La schiavitù da password e il trucco delle iniziali

Giovedì 6 Maggio 2021
La schiavitù da password e il trucco delle iniziali

Oggi ho iniziato tentando di collegarmi ad internet. La password, 24 simboli. Poi dopo 20 minuti ho spedito dei soldi, altro Iban di 27 numeri, poi dopo altri 20 minuti ho chiamato un numero verde. Non parlavo con nessuno, un robot parlava con me e mi dava istruzioni senza possibilità di replica. Ma per avere le istruzioni dovevo digitare il codice fiscale di 16 simboli il codice della bolletta ed il mio numero di cellulare, finalmente sono andato dal tabaccaio a pagare dove finalmente dovevo digitare un ‘’pin corto’’ cinque cifre. Si era fatto mezzogiorno, stanco morto ho fatto un sogno, parlavo con una centralinista, poi con un funzionario e pagavo spedendo un assegno. Il tutto in cinque minuti. Senza ascoltare per tre volte la tiritera della «privacy». Per l’amor di Dio fermate Colao.

Francesco Degni
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Caro Armando, sembra impossibile ma c’è ancora chi usa come codice segreto «123456». Per violarlo non bisogna nemmeno essere un hacker. Ce la può fare anche chi si è fermato al Commodore 64 e a Pac Man. Se la vostra password è, tanto per fare un esempio, «fCd43?%kdlnd» sarete al sicuro ma non ve la ricorderete mai. L’alternativa, la mia, è utilizzare sempre la stessa. Ma non è poi così sicuro. Qualche hanno fa, però, lessi il trucchetto delle iniziali. Ne viene fuori una password complicatissima ma facile da ricordare. È molto semplice: prendete, ad esempio, le prime strofe di una canzone che amate. Io dico «Generale» di De Gregori che inizia così: «Generale, dietro la collina/ Ci sta la notte crucca e assassina». La vostra chiave d’accesso, sicurissima ma anche facile da ricordare allora sarà, prendendo le iniziali delle parole e la punteggiatura: «G,dlc/Cstlncea». Se non vi piace cantare potete utilizzare una poesia, un proverbio. O anche una frase fatta. Senza né impazzire né rimanere schiavi di codici impossibili.

Federico Monga

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