Da Ilaria Capua a Patrizia Paterlini, le “signore” italiane della scienza

Domenica 2 Febbraio 2020 di Maria Lombardi
La scienziata Ilaria Capua

Hanno isolato il coronavirus che sta seminando il panico nel mondo nei laboratori dello Spallanzani di RomaMaria Capobianchi la direttrice del laboratorio di virologia, originaria di Procida, Concetta Castilletti, siciliana, responsabile dell’Unità virus emergenti dell’istituto romano, e Francesca Colavita, 30 anni, di Campobasso, ricercatrice precaria. Tre scienziate (tutte meridionali) che con la loro impresa segnano una svolta nella lotta al virus che consentirà di sviluppare terapie ed un possibile vaccino.

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Signore della scienza, e sono tante le italiane che hanno contribuito con i loro studi ai salti in avanti della ricerca e nella lotta ai virus. A cominciare da Ilaria Capua, la virologa di 53 anni famosa nel mondo per i suoi studi sull'aviaria. Nel 2000 ha sviluppato "Diva" (Differentiating Vaccinated from Infected Animals), la prima strategia di vaccinazione contro l'aviaria che adesso è raccomandata da organizzazioni internazionali per combattere l'Influenza. Nel 2006 decise di rendere pubblica la sequenza genica del virus, dando il via allo sviluppo della cosiddetta "scienza open-source". «Mente rivoluzionaria», le riconobbe la rivista Seed. Entrò tra i 50 scienziati top di Scientific American.

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Poi l'inchiesta giudiziaria di cui la scienziata (allora deputata di Italia Civica di Monti) venne a sapere dai giornali: era l'aprile del 2014. Accusa pesantissima, «procurata epidemia», cioè in pratica la diffusione criminale di virus assassini per permettere alle case farmaceutiche di fare profitti con i vaccini.  Due anni dopo prosciolta da tutte le accuse, si è trasferita negli Usa e lì continua la sua attività di ricerca. A proposito della scoperta delle colleghe dello Spallanzani, Iaria Capua ha twittato: «Più coronavirus isolati nel mondo è ormai sinonimo di condivisione internazionale» 

 

Di lei hanno detto che è la «la nuova Montalcini» Elena Cattaneo, farmacologa, biologa, nominata dal presidente Napolitano senatrice a vita, direttrice del laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative dell'Università Statale di Milano. Si è concentrata nella ricerca sulle malattie neurodegenerative e, in particolare, sulla malattia di Huntington. A proposito del contagio del nuovo coronavirus, la senatrice ha parlato di rivincita della scienza. «Ieri Ebola, Zika, H1N1, SARS. Oggi il “ coronavirus di Wuhan”. Seppur con caratteristiche differenti, il mondo ciclicamente si trova ad affrontare emergenze di tipo sanitario. La scienza è l’unico strumento conoscitivo in grado di descrivere il fenomeno “contagio”, ricercandone origini, effetti e - quel che tutti desiderano - la cura, il vaccino. Non ci sono credenze, opinioni, approcci “alternativi” che tengano», ha scritto sul Messaggero.

E tante le altre scienziate, magari meno conosciute, a cui si deve tanto. La neurologa Amalia Bruni, 64 anni, che nel 1995 hanno individuato, dopo anni di ricerche in collaborazione con diversi istituti, la presenilina-1: il «gene» più diffuso dell’Alzheimer. È vero che la forma più frequente di demenza ha una «origine» genetica soltanto nel 2-3 per cento dei casi. Ma è proprio dal loro studio che sono scaturite molte delle conoscenze di cui disponiamo oggi sulla malattia che colpisce almeno 600mila persone solo in Italia. Bruni, membro del comitato scientifico dell’Istituto superiore di sanità, presidente eletto della SinDem (società italiana di neurologia delle demenze), a Lamezia Terme guida una squadra di esperti nell’ospedale Giovanni Paolo II. Qualche settimana fa la dottoressa ha rivolto un appello a Mattarella e al ministro della Salute perché il centro di Neurogenetica rischia di chiudere.   

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O le giovani promesse, ancora precarie in Italia ma già famose a livello internazionale. Francesca Santoro, 32 anni, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Napoli, è stata la prima italiana a ricevere il premio della prestigiosa rivista di tecnologia del Massachusetts Institute of Technology di Boston, "MIT Technology Review". La giovane è stata selezionata tra oltre 1000 candidati e nominata tra i 35 innovatori under 35 anni più significativi d’Europa del 2018 grazie al progetto di ricerca su un cerotto fotovoltaico che rigenera la pelle due volte più velocemente dei metodi tradizionali.

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Unica scienziata italiana tra i 15 finalisti della categoria ricerca per il premio “European Inventor Award 2019”: l’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot, docente di Biologia cellulare e molecolare all’universtità Descartes di Parigi e direttrice di un gruppo di ricerca dell’Inserm (Institut national de la santé et de la recherche medicale). Pioniera nell’individuazione di tumori tramite test del sangue, Patrizia Paterlini ha sviluppato una tecnica in grado di rilevare una singola cellula cancerogena molto prima che il tumore raggiunga una dimensione tale da essere “visibile” con Pet, Tac e risonanza magnetica, con largo anticipo rispetto alla normale diagnosi.

La migliore ricercatrice italiana viene da Messina. Germana Lentini, del dipartimento di Patologia Umana dell’Adulto e dell’Età Evolutiva, "Barresi" dell’Università di Messina, che ha  ricevuto lo scorso dicembre il Premio alla memoria di Giovanni Magni con i suoi studi nel campo della genetica e biologia molecolare dei microrganismi.

Marialessia Musumeci, 35 anni, neurofisiologa che ha lavorato a Genova e all'istituto milanese Besta in studi nella chirurgia neurologica e nella registrazione del sonno di segnali neuronali. A giugno 2019 ottiene la nomination al Brain Prize risultando l’unica donna italiana ad ottenere tale nomination, seconda dopo l’università di Edimburgo e prima dell’università di Cambridge, per la scoperta dell’esistenza di attrattori caotici decodificando il segnale eeg in modo binario (prima volta che si è svolta tale analisi a livello mondiale). 

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