Femminicidi raccontati sui muri, un anno di collage per combattere la violenza

Lunedì 14 Settembre 2020 di Maria Lombardi

«Papà ha ucciso mamma». «Lei lo lascia, lui la uccide. «Il silenzio non è consenso». E poi tanti tanti nomi, uno accanto all'altro, Johanna, Aurelia, Letitia, Valerie, Florence. Sui muri di Parigi la cronaca di un anno di violenze sulle donne e un cimitero, non ci sono croci ma lettere maiuscole nere o rosse su carta bianca. Karine, Fadela, Jacqueline, Anne-Sophie, Anne Laurie. Centoundici nomi. Quelli delle donne uccise dal 30 agosto del 2019, il giorno del primo collage (illegale). Quando le attiviste del gruppo "Collages Femminicides Paris" si  sono incontrate per la prima volta «per dipingere e incollare i nomi delle donne assassinate dal loro (ex) coniuge. Un anno dopo, siamo quasi 3.000 a Parigi, diverse migliaia di attiviste in 200 città in Francia, così come in dieci paesi in tutto il mondo», scrive il gruppo sulla pagina Instagram. Il movimento si è diffuso anche in Italia, sull'esempio delle colleuses francesi, le “incollatrici” hanno cominciato a tappezzare i muri della città, prima Milano poi  Bologna, con frasi a caratteri cubitali contro i femminicidi.

Il collage, spiegano le colleuses, è «uno straordinario strumento di espressione e lotta», per denunciare la violenza e fermarla, chiedere che il governo Macron faccia di più perché l'anno scorso 146 donne in Francia sono state uccise dai loro partner, il 21% in più del  2018. Ma incollare manifesti sui muri è vietato, un atto di vandalismo punito con multe fino a 4mila euro. La campagna illegale ha inondato di nomi e frasi la città. «Questi sono i nomi che incolliamo questa sera, nel cuore di un monumento commemorativo eretto al 44 di rue Bouvier, nell'11° Arrondissement di Parigi. Invitiamo tutti a venire a rendervi conto di cosa rappresentano tante morti», la foto postata su Instagram è dello scorso 30 agosto. «Un anno e migliaia di ore di lavoro, camminando per le strade della Francia, ecco il bilancio che possiamo trarre: la politica per combattere la violenza contro le donne promossa dall'ex Segretario di Stato per la parità  di genere Marlène Schiappa è stata un esercizio di comunicazione politica dall'inizio alla fine»

E la lotta sui muri, colla secchi e pennelli, va avanti nonostante i rischi e i controlli della polizia. «Il nostro obiettivo è portare questi fatti davanti agli occhi, in modo che non si possa distogliere lo sguardo», ha detto l'attivista Chloè Madesta al New York Times. «Perché questa violenza rimane sempre nell'ombra». Lungo i tunnel in periferia racconti di femminicidi. «Vogliamo che i messaggi irrompano nella vita quotidiana, ordinaria, è qui che avviene la violenza».

I collage vengono regolarmente strappati o imbrattati di vernice dai passanti, ma le attiviste rimettono le parole a posto. A ideare  la campaga del collage è stata Marguerite Stern, che nell'estate del 2019 ha lanciato un appello sui social network. Decine di donne hanno risposto. Lei stessa, alla fine del 2019, ha raccontato sui muri la sua storia di figlia di un'alcolista, niente altro che botte in casa, anche per la mamma.  «Ci riprendiamo le strade che prima ci facevano paura», spiegano le attiviste. 
A novembre, il governo ha introdotto nuove misure per combattere il problema, come più istruzione e più assistenti sociali in stazioni di polizia. Gli attivisti dicono che gli sforzi non sono sufficienti e sono sottofinanziati. E il movimento del collage partito da Parigi continua a diffondersi in altre città d'Europa.

 

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