Massimo Troisi, la compagna Anna Pavignano: «Eravamo una coppia aperta. Non riuscii a salutarlo»

Massimo Troisi moriva il 4 giugno 1994, all'età di 41 anni, la compagna Anna Pavignano lo ricorda sul settimanale Oggi in edicola

Massimo Troisi, la compagna Anna Pavignano: «Eravamo una coppia aperta. Come ho potuto essere così stupida?» (Credits Fotogramma)
Massimo Troisi, la compagna Anna Pavignano: «Eravamo una coppia aperta. Come ho potuto essere così stupida?» (Credits Fotogramma)
Giovedì 30 Maggio 2024, 13:29
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Il prossimo 4 giugno ricorrono i trent’anni dalla scomparsa di Massimo Troisi. Il settimanale Oggi in edicola ha intevistato la sua storica compagna, Anna Pavignano, sceneggiatrice di tutti i film del grande artista napoletano, candidato a ben cinque Oscar con "Il Postino", tra cui uno come Migliore Attore Protagonista. Il ricordo, il dolore e la rabbia per quell'ultimo addio fatto per telefono.

 

Massimo e Anna

Anna Pavignano ha scritto con Massimo Troisi, che oggi avrebbe avuto 70 anni, le sceneggiature di Ricomincio da tre (1981), Scusate il ritardo (1983), Le vie del Signore sono finite (1987), Pensavo fosse amore...

invece era un calesse e Il postino (1994), per cui riceverà la candidatura all'Oscar assieme a Michael Radford, Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli e allo stesso Troisi.

«Non ho ancora fatto pace con la morte di Massimo - racconta a Oggi la scrittrice Anna Pavignano - Sposarsi? No. Non era nelle sue corde e, all’epoca, neppure nelle mie. Avevamo stabilito a tavolino di essere una coppia aperta, alla moda… La verità è che abbiamo peccato di arroganza. Ci ritenevamo superiori ai sentimenti “borghesi”, alle convenzioni familiari. Massimo mi raccontava le sue scappatelle e io ero perfino contenta. Mi illudevo di controllare la gelosia. Se guardo il passato, non provo nostalgia. Però ho un grosso rimpianto: non siamo stati capaci di costruire un rapporto istituzionale e di sopportarne il fardello».

Il rimpianto

C'è un'amarezza palpabile nelle parole della scrittice quando parla di un addio sbagliato: «Avrei dovuto salutarlo alla festa per la conclusione del “Postino”. Ebbi un impegno improvviso, diedi forfait. E lo chiamai, per scusarmi. “Che problema, c’è? Ci vediamo al ritorno da Londra (dove avrebbe dovuto essere operato al cuore, ndr)”, rispose con la consueta bonarietà… Il dolore più grande è stato congedarmi al telefono, come se stesse andando a togliersi l’appendicite. Come ho potuto essere così stupida? Come ho potuto?».

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