Pizza, mozzarella, pasta e panettoni
2014, la Campania sorride a tavola

di Luciano Pignataro

Come abbiamo spesso ripetuto in questi mesi, c’è un settore nel quale Napoli e la Campania non soffrono, guarda caso quello meno assistito dai soldi pubblici: l’agroalimentare.

Quarta regione per produzione di olio d’oliva, di gran lunga la prima per le conserve e il numero di pastifici, ben piazzata ormai sul vino. Ma non basta: l’anno che si chiude segna un vero e proprio delirio per la pizza napoletana. Non c’è luogo in Italia e nel mondo dove non si aprano pizzerie di nuova concezione nelle quali tutto, dall’impasto ai prodotti, è campano. Il meglio lo trovate nella seconda edizione della guida Mangia&Bevi del Mattino, in edicola a 8 euro, con 250 tra ristoranti e trattorie, cento pizzerie, 160 vini, caseifici e agriturismi.



Napoli e la Campania sono una ampolla gastro-antropologica che ha alle sue spalle un grande passato di tradizione e che trae linfa vitale da alcuni elementi chiave: avere cucina di orto e di mare, di pianura, di collina e di montagna, usare l’olio d’oliva come grasso principale, sviluppare uno stile essenziale centrato sulla straordinaria forza dei prodotti vulcanici, aver preceduto di gran lunga altri territori per ricchezza, fantasia e varietà dello street food, al punto da non lasciar penetrare catene multinazionali che hanno omologato il mondo da New York a Dubai.



Questa ampolla gastro-antropologica produce export, è occasione di riscatto e di lavoro per i giovani, è un riferimento per chiunque voglia operare in questo settore. Persino il panettone, portato all’ombra del Vesuvio dalle grandi industrie del Nord a partire dagli anni ’60, è diventato qualcosa di intimamente napoletano grazie all’arte e alla fantasia, ma soprattutto ai prodotti, dei maestri pasticcieri.



Non c’è settore, dalla pasta alla pizza, dalla mozzarella alle conserve, dai formaggi all’olio, dal vino alla frutta, dove non ci siano forti individualità divenute punto di riferimento nazionale e, non a caso, qui si svolgono due fra i tre più grandi eventi gastronomici italiani, Le Strade della Mozzarella e Festa a Vico, oltre alla kermesse di vino più spettacolare del mondo, Vitigno Italia a Castel dell’Ovo.



Questo mondo e questo mercato, sono una spina nel fianco per le multinazionali che lavorano sull’omologazione del gusto per vendere meglio ed è per questo che abbiamo assistito a vere e proprie campagne mediatiche, dalla trasmissione contro la mozzarella di bufala nella quale si accostava questo prodotto al problema dei rifiuti tossici mettendo vicini territorio come Paestum e Terra dei Fuochi che distano almeno cento chilometri, alle trasmissioni sul caffè e contro la pizza napoletana.



Per non parlare della pubblicità della Pomì sui pomodori della pianura Padana.

Ma come non è possibile fermare il mare, così non si può arginare la forza propulsiva della gastronomia campana perché è tipica, ha una storia secolare urbana e rurale ed è persino rituale nel suo consumo stagionale. In un mondo omologato, vince chi si smarca, chi fa buon artigianato, chi non insegue i costi bassi ma la qualità.



Ed è quello che, incredibilmente, sta succedendo sotto i nostri occhi da una decina d’anni e che ha visto il 2014 come uno dei migliori per tutto l’agroalimentare campano.

Venerdì 19 Dicembre 2014, 13:27
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