Afghanistan, Biden sotto accusa attacca: «Non possiamo pagare noi se Kabul non sa combattere»

Martedì 17 Agosto 2021 di Flavio Pompetti
E Biden sotto accusa attacca: «Non possiamo pagare noi se Kabul non sa combattere»

«Ammetto che gli eventi in Afghanistan si sono sviluppati con maggiore rapidità di quanto avevamo previsto, ma un fatto resta fermo: i governanti hanno abbandonato il Paese di fronte alla sfida con i talebani, e l'esercito si è dissolto. Questa è la migliore prova che la presenza delle nostre truppe non aveva nessun senso». Joe Biden attaccato da più parti per il modo in cui i marines hanno abbandonato l'Afghanistan alla sua sorte senza un vero e proprio piano di uscita, ributta la palla in campo afghano, e denuncia la mancanza di volontà da parte della popolazione di prendersi sulle spalle il compito di difendere il Paese.

Il presidente accusa anche il suo predecessore Donald Trump di aver negoziato a Doha un piano di ritiro delle forze statunitensi che aveva già una data improrogabile: quella del primo di maggio, oltre il quale non c'era nessuna garanzia per la sicurezza dei 2,500 marines ancora dislocati. Il discorso al paese che il presidente ha pronunciato ieri sera parlava alla pancia dei suoi concittadini, fino ad evocare gli spettri del passato. «Non c'è mai un momento ideale per ritirarsi, ed è per questo che siamo rimasti coinvolti in Afghanistan per i passati venti anni sotto quattro presidenti. Io non avevo nessuna intenzione di passare il testimone ad un quinto. Quanti altri figli e figlie della patria avreste voluto che mandassi a combattere?».

 

 

TAGLIO

Biden riconosce in sostanza la sconfitta, ma sa che il desiderio di chiudere la missione è più forte dell'orgoglio, anche per i suoi concittadini. L'umiliazione non è profonda come quella della guerra in Vietnam. La leva ha interessato solo volontari, e non è mai nato un movimento di protesta contro la guerra simile a quello che si vide negli anni '60. Meglio dare un taglio netto e contare le perdite, che lo stesso presidente ieri ha calcolato in mille miliardi di dollari. Nessuna parola invece riguardo al fallimento della promessa di assicurare una transizione quanto possibile pacifica del potere in Afghanistan, e di proteggere le migliaia di persone che hanno collaborato con la forza militare Usa fino a pochi giorni fa, e che contavano di lasciare il paese con l'aiuto degli Stati Uniti.

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L'analista David Frum, già estensore dei discorsi di George W. Bush, pensa che gli Usa sono caduti nel pantano dell'Afghanistan per via di una serie di misure di compensazione, tutte dovute ad un fallimento iniziale: quello di scovare e annientare Osama bin Laden l'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle. Di qui in poi una cascata di altri errori: il desiderio di rivalsa ha spinto ad invadere l'Iraq sotto la falsa pretesa delle armi di distruzione di massa. E quando questa truffa fu esposta si decise di ripiegare sull'Afghanistan per una guerra giusta da combattere.

E su questo Biden non ha dubbi: «Dovevamo combattere il terrorismo, non ricostruire un Paese. E questo è stato fatto». Di sicuro gli errori sono stati commessi da entrambi i fronti politici. Ne sanno qualcosa i repubblicani, costretti a rimuovere di tutta fretta una pagina pubblicata due anni fa sul sito web del comitato nazionale, nella quale si osannava lo storico accordo stipulato dai negoziatori dell'amministrazione Trump con i talebani.



 

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