Il barone Colucci: «Do un bonus a chi fa un figlio: 6mila euro subito e 300 al mese per un anno, ma dovrebbe pensarci lo Stato»

Martedì 21 Luglio 2020 di Raffaella Troili
Il barone Vitantonio Colucci

Professione mamma. Bonus bebè. Ci voleva il barone, cavaliere, commendatore, grand’ufficiale al merito della Repubblica Italiana, eccellenza della Santa Sede, una decina di onorificenze, nonché fondatore e titolare dal 1967 del Gruppo industriale Plastic-Puglia, 180 dipendenti, leader a livello mondiale nel settore dell’irrigazione di precisione di Monopoli (Bari), Vitantonio Colucci, per provare a ripartire, inventandosi un incentivo per chi sforna figli, evviva la vita, la guerra forse è finita.

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«Da un anno già dò 6mila euro una tantum per ogni figlio dei dipendenti. Ora a ogni lavoratore in attesa di un bebé sarà garantito un bonus di 300 euro al mese per un anno. Mi sono guardato intorno e ho visto che sono giovani e non fanno figli. Certo ci dovrebbe pensare lo Stato».

Qualcosa è cambiato?
«Già sono nati una femmina e due maschi. Io penso al futuro della società civile, si deve sostenere la famiglia e le nascite, le mamme lavoratrici e non».

In che senso?
«Il primo lavoro della donna deve essere quello della mamma e quindi va stipendiata dallo Stato è come un’operaia, noi imprenditori possiamo aiutare i dipendenti. Esempio? È venuta una dipendente, mi ha detto che era incinta di un maschio, le ho detto bene: “sarà l’ingegnere dell’azienda”, se era una femmina avrei detto lo stesso per carità...».

Qual è il senso della sua missione?
«Creo generazionalità nella azienda, diversi dipendenti sono figli di ex dipendenti, lo Stato lo dovrebbe fare con i cittadini italiani: sono tutti suoi figli. Io penso alla crescita dei figli dei miei lavoratori, hanno o dovrebbero avere un posto assicurato. Ma il mio è solo un principio, una goccia nel mare, chi deve pensarci ripeto è lo Stato».

Supportando, assistendo, le famiglie?
«La donna ha già il ruolo chiave di mamma che non si può ignorare, lavora 24 ore. Il mio è voluto essere solo un incoraggiamento, l’ho reso pubblico, so che in Veneto questa mia proposta è stata accolta come una benedizione, occorre ripartire dal sistema demografico per frenare la recessione: abbiamo registrato quest’anno un 4,5 per cento di nascite in meno rispetto all’anno passato, oltre al fatto che ci sono stati più morti che nuovi nati».

Da qui, dopo il lockdown, la sua idea.
«In questo momento in cui il paese vive un momento di recessione, ho deciso di aiutare i miei dipendenti, avranno un percorso privilegiato, loro e i loro figli. Già crescere i figli è un bel lavoro. Ora troveranno maggiore entusiasmo, spero. La somma che metto a disposizione dei miei dipendenti aiuterà ad affrontare le prime, più indispensabili spese che comportano l’arrivo di un neonato. Mi auguro possa costituire un incentivo a far nascere altri bambini, sono il nostro futuro ma dato che lo Stato non fa niente ci penso io: i figli dei miei dipendenti hanno già un posto in azienda».

Fiducia, certezze, ottimismo, per ripartire.
«Non facevano figli ora piano piano li faranno. Io vorrei attirare l’attenzione sul fatto che lo Stato deve farsi carico, sostenere e investire sulla famiglia, crescere i suoi figli, l’unico modo per far ripartire anche l’economia. Oltre al fatto, che l’attività delle mamme è completamente ignorata quando è un’attività imprenditoriale ed economica vera e propria e il Governo deve dar loro uno stipendio».

Il premio nascita di 6mila euro l’aveva istituito un anno fa. Ora un altro incentivo.
«Sì un altro, i ragazzi avevano bisogno di essere aiutati, non facevano i figli, ora si sono messi a farli, per ora solo tre, ma adesso aumenteranno, sei sette sono in arrivo, la mia azienda è molto grande, ma siamo una famiglia, ci sono appartamenti nel giardino e molte zone verdi, è una sorta di piccolo Stato. Che ha deciso di investire su famiglia e futuro: da lì del resto si parte, uno Stato civile deve pensare a crescere i figli, io intanto visto che non lo fa nessuno guardo ai miei dipendenti e alla loro famiglia». 

Basterà il bonus e la certezza di un lavoro?
«Il mio è un incoraggiamento e un augurio. Non è solo un discorso economico ma una infusione di fiducia per chi è indeciso».
 

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