«Noi, cittadini del Vomero circondati da incuria e sporcizia»

Martedì 14 Aprile 2020 di Sergio Longhi *
Caro direttore, 
 
nel complicato periodo che ci troviamo a vivere le istituzioni hanno giustamente ritenuto di limitare il raggio di azione di ognuno di noi: tuttavia dalle istituzioni, che stanno chiedendo importanti sacrifici alle nostre vite non sempre registriamo quei segnali di dignità e solidarietà che la situazione reclamerebbe.

In particolare, volendo osservare l’ambito più vicino al cittadino, non possiamo fare a meno di constatare lo stato di incuria e abbandono in cui versano le nostre strade, in un momento in cui le condizioni di traffico consentirebbero di apprestare quegli interventi volti a ripristinare un minimo aspetto di decenza: nelle immediate adiacenze della sede della Municipalità Vomero-Arenella (nella foto), ad esempio, continuano a imperversare rifiuti ingombranti, escrementi canini ed erbacce selvatiche. A ciò si aggiunga che i cassonetti deputati al conferimento delle varie categorie di rifiuti non risultano sistematicamente lavati e disinfettati come prevede il contratto di servizio con la società incaricata dal Comune.

Evidentemente, la lezione igienico-sanitaria che sarebbe dovuta derivare dall’emergenza in corso non è stata di nessun insegnamento per chi è chiamato, nel suo piccolo, a sovrintendere sul nostro decoro urbano. Se questo è il quadro in un quartiere residenziale, non osiamo immaginare in quale stato possano essere le periferie cittadine. È poi inaccettabile che le scale mobili di via Morghen e piazza Fuga restino chiuse e sottratte alla disponibilità dell’utenza obbligata ad affrontare delle impegnative rampe di gradini con i pesanti sacchetti della spesa settimanale. 

Nessuna presunta carenza organizzativa in un momento come questo può giustificare un simile disservizio. Non è ammissibile che dei dipendenti pubblici, che possono considerarsi a tutti gli effetti dei privilegiati, non adempiano alla missione che compete loro e rendano servizi mediocri ed inefficienti, quando in questo periodo sono, di fatto, gli unici ad avere la certezza della retribuzione a fine mese.

Nel patto di solidarietà cui ci siamo sentiti legati tutti fin dal primo manifestarsi dell’epidemia, è necessario almeno che chi ha la fortuna di avere il proprio posto di lavoro garantito non venga meno ai propri doveri e continui ad erogare la prestazione per la quale è pagato, non senza sforzo immane, dalla collettività. Ed anzi, viste le rinunce e le privazioni che stanno conoscendo i cittadini, perseverare nei disservizi descritti equivarrebbe a consumare un tradimento imperdonabile della nostra fiducia.
 
* Avvocato, cittadino, lettore Ultimo aggiornamento: 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA