Grazia Andriani, la dottoressa del sorriso: «Ho lasciato tutto, ora aiuto i bambini nel mondo»

Mercoledì 19 Giugno 2019 di Paolo Mastri
Il chirurgo Grazia Andriani: ho lasciato tutto, ora aiuto i bambini nel mondo. Al centro la chirurga pediatrica di Pescara

L'ultimo aereo l'ha riportata a casa dalla Tanzania. Tre settimane di missione, decine di visite, quaranta interventi, studio attento dei casi più complicati da affrontare la prossima volta. Perché si muore, i bambini muoiono negli angoli più poveri del pianeta per patologie che altrove è facile diagnosticare e curare, oppure per malattie scatenate dall'uso di pesticidi messi al bando nel resto del mondo. Da quattro anni è questa la vita di Grazia Andriani, chirurgo pediatrico di Pescara, che ha dato l'addio alla comodità di un reparto ospedaliero per dare corpo alle volontà scritte nel testamento di un'altra donna speciale, Ada Manes: «Che si fa? mi chiese il direttore di banca incaricato di amministrare il patrimonio della benefattrice. L'unica cosa che so fare, ho risposto di getto. In Europa c'è un chirurgo pediatrico ogni cinquantamila bambini sotto i 15 anni. Nei paesi in ritardo di sviluppo il rapporto è di uno per milione e mezzo e la popolazione giovanile, complici l'alta natalità e la bassa aspettativa di vita, è il 45 per cento del totale. Mancano medici, strutture, formazione, ma soprattutto c'è una rassegnazione di fondo all'idea che i bambini possano morire di malattia e questo è spesso l'ostacolo più difficile da superare».

La fondazione Ada Manes è nata così, nel 2015. Tanzania, Senegal, Haiti, Sudan, Etiopia, Congo. Eccoli i teatri operativi di Grazia Andriani, paesi complicati da povertà, terremoti e disastri naturali, guerre civili. Come il Sudan, prossima tappa della dottoressa Andriani, a ottobre, «sperando che la guerra finisca. E' di ieri la notizia di 120 cadaveri di civili ripescati nel Nilo». Angelo col bisturi, la chiamano. O dottoressa con il sorriso, perché questo colpisce di Grazia nelle foto che la ritraggono con i sui baby pazienti, tra letti di fortuna di ospedali improbabili. Tenerezza, affetto, serenità: «E che puoi fare – dice – di fronte a un bambino che ha bisogno di cure? Sorridere, cantare se ne sei capace. Ho imparato qualche strofa di canzoni in swahili, ma è una lingua tremendamente difficile. Con il creolo, ad Haiti, me la cavo meglio».

Canta, ma quanto coraggio ci vuole a impugnare un bisturi nelle periferie estreme del pianeta, senza l'aiuto della diagnosi prenatale, di una banale ecografia, dovendo spesso incidere prima su rassegnazione e diffidenze. Sorridendo e operando, dopo 200 interventi nella sola Etiopia per malformazioni urogenitali e gastrointestinali, le cose cominciano pian piano a cambiare. Grazie anche alla sinergia con una rete mondiale di specialisti disposti a condividere le fatiche e il coraggio di Grazia Andriani, al lento miglioramento delle strutture, alla formazione dei medici locali assicurata dai protocolli tra l'università d'Annunzio da cui Grazia proviene e alcuni atenei d'eccellenza, come la Gesira di Wad Madani, in Sudan. C'è poi la filantropia, che consente alla fondazione Ada Manes di sostenere i costi delle sue equipe e di avviare progetti: uno, ad Haiti (insieme alla Fondazione Rava Nhp), ha portato alla realizzazione di un polo per le urgenze pediatrice; i prossimi riguarderanno Senegal e Tanzania.

«Di fondo - racconta - c'è da capire che certi interventi o li fai tu, restituendo speranza a bambini altrimenti condannati, o li affronta un chirurgo generale del posto, abituato a fare altro. Devi connetterti con un altro modo di pensare la sanità, con altri metri di valutazione. Standard considerati normali, nella diagnostica prenatale e nell'ecografia pediatrica, lì sono considerati traguardi impensabili. Da noi, in Europa, una donna in attesa viene sottoposta a decine di esami, ogni possibile problema del nascituro, dalle malformazioni a tutte le altre patologie connatali, viene diagnosticato e affrontato nei tempi giusti. Poi ci sono il terzo e il quarto mondo, paesi in cui sei fortunato se puoi contare su un'ostetrica, dove raggiungere un ospedale è un'odissea. Le mamme e i papà avvolgono i loro piccoli in fagottini di stracci, affrontano viaggi impossibili, mentre nei loro fagottini le piccole vite vanno via via spegnendosi».

Che fai, quando un caso della vita ti spalanca la desolata prospettiva di tanto dolore, di tanta povertà di mezzi, di tanta rassegnazione? Se hai coraggio, fai l'unica cosa che sai fare. Grazia Andriani, per fortuna, sa impugnare un bisturi e adoperarlo su un piccolo corpo sofferente.

Ultimo aggiornamento: 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA