​Da merenda degli scugnizzi a street food:"brevettato" il "Cozzetiello"

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di Francesca Cicatelli

In cucina di solito si sperimenta. Ma c'è chi addirittura brevetta. Lo hanno fatto due giovani imprenditori partenopei, Marco Franciosi e Tony Trepiccione, che hanno reso il "cozzetiello" un marchio. 
"Il nostro obiettivo è semplice. Far diventare il cozzetiello il simbolo dello street food napoletano in una città creativa e food-oriented come Napoli, che offre in questo senso solo la pizza fritta e la trippa" spiega Franciosi, titolare di un Gastropub a Pozzuoli. "Il cozzetiello esiste da quando esiste il pane. Non c'è una nonna napoletana - aggiunge - che non abbia preparato ai suoi nipotini un cozzetiello ripieno di polpette, di ragù, di salsicce e friarielli o di ogni altra cosa possa essere contenuta in una tasca fatta di pane". Così ora il cozzetiello è un marchio registrato. E il suo valore è tutelato.

"Vogliamo fare in modo - afferma Tony Trepiccione, proprietario del marchio cozzetiello e manager operativo a Milano - che i valori tradizionali della cucina campana abbraccino l'eccellenza culinaria italiana, in linea con le nuove tendenze di consumo. Il dining out è oggi un momento da interpretare fuori da schemi rigidi e obsoleti. I media e i social network rendono la ristorazione attrattiva, piacevole e alla moda. Il cozzetiello può diventare un pasto semplice o gourmet, grazie alla scelta di ingredienti d'eccellenza, ma sempre gustoso e alla portata di tutti".
Il prodotto cozzetiello e le sue ricette sono frutto della collaborazione di Franciosi e Trepiccione con volti e nomi noti del campo gastronomico campano, quali Venerando Valastro (esperto di cotture tradizionali e alla griglia e di affumicature), Marco Infante (talentuoso pasticciere di Leopoldo e Casa Infante) e Valerio Laudati (chef e creatore di ricette per l'azienda De Nigris), mentre gli esperimenti per ottenere il "pane perfetto" vengono effettuati presso i laboratori Rescigno. Il marchio cozzetiello e le sue ricette ufficiali verranno poi concesse in licenza solo ad attività ristorative che ne rispetteranno il valore gastronomico, affettivo e simbolico per ogni napoletano. Peppino De Filippo docet. Ricordando i momenti della sua infanzia scolastica, infatti, l'attore scriveva: "Me cunzulava sulo ’o fatto ca tenevo ’na bona marenna dint’ ’o panariello: ’nu cuoppo ’e ceràse e ’n’ uovo fritto ’mmiez’ a ’nu cozzetiello ’e pane ’e casa".
Lunedì 29 Febbraio 2016, 22:27 - Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 11:08
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