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Azovstal, il comandante: «Vogliono ammazzarci tutti, ormai siamo condannati. Possiamo resistere solo pochi giorni»

Lunedì 16 Maggio 2022
Azovstal, il comandante: «Vogliono ammazzarci tutti, ormai siamo condannati. Possiamo resistere solo pochi giorni»

«A meno che non avvenga un miracolo, siamo condannati. E' solo questione di giorni». Così Ilya Samoilenko, 27enne comandante in seconda dell'ultimo reparto che resiste nel complesso siderurgico di Azovstal, a Mariupol, parla in un'intervista a Repubblica. La situazione ad Azovstal è «la stessa di ieri e dell'altro giorno e di quello prima ancora - racconta Samoilenko - ormai sono sette giorni, forse otto, ho perso il conto, che il tempo non scorre più, che non riusciamo più a distinguere il giorno dalla notte; otto giorni che la pressione del nemico aumenta, che attacca con forza usando i carrarmati, i cannoni della marina, gli aerei, tutto».

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«Le munizioni sono il problema principale. Ne abbiamo per resistere una settimana, forse due, poi basta. Stessa cosa per i viveri e l'acqua. E zero armi pesanti ormai, zero tank, zero mortai, zero blindati. Zero. In realtà nessuno, nemmeno noi, prevedeva che i combattimenti sarebbero durati così a lungo», spiega il militare, ribadendo: «Vogliono ammazzarci. Tutti. Uno per uno. Abbiamo avuto casi di compagni catturati. Li hanno giustiziati, in barba alle regole di guerra. Le madri di quei compagni hanno ricevuto la foto dell'assassinio, spedita direttamente dal cellulare dei loro figli. Ce n'è una di un compagno che soffoca in mezzo a un campo di segale, con la testa dentro un sacchetto di plastica». «La nostra resistenza li manda fuori di testa - sottolinea - se non ci fossimo ancora noi, il 9 maggio avrebbero proclamato la loro vittoria su Mariupol. Siamo il sassolino nella scarpa di Putin. La lisca che gli è rimasta conficcata in gola. Un simbolo che vuole annientare».

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«Quali gli ordini? Resistere - aggiunge il comandante - continuare a resistere. Ancora una settimana. E poi un'altra. Lo Stato maggiore sa che ogni giorno guadagnato dal nostro resistere è un giorno che l'aggressore ha perduto. E il popolo ucraino guarda a noi: finché noi teniamo duro, anche il popolo tiene duro. Capitolare sarebbe una mazzata». Quindi, il suggerimento di Ilya Samoilenko di inviare una nave per Mariupol scortata da una forza nazionale o internazionale. 

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