La qualità della vita ​difficile da classificare

Mercoledì 24 Novembre 2021
La qualità della vita difficile da classificare

Gentile Direttore,
sa una cosa? A me viene un dubbio. Un po’ ingenuo, se vogliamo. Più ci sono graduatorie in cui si dice che Napoli, ed il Meridione, hanno un livello basso di qualità della vita, più le cose stentano a migliorare. Anzi, forse peggiorano. Cioè, è come se nella confusione ognuno si adatta, fa il suo. E allora? Da dove andremo ad incominciare? Temo che anche un imprenditore che voglia investire a Napoli o nel Meridione valuterà tutti gli aspetti legati al territorio in cui vorrebbe investire. Non prendiamoci in giro, le aziende più grandi sanno come fronteggiare la criminalità, ma la confusione? Chissà che anche a livello di ministeri qualcuno non freni sui rimedi, pensando che là c’è confusione, non si capisce bene se intervenire e, soprattutto, come intervenire.

Daniele Barattelli
Napoli

 

Caro Daniele,
ho sempre guardato con un certo sospetto a queste classifiche sulla qualità della vita. Così come quando si calcola la corruzione e l’Italia sta dietro la Bulgaria e il Burkina Faso. Stessa brutta figura per libertà di stampa e giornalisti minacciati. Caserta peggio di Caracas. Mah. Non si è mai capito fino in fondo la base scientifica di queste graduatorie. Spesso avviene sulla base di percezioni. Di sentimenti. Poi quando si vanno a chiedere episodi specifici, le posizioni cambiano. I criteri sulla valutazione della qualità della vita comunque mi paiono un po’ più oggettivi. In ogni caso però sono sempre incompleti. Treviso sta sempre i testa e Napoli in coda. Mettiamo da parte gli stereotipi del mare e del sole che son meglio della pianura e della nebbia. Non discuto che in veneto i servizi essenziali fuznzionino meglio, anche perché 25 anni di federalismo hanno creato un solco enorme tra Nord e Mezzogiorno. Però una città come Napoli rispetto a Treviso offre, tanto per fare un esempio, comunque maggiori opportunità sociali e culturali e anche di apprendimento. Insomma codeste classifiche mi paiono buone per titoli di giornali e tweet ma poi poco aderenti alla vita quotidiana. E infatti finiscono per alimentare quel clima del sospetto che ha colpito anche lei. Ribocchiamoci le maniche e pure i calzoni senza stare troppo dietro alle classifiche. 

Federico Monga

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