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Il doppio cognome non basta, ​serve un vero welfare in rosa

Lunedì 16 Maggio 2022
Il doppio cognome non basta, serve un vero welfare in rosa

Gentile Direttore,
nei lontani anni 50, avere il telefono a casa era quasi un “lusso”, ricordo ancora la mia soddisfazione di poter avere contatti via “filo” . Un giorno telefonai al mio compagno di banco “Antonio” per aver notizie sui compiti da svolgere a casa. Sorpresa. Con gentilezza la mamma mi rispose di avere solo un figlio dal nome “Ciro”. E basta. Rimasi “basito”. Poi appresi che, fra i genitori, v’era stata guerra e, non essendo stato possibile accordarsi, il ragazzo era “Ciro” per la madre napoletana “doc” che considerava “cafone” “Antonio”, nome voluto dal padre. Oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo dare automaticamente il cognome del padre al proprio figlio . Senza accordo il figlio assumerà il cognome di entrambi i genitori. Se il caso lo richiede è previsto anche l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico e come la stessa sentenza della Corte prevede. Con probabile ulteriore aggravio di lavoro della magistratura. Infine ritengo che detta riforma non è necessaria per la tutela dei figli ma risponde solo ed unicamente ad esigenze dei soli adulti.

Angelo Ciarlo
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Caro Angelo,
l’obiettivo delle cinque (cinque!) proposte di legge sull’argomento è dare pari dignità alle donne nel rapporto di coppia, disponendo che il cognome del figlio venga attribuito secondo la volontà dei genitori. Il mio timore che si tratti di un passo troppo formale con l’insidia, come avviene spesso in questi casi, che si tratti di un contentino. Per cambiare paradigma e stabilire un vero equilibrio di opportunità tra padre e madre, tra uomo e donna non basta, quindi, riconoscere il diritto di tramandare il proprio cognome, seppur si tratti di un avanzamento importante. È necessario e urgente prevedere misure di welfare concrete che non pongano le donne di fronte a una scelta, tra famiglia e carriera, ma che agevolino una sana gestione familiare che possa concretamente favorire la parità di genere nei contesti lavorativi. Asili nei luoghi di lavoro, potenziamento dell’assistenza agli anziani che quando si ammalano sono accuditi quasi sempre e solo dalle figlie femmine, e un reddito di maternità. Se si combinassero queste tre misure credo che la maggior parte delle donne sarebbero disposte a dare in cambio anche il loro cognome.

Federico Monga

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