Napoli, sognare è lecito: e affidiamoci a Spalletti

Giovedì 23 Settembre 2021
Napoli, sognare è lecito: e affidiamoci a Spalletti

Gentile Direttore,
mi verrebbe da dire: sciò, sciò ciucciuè. Insomma via quelli che tramano alle spalle del Napoli in testa alla classifica del campionato di serie A. Io dico che ce lo siamo meritati e la partita di Udine è una bella prova. Secondo me è il risultato della cura Spalletti che comincia a dare i suoi frutti. L’allenatore è bravo ed anche giocatori che sembravano finiti, come Fabian, appaiono in ripresa. E penso che il meglio deve ancora venire da campioni del calibro di Insigne e Koulibaly. Bisogna essere contenti del primato, senza esaltarsi e scacciando le male-lingue. Se il Napoli potrà lottare per lo scudetto lo vedremo, perché anche gli avversari sicuramente si riprenderanno e cominceranno a fare i punti in classifica. Noi, zitti zitti, andiamo avanti.

Ernesto Esposito
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Caro Ernesto, 
tramano in tanti alle spalle del Napoli. Almeno in sei o sette. Ma è giusto che sia così. Se no che gusto c’è? Non bisogna esaltarsi? Facile a dirsi. Ma come si fa? Il tifo è sogno e inganno. Si spera l’impossibile e anche l’indicibile. Zitti, zitti poi? A Napoli? Il tifo è chiasso, passione a voce alta, è cuore aperto. I tifosi insomma, scaramanzia a parte, devono volare con la testa nei cieli a tre colori. Altro discorso va fatto per la squadra. Ma, per fortuna, è arrivato Spalletti che ha tutte le qualità dei tre ultimi allenatori azzurri. Esperto nel gestire un grande ambiente e la rotazione di tutti i giocatori come Ancelotti e non alle prime armi come era Sarri 6 anni fa. Abile tattico e sostenitore del calcio spettacolo come il Comandante ma senza i suoi integralismi né gli inciampi di Gattuso. Sergente di ferro durante gli allenamenti come Ringhio e mai sostenitore del lasciar fare ai vice come era solito (ahinoi) Ancelotti. Capace di leggere e cambiare le partite in corso come pochi. Volendo esaltarci un po’ (ma chi legge questa rubrica sa che sono tifoso) una sorta di Michelangelo delle panchine. Speriamo solo che, con il carattere toscanaccio-fumantino che si ritrova, non distrugga la sua opera come il suo conterraneo scultore fece con la Pietà.

Federico Monga

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