Amnesty International Italia, «L'Egitto: la crisi dei diritti umani sotto la presidenza Al-Sisi»

Presentati tre nuovi report dove si documentano le continue violazioni dei diritti fondamentali in Egitto

Mercoledì 13 Ottobre 2021
Amnesty International Italia, «L'Egitto: la crisi dei diritti umani sotto la presidenza Al-Sisi»

Amnesty International Italia, Human Rights Watch e DIGNITY, in collaborazione con le due ong egiziane Committee for Justice e Commissione Egiziana per i diritti e le libertà, in vista delle nuove pubblicazioni, si sono riunite oggi per presentare una serie di raccomandazioni alla comunità internazionale ed alle autorità nazionali egiziane affinché si ponga fine alle violazioni dei diritti umani in Egitto. Le summenzionate organizzazioni per i diritti umani hanno fornito una panoramica sulle violazioni sistematiche dei diritti umani che da oltre otto anni imperversano nell’Egitto di Abdel Fatah al-Sisi. Migliaia di difensori e difensore dei diritti umani, giornalisti, blogger, avvocati, attiviste, dissidenti e ricercatori, tra i quali Patrick Zaki, sono detenuti arbitrariamente nello stato nordafricano sulla base di leggi liberticide e spesso in condizioni inumane che mettono a repentaglio la loro salute pisco-fisica. Secondo quanto riportato nel rapporto di Amnesty Finirà solo quando morirai, pubblicato il 16 settembre 2021, l’operato della National Security Agency (NSA) egiziana, che si occupa di casi di minaccia alla sicurezza nazionale, diffusione di notizie false, sovversione, incitamento a manifestazione illegale e propaganda per il terrorismo, ha portato alla costituzione di un “sistema di terrore” che cerca di ridurre al silenzio tutti coloro che si occupano di difendere i diritti umani.

Il report raccoglie le testimonianze di 26 attivisti e attiviste che tra il 2020 e il 2021 hanno subito minacce, convocazioni illecite, interrogatori violenti e disumani, nonché misure cautelari sproporzionate da parte della Procura suprema per la sicurezza dello stato. Le autorità egiziane abusano dei propri poteri, negando i diritti umani e le libertà fondamentali in un clima di impunità pressoché totale. A ciò si aggiunge la completa impossibilità di accedere a rimedi legali volti a contrastare le misure arbitrarie e a richiedere forme di risarcimento, lasciando così le vittime prive di giustizia, violando le obbligazioni di rispetto dei diritti umani assunte dall’Egitto di fronte alla comunità internazionale. "Le autorità egiziane sono decise a schiacciare qualsiasi forma di opposizione o critica con assoluto disprezzo per i loro obblighi derivanti dalla costituzione egiziana e dal diritto internazionale. Pertanto – ha concluso Hussein Boumi, ricercatore di Amnesty International - invertire la crisi dei diritti umani in Egitto richiede, soprattutto, la volontà politica di porre fine alla feroce repressione e uno sforzo coordinato da parte della comunità internazionale per stabilire percorsi di accertamento delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani, anche attraverso il sostegno all'istituzione di un meccanismo di monitoraggio e segnalazione delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel paese".

Secondo il rapporto di DIGNITY , redatto in cooperazione con le Ong egiziane la Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecfr) e il Comitato per la giustizia (Cfj), l’utilizzo della tortura in Egitto non solo costituisce una pratica sistematica ma è una pratica resa possibile dai collegamenti sistemici e da elementi di continuità all’interno dei vari contesti istituzionali. Il rapporto evidenzia la necessità di definire una responsabilità criminale individuale non solo per l’autore della tortura o per chi ne ordina la pratica, ma anche per quei membri del sistema della giustizia penale egiziana che contribuiscono a rafforzare un sistema di repressione centrato proprio sulla tortura. A tale scopo, il rapporto analizza casi gestiti dal sistema penale egiziano a partire dal 2013 ed indica come responsabili diretti la magistratura egiziana, i giudici ed i responsabili del sistema penitenziario, i quali - con le proprie azioni istituzionali - creano le condizioni necessarie affinché la tortura abbia luogo e raggiunga un carattere sistemico. “L’uso sistematico della tortura in Egitto ci spinge a definire la responsabilità diretta di un ampio numero di rappresentanti del sistema penale egiziano”, ha detto Giorgio Caracciolo, responsabile della regione MENA per DIGNITY.

«È necessario che la ricerca della responsabilità penale non si fermi solo a chi la tortura la pratica o la ordina, ma includa anche chi la rende possibile». Il rapporto «Security Forces Dealt with Them’: Suspicious Killings and Extrajudicial Executions by Egyptian Security Forces» di Human Rights Watch rivela che le forze di sicurezza egiziane commettono esecuzioni extragiudiziali ai danni di sospetti ricercati per terrorismo durante scontri a fuoco. Solo tra gennaio 2015 e dicembre 2020, il ministero dell’Interno egiziano ha annunciato la morte di almeno 755 persone avvenute in 143 sparatorie asseritamente provocate dalle vittime stesse, che avrebbero aperto il fuoco costringendo le forze di sicurezza a rispondere. Le testimonianze raccolte dall’organizzazione tuttavia hanno dimostrato che le vittime non rappresentavano un pericolo imminente per le forze di sicurezza né per altre persone, e in molti casi erano già in stato di arresto. “Il governo egiziano continua a godere di impunità pressoché totale e supporto incondizionato da parte della comunità internazionale nonostante i suoi orrendi abusi documentati ormai da anni”, ha detto Claudio Francavilla, EU Advocate presso Human Rights Watch. “L’Italia, l’Europa e gli altri partner internazionali dell’Egitto devono adottare delle misure urgenti per contrastare la repressione sistematica nel Paese e assicurare che i responsabili siano chiamati a risponderne”. La violenza e la repressione sistematica messe in atto dagli apparati di sicurezza egiziani e il completo disinteresse del governo nel rispettare le proprie obbligazioni in tema di diritti umani chiamano in causa i governi stranieri, inclusi quello italiano, quelli europei e l’Unione europea stessa, che dovrebbero condannare in maniera ferma e inequivocabile la repressione in atto e dovrebbero fornire il proprio contributo alla ricerca di giustizia da parte delle vittime e nell’arginare le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità egiziane. A questo scopo, Amnesty International, Human Rights Watch e DIGNITY hanno esortato la comunità internazionale tramite il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ad istituire un meccanismo speciale per monitorare il rispetto da parte del governo egiziano dei propri obblighi in tema di diritti umani, oltre ad intraprendere una serie di iniziative sul piano bilaterale.

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