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Posillipo, gli eredi dei pini e la malapianta burocratica

Mercoledì 25 Maggio 2022
Posillipo, gli eredi dei pini e la malapianta burocratica

Gentile Direttore Monga,
un tempo il viale che porta al parco virgiliano di Posillipo era tutto alberato da pini. Un vero spettacolo da cartolina di Napoli. In seguito all’ammalarsi dei pini per la processionaria, furono tutti tagliati. È passato ormai molto tempo e nessun albero è stato sostituito. Quanto dobbiamo ancora aspettare? O Posillipo ha cambiato la sua prospettiva tanto cara a residenti e turisti? Eppure sembra che queste decisioni possano essere prese dal Comune di Napoli e che i giardinieri a Napoli non mancano! Le piante contribuiscono a migliorare l’aria! E Dio sa quanto Napoli ne abbia bisogno! In Francia quando si taglia un albero è obbligatorio sostituirlo! E se lo facessimo anche noi qui a Napoli? Più verde, allora, nella nostra splendida città! A lei auguri per il nuovo incarico!

Annamaria de Rogatis
Napoli

 

 

 

 

Cara Annamaria,
la triste storia dei pini di Posillipo, tutti abbattuti, appare come un paradigma delle follie burocratiche italiane. Siccome quella specie di alberi è stata piantata più di 50 anni ne è nato un vincolo paesaggistico sotto la giurisdizione della sovrintendenza delle belle arti. I pini sono morti perché piantati troppo vicini uno all’altro (se ne ricordi anche ci si lamenta dei pochi albnero nella nuova piazza municipio) e perché, diciamolo in gergo non tecnico, troppo deboli di fronte alla possibilità di essere attaccati dalla processionaria. Ne è nata una disputa, ovviamente molto ideologica, dove hanno prevalso i Montecchi «del rimettiamo i pini da cartolina a tutti i costi» e i Capuleti «dell’allora meglio niente». Per fortuna la flessibilità, merce rara da queste parti, del nuovo sovrintendente La Rocca ha consentito di trovare una deroga, per ragioni fitosanitarie, nella legge: si pianteranno probabilmente dei lecci. Forse. Perché le radici della malaburocrazia ottusa sono le più difficili da estirpare e non esiste, ancora, processionaria che possa ucciderla. E poi c’è sempre il Tar. 

Federico Monga

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