era sotto attacco della speculazione mentre in Germania e in altri Paesi, con un nemmeno troppo malcelato disprezzo, molti erano pronti ad affondare noi e il progetto dell’Unione. È stata un’europeista convinta, una costruttrice di ponti in Germania e all’estero. Resta solo una parentesi che francamente, se parliamo dei rapporti con uno dei paesi fondatori della Ue come l’Italia, non ha fatto onore alla sua statura: quei sorrisetti davvero infelici con il presidente francese Sarkozy nell’ottobre 2013 rispondendo ad una domanda sulla serietà dei provvedimenti economici dell’allora governo Berlusconi. Una macchia che resta in una carriera da Statista.

Federico Monga

 

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