Inquinamento globale, la doppiezza della Cina

Mercoledì 6 Ottobre 2021
Inquinamento globale, la doppiezza della Cina

Gentile Direttore, il grande successo del raduno dei giovani a Milano per protestare contro l’inquinamento della terra e del surriscaldamento globale, ha visto Greta Thunberg, la leader indiscussa, parlare a tu per tu con Draghi, sfidare i potenti, criticarli per il bla bla che secondo la sedicenne svedese connoterebbe finora il loro impegno per salvare la Terra. Piacerebbe che questi concetti e queste proteste sacrosante si svolgessero o fossero rivolte anche e soprattutto alla Cina, il principale Paese inquinatore al mondo, che emette gas serra più di tutti gli altri paesi del globo, avvalendosi di centrali energetiche a carbone che invece le altre nazioni stanno dismettendo. La Cina ha aumentato del 15 per cento le emissioni di Co2 né sembra essere sensibile per ora alle tematiche ambientali, il bla bla a Pechino non lo si sente neppure.

Elvira Pierri
Napoli 

Cara Elvira, la Cina in materia ambientale è un gigante di contraddizioni. Sicuramente è, e rimane, il Paese più inquinante al mondo. Ma in una prospettiva di medio e lungo termine, Pechino si trova al momento al primo posto nel mondo come produttore di energia eolica e solare. Negli ultimi anni, la Cina ha investito molto sullo sviluppo di energie rinnovabili, tanto che tra il 2016, quattro dei cinque maggiori accordi di energia rinnovabile del mondo sono stati stipulati da società cinesi. Pechino è anche il più grande produttore di pannelli solari e turbine eoliche al mondo. Il 70% di quelli prodotti nel mondo sono fabbricati in Cina. Così come le batterie a ioni di litio. Il presidente cinese Xi Jinping poi ha confermato l’impegno della Cina di voler diventare un Paese a zero emissioni nette di CO2 entro il 2060. C’è da chiedersi però come farà il paese a diventare “a emissioni zero”, vista una politica attuale volta a un alto uso del carbone e a una continua costruzione di centrali a carbone sia in Cina che all’estero? E come garantirà che il Paese non provi semplicemente a spostare le proprie emissioni di produzione in altri Paesi esteri in cui opera? A quale Cina dobbiamo credere?

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