Armine, la bellezza che divide: gli attacchi alla modella Gucci. Nadège: non è perfetta, meglio

Lunedì 31 Agosto 2020 di Veronica Timperi
Armine, la bellezza che divide: gli attacchi alla modella Gucci. Nadège: non è perfetta, meglio

Segni particolari: lentiggini, ciglia folte, denti distanziati e naso aquilino. Imperfezioni, per molti inestetismi, che oggi sono visti come un valore aggiunto della moda, dove il concetto di bellezza assume contorni sempre più sfumati. Questa volta a porre sotto i riflettori i canoni estetici delle top in passerella è il caso della modella armena Armine Harutyunyan, 23 anni, protagonista delle sfilate di Gucci alla Milano Fashion Week dello scorso settembre con addosso una camicia di forza, come simbolo della collezione più concettuale del brand, ed entrata nella classifica delle 100 donne più belle del mondo.

Armine Harutyunyan e l’anacronismo di chi pratica il body shaming

BODY SHAMING
A questa notizia il web e gli utenti delle piattaforme social si sono scatenati dando prova di cosa sia il body shaming. Chi l'ha definita brutta, chi inadatta al mondo della moda, chi ha persino utilizzato le sue foto per creare dei meme e concludere voi ci uscireste a cena?. La sua bellezza anticonvenzionale insomma è stata aspramente criticata dagli odiatori del web. Lei, che studia graphic design allo Yerevan State Institute of Fine Arts and Theatre, nella capitale armena, non ha risposto agli insulti, nemmeno quando ieri è tornata alla ribalta social per una foto che la raffigura mentre fa il saluto romano davanti all'Altare della Patria a Roma accompagnata dalla didascalia «ave colpo di sole», con il popolo del web che ha gridato all'apologia al fascismo.
 

 

Appare invece chiaro il messaggio rivolto dal direttore artistico di Gucci all'industria culturale. La moda ha imposto spesso dei canoni patinati, non reali e soprattutto conditi da allusioni sessuali. Il bello che ci si aspetta, quindi, ha a che fare con questo immaginario plastificato e sensuale.

«Non capisco queste polemiche», dice il designer Marco De Vincenzo (vestono i suoi abiti da Beyoncè a Levante). «Quando apparve in passerella Rossy De Palma - la musa di Almodóvar - tutti urlarono allo scandalo e oggi, dopo 30 anni, siamo ancora a questo punto. Nessuno quindi si armi di centimetro e lente di ingrandimento per misurare nasi e orecchie: il mondo è grande, la bellezza non deve avere più codici». Gli fa eco il couturier Antonio Grimaldi, impegnato da più di 10 anni nell'alta moda parigina: «Viva la diversità! La moda si fonda su canoni estetici in continua evoluzione e, mai come oggi, è importante il valore dell'inclusività».

LE CAMPAGNE
Sono sempre di più i brand che hanno portato l'imperfezione in passerella, rendendo gli inestetismi dei punti di forza e lanciando sui social campagne con l'hashtag #bodypositivity. Lo scorso anno per il lancio dei rossetti Gucci Beauty è stata scelta una protagonista che nessuno si aspettava: Dani Miller della band Surfbort, principessa 25enne del punk newyorchese dal sorriso sfrontatamente imperfetto. Il primo piano della sua bocca dai denti distanziati ha fatto il giro del mondo e scatenato un dibattito infuocato. Mac Cosmetics ha scelto Winnie Harlow, modella affetta da vitiligine (la prima con la sua malattia a sfilare per Victoria's Secret), per celebrare il quarto di secolo della linea Viva Glam.

Tra le top model più amate e criticate per le loro imperfezioni ci sono anche Molly Blair, Brunette Moffy, Sophia Hadjipanteli e Nikia Phoenix. La loro una bellezza fuori dei canoni abituali: Molly e le sue orecchie sventola, Brunette e il suo strabismo, Sophia e le sue folte sopracciglia, Nikia e le lentiggini sul viso. Ognuna a suo modo, è portatrice sana di un cambiamento in atto: una serena accettazione dei propri, presunti, limiti estetici trasformando le imperfezioni in un punto di forza, sbaragliando luoghi comuni e maschilismo.
 

Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA