Giovani e lavoro, i fondi Ue ​servono ma non sono tutto

Venerdì 17 Settembre 2021
Giovani e lavoro, i fondi Ue servono ma non sono tutto

Gentile direttore,
la situazione occupazionale è drammatica, una anomalia cronica rispetto ad altri Paesi europei. I dati dell’Istat sono allarmanti: persi 1,2 milioni di posti per il virus e recuperati 523mila; i nuovi contratti però sono tutti a termine. Va sempre ricordato che in Italia abbiamo un triste primato: più di due milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non studiano, nè lavorano. Spetta allo Stato ed alle imprese investire per garantire il rispetto della “dignità umana” ed il pieno sviluppo della “persona”, come vuole l’articolo 1 Costituzione. Senza il lavoro non si è utili alla società e non si ha l’opportunità concreta per autorealizzarsi. Gli elevati tassi di disoccupazione e di inattività delle donne e dei giovani sono intollerabili. Il Pnrr, oltre che in innovazione, crescita e produzione non si qualifica anche per la risposta che saprà dare al troppo dimenticato mondo del lavoro?

Domenico Mattia Testa
Itri (Latina)

 

Caro Domenico Mattia,
dal 2008 al 2013 sono oltre un milione i giovani tra i 15 e i 29 anni ad aver perso il lavoro. Ad oggi, soltanto una parte minoritaria di quei posti di lavoro è stata recuperata. Tra il 2013 e il 2019, periodo in cui è stato progressivamente abbandonato l’approccio restrittivo seguito dalla politica economica nazionale nella fase precedente, l’occupazione giovanile ha visto un aumento di circa 200.000 unità. Siamo dunque ancora lontani dai livelli pre-crisi, al netto del Covid. La pandemia non fa testo. C’è stato un crollo e c’è un rimbalzo. Nulla di strutturale. Il Pnrr, invece, deve dare una spinta definitiva o per lo meno pluriennale all’economia e all’occupazione. Le misure a favore dei giovani ammontano complessivamente a 15,55 miliardi di euro, pari all’8,12% delle risorse italiane del Recovery, Secondo le stime più autorevoli complessivamente, tra il 2020 e il 2026 circa 85.000 giovani entreranno nel mercato del lavoro, di cui quasi la metà sarà già attivata dal 2022 con più di 42.000 nuovi occupati. Saremo ancora ben lontani dai livelli ante 2008. Gli aiuti non bastano a far correre l’economia e l’occupazione. 

Federico Monga

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