Eitan, nell’aula di giustizia una decisione troppo grande

Venerdì 24 Settembre 2021
Eitan, nell’aula di giustizia una decisione troppo grande

Gentile Direttore, Eitan, il bambino di 6 anni, unico sopravvissuto al tragico incidente che ha provocato la caduta della cabina della funivia del Mottarone, era stato “rapito” dal nonno materno e portato in Israele. Dopo gli arresti domiciliari del nonno le autorità giudiziarie israeliane hanno deciso una sorta di “equa distribuzione affettiva” di Eitan, metà al nonno e alla sua famiglia e metà i parenti (una zia paterna) che risiedono in Italia e che lo avevano avuto in affidamento dopo l’incidente. Mi domando: non sarebbe il caso di chiedere soprattutto al bimbo se preferisce stare con zia e cuginette a Pavia o con i nonni materni in Israele? Io ho 81 anni, sono nato a Napoli nel 1940 in casa dei miei nonni materni ed era bellissimo quando vivevo con loro. Per me fu un trauma quando i miei genitori si trasferirono da Napoli ed io, avevo 6 anni come Eitan, insieme ai miei tre fratelli più grandi fui costretto ad andare via. Un trauma che ha segnato in qualche modo la mia vita. Ora lo sto rivivendo per quanto accade al piccolo israeliano. Secondo me con il cuore il bimbo ha già deciso.

Raffaele Pisani
Catania

 

Caro Raffaele, che dilemma. Non vorrei davvero essere nei panni dei giudici. Come decidere? Dove assumere le informazioni necessarie per decidere? Nonno materno e zia paterna sono due campane troppo dissonanti e di parte. Non sono d’accordo che in cuor suo il bambino abbia già deciso. A cinque anni non può avere gli strumenti per assumere una scelta così lacerante. Lo spettacolo che le due famiglie stanno dando certo non è edificante. Meno male che Eitan non è in grado di leggere i giornali e capire cosa dicono in televisione. Dopo la privazione dell’affetto carnale dei genitori credo abbia solo bisogno di serenità, non di contrasti e mancanze. Potranno dirgli, come sta accadendo, che sta un po’ in vacanza in Israele e un po’ in Italia. Ma quanto a lungo? Certo la bilancia della giustizia, dopo che il nonno ha compiuto più di un reato, con tutta probabilità penderà dalla parte della famiglia italiana. Di fronte a storie come queste si prova un senso di vuoto, di impotenza. Penso che questo sia uno di quei casi per cui un’aula di giustizia rischi di essere troppo piccola per prendere una decisione così grande.

Federico Monga

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