Vertenza Whirlpool, serve il linguaggio della verità

Lunedì 25 Ottobre 2021
Vertenza Whirlpool, serve il linguaggio della verità

Gentile Direttore, la vicenda della Whirlpool e dei suoi coraggiosi dipendenti ha occupato da mesi, e sta ancora occupando, le pagine del suo e degli altri quotidiani ed é sottolineata quasi ogni giorno da servizi della televisione. Io ritengo che le manifestazioni di protesta proclamate dai lavoratori di questa azienda siano sempre state caratterizzate da grande dignità, coraggio e forza d’animo. Il tutto condotto sempre con civiltà e fiducia in una positiva soluzione del problema. Insomma, il coraggio di difendere a testa alto il proprio lavoro, la propria dignità. Tale comportamento meriterebbe una importante sottolineatura come ad esempio un riconoscimento ufficiale al valor civile.

Carlo Quarta
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Caro Carlo, sono più di due anni che i dipendenti della Whirlpool portano avanti la loro giusta battaglia. L’hanno condotta con forza, coraggio, grande dignità trovando molte sponde nella società civile anche perché non hanno ceduto alle facili forme di protesta, blocchi stradale e ferroviari, che creano disagi agli altri e allontanano la solidarietà. Whirlpool è stata una storia simbolo con molti (troppi) ingredienti che ne hanno favorito il palcoscenico mediatico. Una multinazionale straniera che ha acquistato marchi italiani, ha ricevuto aiuti e agevolazioni dall’Italia e la decisione di chiudere una fabbrica del Sud, una delle poche, nonostante i bilanci siano positivi. Purtroppo essere diventato un simbolo non ha aiutato i dipendenti a conservare il posto di lavoro, che poi è l’unico vero obiettivo. Il palcoscenico mediatico ha portato invece, da una parte la politica a fare di Whirlpool una bandierina ideologica e quindi, specialmente nei governi precedenti a Draghi, a non affrontare la vertenza con quel linguaggio di verità indispensabile per trovare una soluzione. E, dall’altra, ha spaventato e allontanato molti imprenditori che avrebbero potuto investire seriamente, salvando in gran parte l’occupazione. Bisognava e bisogna abbassare i toni.

Federico Monga

 

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