Francesca Amadori licenziata dall'azienda del nonno, fa ricorso e accusa: «Pratiche maschiliste»

Francesca Amadori licenziata dall'azienda del nonno, l'accusa: Pratiche maschiliste nell'impresa
Francesca Amadori licenziata dall'azienda del nonno, l'accusa: Pratiche maschiliste nell'impresa
Giovedì 3 Novembre 2022, 14:22 - Ultimo agg. 4 Novembre, 15:08
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Anche la regione Emilia Romagna si schiera nel caso di Francesca Amadori, la manager della comunicazione di 45 anni licenziata dall'azienda fondata dal nonno. Secondo la consigliera regionale di parità infatti, la consulente del lavoro Sonia Alvisi, nell'azienda Amadori potrebbe esserci una violazione dei principi di pari trattamento tra dipendenti: il famoso tetto di cristallo che impedisce alle donne di accedere alle posizioni apicali.

L'ufficio per le pari opportunità ha presentato una fitta documentazione a sostegno della propria tesi che verrà esaminata dal giudice nel processo che inizierà il prossimo 13 dicembre alla sezione lavoro del tribunale di Forlì sul ricorso presentato da Francesca Amadori contro il suo licenziamento.  

L'impresa da parte sua nega le accuse. E sul caso della nipote del fondatore licenziata, l'amminitratore delegato Francesco Berti aveva dichiarto che: «Francesca è stata licenziata perché ha smesso di lavorare a dicembre, senza dare spiegazioni». 

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La Consigliera regionale per le pari opportunità: «Solo uomini tra i manager»

Con un ampio report la consigliera regionale di parità afferma che i dati relativi all'azienda Amadori «svelano dunque uno squilibrio di genere quanto all'accesso alle carriere, alle promozioni e passaggi di qualifica [e] alle retribuzioni».

Nel dettaglio i componenti del consiglio di amministrazione sono tutti uomini e tanto che, si legge nella segnalazione al tribunale "La qualifica dirigenziale sia appannaggio esclusivo del personale maschile”. 

Su 583 addetti  (dato al 31 dicembre 2017) 208 sono donne. I dirigenti però sono 21, tutti uomini. I quadri sono 60 di cui 5 di genere femminile. «Anche il personale impiegatizio collocato nei livelli più alti, quindi, è in larghissima prevalenza di genere maschile» si legge nel rapporto della Regione. Inoltre risulta che due persone sono "salite di livello", entrambe di genere maschile. Numeri simili anche nel biennio 2018 e 2019 in cui il numero di dirigenti sale a 22 (sempre solo di genere maschile).  

 

Le donne sono pagate meno 

La disparità tra uomini e donne riguarda anche gli stipendi:  «La retribuzione media percepita dal personale di genere maschile risulta pari mediamente a 77.511 euro; quella percepita dal personale di genere femminile risulta pari mediamente a 59.500 euro. Infine, il monte retributivo annuo lordo percepito da un dirigente collocato nel più basso scaglione retributivo oscilla tra 84.033 e 142.412 euro». 

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Francesca Amadori era pagata meno degli altri manager 

Sul caso specifico di Francesca Amadori, il rapporto della regione evidenzia che il trattamento retributivo riconosciuto alla manger donna era inferiore a quello mediamente percepito dai quadri di genere maschile e dai dirigenti.

Più in generale, sottolinea ancora nella segnalazione al tribunale: «Dalla disamina emerge che le donne sono assenti dal management e dai vertici e risultano visibili solo nelle sfere più basse, relative a mansioni di carattere esecutivo e quindi subalterne. Ciò pur a fronte dell'elevato livello di istruzione del personale femminile e, nello specifico, della dottoressa Amadori» 

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Il processo 

Il marchio Amadori è tra i primi cento marchi alimentari di maggior valore al mondo e respinge le accuse. Francesca Amadori aveva avuto un periodo di malattia, era disponibile a rietnrare al lavoro ma in cambio chiedeva il riconoscimento delle sue mansioni e del suo ruolo. Secondo l'azienda però la donna sarebbe stata licenziata per le troppe assenze ingiustificate. Sarà il giudice a stabilire chi ha ragione.  

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