I «follovielli», uno scrigno di sapori da aprire a Natale

Sapori
di Antonino Siniscalchi

SORRENTO - Le dolci uve bianche della Trinacria abbinate alle profumate foglie dei limoni della Terra delle sirene. Sono i «follovielli», gli involtini d’uva passita e arance acndite che arrivano sulle tavole in questi giorni di festa. La versione originale, risalente all'epoca dei romani, prevedeva l'impiego delle foglie di fico, di platano e di vite (in luogo di quelle di limone o di cedro) per conservare l'uva passita. Una lavorazione, celebrata anche da Gabriele D’Annunzio nel romanzo «La Leda senza cigno», che conserva intatte le sue prerogative, attiva nella riviera dei cedri, nel consentino, conosciuti come «panicilli», e in penisola sorrentina come «follovielli». Sono gli unici centri di produzione nazionali. In c ostiera, custodi di una tradizione che non sembra arrendersi alla globalizzazione alimentare, sono i maestri artigiani della Deia, l’azienda di Sant’Agnello da oltre quattro lustri produttrice dei «follovielli» costituiti da uva passita con aggiunta di pezzetti di arancia candita avvolti in foglie di limone legate a mo’ di involtino con fibre vegetali. Il termine di folloviello deriverebbe, secondo una etimologia classica, da «follare», ovvero pigiare oppure, secondo un etimo popolare più incerto, da «folliculus» che significa sacchetto. I follovielli si servono a fine pasto, chiusi da scartocciare lentamente, per scoprirne l’aroma a poco a poco.
Domenica 10 Dicembre 2017, 21:04 - Ultimo aggiornamento: 10-12-2017 21:04
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